
Culle vuote e addii assistiti: il mondo alle prese con l'inverno demografico
Dal crollo delle nascite in Argentina e nelle Filippine all'espansione della morte assistita in Canada, i dati globali delineano un futuro di società più anziane, immigrate e tecnologicamente condizionate.
Il mondo sta vivendo una transizione demografica senza precedenti. In Argentina, le nascite sono crollate del 40 per cento in meno di un decennio, passando da oltre 770.000 nel 2014 a poco più di 460.000 nel 2023. Nelle Filippine, il tasso di fertilità è sceso a 1,7 figli per donna nel 2025, un valore quasi dimezzato rispetto al 4,1 del 1993. Non si tratta solo di scelte familiari: secondo gli analisti tedeschi, l'avvento dello smartphone e della vita digitale ha accelerato il declino, modificando abitudini sociali e priorità esistenziali. L'iPhone, ironizzano a Francoforte, ha fatto più della pillola anticoncezionale. In Europa, la Spagna prevede di superare i 53 milioni di abitanti entro il 2076 solo grazie all'immigrazione, mentre la popolazione autoctona si riduce. A Roma, nel 2025 si sono registrati appena 15.961 nuovi nati, mille in meno dell'anno precedente, con un tasso di natalità del 5,7 per mille, ben al di sotto della già bassa media nazionale.
Questo inverno demografico porta con sé conseguenze profonde per i sistemi sanitari e per il patto sociale. In Argentina, gli esperti avvertono che la contrazione delle nascite metterà sotto pressione la medicina del futuro, pensata per una popolazione giovane che non c'è più. Parallelamente, in Nord America, il Canada sta sperimentando un altro volto della gestione della vita: la morte assistita. Dal 2016, oltre 76.000 canadesi hanno scelto il MAID (Medical Assistance in Dying), e oggi il 5 per cento dei decessi avviene con l'aiuto di un medico. Il dibattito si è allargato alle malattie mentali, con un comitato parlamentare chiamato a decidere se estendere l'accesso anche a chi soffre di patologie psichiatriche. Mentre le culle restano vuote, il Canada impara a programmare gli addii, in una società che invecchia e vede la popolazione calare per il terzo trimestre consecutivo, complici le politiche restrittive sull'immigrazione temporanea.
L'Europa osserva queste dinamiche con crescente apprensione. La Spagna, secondo le proiezioni ufficiali, vedrà i nati nel paese scendere al 60 per cento della popolazione entro cinquant'anni, mentre il resto sarà composto da immigrati e loro discendenti. Ma anche la natalità degli immigrati si sta "spagnolizzando", crollando di un terzo in quindici anni, segno che i modelli culturali a bassa fecondità si trasmettono rapidamente. In Italia, il fenomeno del social freezing – il congelamento degli ovuli per rimandare la maternità – è sempre più diffuso tra le donne romane, spinte da carriera o assenza di un partner. La tecnologia, ancora una volta, offre una via di fuga individuale, ma non risolve la questione collettiva.
La grande questione è se questa contrazione demografica rappresenti una catastrofe o un'opportunità. Nei paesi in via di sviluppo, un tasso di fertilità più basso può alleggerire la pressione sulle risorse e favorire l'istruzione femminile. Nelle economie avanzate, invece, la denatalità minaccia la sostenibilità di pensioni e welfare, mentre il ricorso all'immigrazione come tampone solleva tensioni politiche. Il caso canadese mostra un ulteriore paradosso: una società che liberalizza la fine della vita mentre fatica a generare nuovo inizio. Il futuro, avvertono i demografi, non si costruisce solo con algoritmi e politiche migratorie, ma con un rinnovato investimento simbolico e materiale sulla genitorialità. Senza, l'inverno rischia di diventare permanente.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La popolazione canadese in calo non è solo questione di pochi bambini; una crisi mortale di oppioidi e leggi sul suicidio assistito in espansione stanno accelerando il declino. Sebbene i decessi per oppioidi siano recentemente diminuiti, le autorità avvertono che resta molto da fare, e i critici temono che liberalizzare il MAID per malattie mentali possa svuotare ulteriormente il paese. Il crollo demografico è presentato come un'emergenza su più fronti, che mescola fallimenti della sanità pubblica con dibattiti etici sulla vita e la morte.
Il tasso di natalità in Argentina è crollato di quasi il 40% in un decennio, mettendo a rischio il futuro del sistema sanitario, che avrà sempre meno giovani a sostenerlo. Nel frattempo, la Corea del Sud registra un tasso di fecondità intorno a 0,75, un minimo storico che preannuncia una crisi economica e sociale imminente. La narrazione è di allarme pragmatico: senza bambini, la forza lavoro e lo stato sociale rischiano il collasso, richiedendo risposte politiche urgenti.
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