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Politicadomenica 14 giugno 2026

Colombia al voto, tra ultradestra e sinistra, mentre il Super El Niño minaccia il futuro

Domenica 21 giugno i colombiani sceglieranno il successore di Gustavo Petro in un clima di polarizzazione estrema e con l’incombente anomalia climatica che metterà alla prova l’economia e la tenuta dello Stato.

A Bogotá e nelle piazze del paese l’ultimo comizio di Iván Cepeda ha richiamato il centro e gli indecisi, invocando un voto massiccio contro il “retrocesso sociale”, mentre il suo rivale Abelardo de la Espriella, forte di una campagna condotta porta a porta e di una narrativa che mescola spettacolo e denunce giudiziarie, consolida il vantaggio nei sondaggi. L’ultima rilevazione del CNC assegna all’ultradestra il 48,6% contro il 44,7% del candidato del Pacto Histórico, con un 6,7% di voto in bianco. Eppure, come ricordano gli editoriali della stampa colombiana, nessuno si illude: il Paese è spaccato in due metà che considerano la vittoria altrui una “sventura nazionale”, e la campagna si trascina fra liste di avversari da privare del visto americano, scandali del governo uscente – sono novanta quelli attribuiti a Petro – e un dibattito politico in cui la reciproca delegittimazione ha preso il posto dei programmi.

Sulle questioni ambientali ed energetiche, la frattura è totale. De la Espriella propone di riaprire al fracking con “piloti regolati e veeduría indipendente”, mentre Cepeda insiste su una transizione che diversifichi l’economia e superi i combustibili fossili. L’uno vede nella deforestazione amazzonica un problema di autorità statale e intelligence contro il crimine, l’altro punta su sostenibilità e movimenti sociali. Il prossimo presidente, tuttavia, dovrà fare i conti con un quadrante di sfide che prescindono dall’ideologia: un sistema sanitario in deterioramento, infrastrutture da accelerare, una domanda energetica in crescita e, annunciano gli scienziati della NOAA statunitense, l’arrivo di un El Niño di intensità eccezionale che già da settimane sta scaldando il Pacifico e si prevede durerà fino al 2027.

Dai centri di ricerca indiani agli analisi americani, il coro è unanime: il Super El Niño aggraverà le ondate di calore estremo, aumenterà l’ozono troposferico e particolato, con rischi diretti per la salute respiratoria, e metterà sotto pressione le filiere alimentari globali. Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, ciò potrebbe tradursi in una nuova fiammata dell’inflazione alimentare – già oggi al 3,4% negli Stati Uniti – e in anomalie meteorologiche capaci di danneggiare i raccolti nei paesi fornitori. La Colombia, che dipende dall’export di materie prime e dall’energia idroelettrica, è esposta in prima linea: i bassi livelli degli invasi minacciano blackout, la siccità erode le rese agricole e la finanza pubblica, già segnata da un deficit strutturale, si troverebbe a gestire una doppia emergenza sociale ed economica.

Come in una drammatica sequenza di rigori, il margine di errore è nullo: la memoria sportiva del Paese, ancora ferita dalle eliminazioni mondiali, si intreccia con la consapevolezza che il 21 giugno si deciderà non solo un orientamento politico, ma la capacità dello Stato di reggere stress sistemici. Lo scrutinio dell’Anif ha elencato cinque prove economiche immediate, dall’urgenza di stabilizzare i conti pubblici al rilancio delle infrastrutture; l’El Niño aggiungerà la sua ipoteca. Che vinca il ritorno della destra ultraliberale o la continuità di una sinistra movimentista, il governo entrante dovrà fabbricare consenso in una società lacerata e trovare risorse per un clima impazzito, mentre la comunità internazionale osserva se Bogotá saprà essere laboratorio di resilienza o ennesima polveriera della polarizzazione latinoamericana.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa latinoamericanaStampa indiana e sudasiatica
Stampa latinoamericana
scetticismourgenza

Il ballottaggio presidenziale colombiano contrappone la continuità della sinistra al populismo di ultra-destra, con i sondaggi a favore di quest’ultimo. Il nuovo governo dovrà affrontare subito un super El Niño che minaccia agricoltura, energia e risorse idriche, mentre i candidati si dividono sul fracking e la dipendenza dai combustibili fossili. La forte polarizzazione e un diffuso scetticismo segnano gli ultimi giorni di una campagna descritta come una scelta tra due strade disastrose.

Stampa indiana e sudasiatica
allarmepragmatismo

I media indiani si concentrano sugli avvertimenti sanitari legati al super El Niño, con esperti che lanciano l’allarme sui gravi rischi respiratori dovuti al caldo estremo e all’inquinamento. L’attenzione è tutta sugli impatti climatici interni e sulle misure pratiche per limitare i danni, senza alcun riferimento alla crisi politica colombiana.

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