
Crisi elettriche nel Mediterraneo: blackout in Georgia e Abcasia, tagli in Tunisia e Libano
Dalla sponda sud all’area caucasica, guasti e debiti mettono a rischio le forniture, con possibili ripercussioni per le interconnessioni europee.
Una serie di interruzioni nella fornitura di elettricità sta colpendo diversi paesi del bacino mediterraneo, dalla Tunisia alla Georgia, passando per il Libano, in un quadro di fragilità infrastrutturale e finanziaria che richiama l’attenzione sulla sicurezza energetica regionale. In Georgia e nella confinante Abcasia un blackout di vaste proporzioni ha lasciato al buio nella notte capitale Tbilisi, Batumi e altre città, bloccando treni e reti mobili. Secondo le autorità georgiane, l’interruzione sarebbe stata causata da un guasto sulla linea ad alta tensione che collega il paese alla Turchia; fonti abcase indicano invece un’avaria alla centrale idroelettrica di Inguri, infrastruttura condivisa che fornisce il 60% dell’energia alla Georgia e il 40% all’Abcasia. La corrente è stata gradualmente ripristinata in alcuni quartieri della capitale, mentre le indagini sono in corso.
In Tunisia, la società statale STEG ha avviato da metà luglio 2026 distacchi programmati a rotazione in oltre 60 delegazioni e 26 quartieri della capitale, a causa di un’impennata dei consumi del 30% legata all’ondata di calore e a una produzione elettrica dipendente per oltre il 90% dal gas, in parte importato. Il presidente Kaïs Saïed ha denunciato «tentativi di vessare il popolo» da parte di attori non precisati, mentre la STEG ha giustificato i tagli con la necessità di preservare la stabilità della rete. L’azienda è gravata da un debito di 7,3 miliardi di dinari e da crediti insoluti per oltre 6 miliardi, in un contesto di tariffe che non coprono i costi reali. Un guasto temporaneo sulla rete algerina a Sidi Okba ha inoltre ridotto i flussi di importazione verso la Tunisia.
In Libano, il ministro dell’Energia Joe Saddi ha avvertito che il mantenimento delle attuali 7-9 ore giornaliere di elettricità è subordinato al pagamento da parte dello Stato di 50 milioni di dollari al mese a partire dalla prossima settimana, a fronte di un debito accumulato verso l’ente elettrico di circa 330-340 milioni di dollari. Il ministro ha minacciato di «rivedere la propria condotta» in caso di inadempienza, in un paese già provato da una crisi economica e dall’aumento dei prezzi del petrolio dopo il conflitto di marzo.
Le tre crisi, pur distinte, condividono una matrice comune: la dipendenza da importazioni di combustibili fossili, reti obsolete e bilanci pubblici in affanno. Per l’Italia e l’Europa, la fragilità delle reti nordafricane e caucasiche assume rilievo alla luce dei progetti di interconnessione in corso, come il cavo sottomarino Elmed tra Tunisia e Italia, ancora in fase di sviluppo, e dei flussi energetici che già legano il Marocco alla Spagna. Secondo analisti di Bruxelles, la stabilità di questi corridoi è essenziale per la diversificazione delle fonti e per gli obiettivi di decarbonizzazione del continente. Al momento, le indagini sulle cause dei blackout in Georgia sono in corso, mentre in Tunisia e Libano le autorità cercano soluzioni tampone per scongiurare un aggravamento della situazione.
| Stampa russa e CSI | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.50 | critical |
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
Mosca riproietta l'instabilità energetica della Georgia come conseguenza della sua dipendenza da infrastrutture esterne, sottolineando la separazione dell'Abkhazia.
La narrazione si basa su una causalità tecnica apparentemente neutrale, ma la scelta di evidenziare il ruolo della linea turca e la separazione abkhaza proietta un'immagine di fragilità georgiana.
Viene omesso il contesto del debito e della crisi finanziaria che affligge anche altri paesi, così come il ruolo del caldo estremo.
La Tunisia, attraverso il suo presidente, accusa forze oscure di sabotaggio per le interruzioni, trasformando una crisi tecnico-finanziaria in un complotto contro il popolo.
Il presidente personifica lo stato e attribuisce le colpe a nemici interni, spostando l'attenzione dalla responsabilità della STEG e dalla gestione della crisi.
Viene omesso il contesto del blackout in Georgia e Abkhazia, che mostra un problema simile in altre regioni, indebolendo la tesi del complotto mirato.
L'Europa osserva il blackout in Georgia come un incidente tecnico, senza attribuzioni politiche o colpe, trattandolo come un evento universale.
La narrazione si limita ai fatti nudi, evitando qualsiasi interpretazione politica o contesto più ampio, normalizzando l'evento come un guasto tecnico.
Vengono omesse le accuse politiche del presidente tunisino e il contesto del debito, che avrebbero potuto politicizzare la notizia.
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