
Cessate il fuoco violato, Israele ordina l’evacuazione di venti villaggi libanesi
Raid aerei e un ultimatum per le comunità a sud del fiume Zahrani riaccendono il conflitto, mentre Teheran proteggerebbe l’uranio arricchito e si profila un possibile accordo più ampio tra Iran e Stati Uniti.
L’esercito israeliano ha diffuso un avviso di evacuazione immediata per gli abitanti di una ventina di paesi e villaggi del Sud del Libano, intimando di spostarsi a nord del fiume Zahrani in vista di nuove operazioni militari. Il portavoce in lingua araba delle forze di difesa, Avichay Adraee, ha indicato in una nota che l’ultimatum si rende necessario a causa di «ripetute violazioni dell’accordo di cessate il fuoco da parte di Hezbollah». Nelle stesse ore, l’aviazione e l’artiglieria israeliane hanno colpito le aree di Nabatiyeh, Marjayoun e la Bekaa occidentale, distruggendo abitazioni ed edifici pubblici a Bint Jbeil e provocando almeno una vittima nei pressi del cimitero di Maarakeh, secondo quanto riferito dall’agenzia nazionale libanese.
L’offensiva si inserisce in un quadro di crescente fragilità della tregua raggiunta oltre una settimana fa. Fonti israeliane denunciano il mancato rispetto degli impegni da parte del movimento sciita, mentre osservatori libanesi documentano raid su obiettivi civili e l’uso di bombe incendiarie sulle alture di Ali al-Taher. La tensione trascende il territorio libanese: dalla stampa iraniana emerge che la Repubblica islamica avrebbe rafforzato la protezione delle proprie riserve di uranio arricchito, minando gallerie e distruggendo accessi, una mossa che, secondo analisti vicini a Teheran, potrebbe complicare qualsiasi intesa con Washington. Parallelamente, il quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth cita informazioni secondo cui un eventuale accordo tra Iran e Stati Uniti includerebbe una clausola di cessate il fuoco proprio in Libano, suggerendo una partita negoziale più ampia di quanto non appaia in superficie.
La dinamica sul campo mette in allarme anche l’Europa. L’Italia, che guida il contingente UNIFIL e ha sempre investito nella stabilità del fianco sud del Mediterraneo, osserva con apprensione la ripresa delle ostilità a poche decine di miglia dai propri reparti schierati. Il rischio di un nuovo deflusso di profughi verso le coste europee e il probabile congelamento dei delicati meccanismi di verifica della tregua spingono Bruxelles a moltiplicare i canali diplomatici con Beirut e Gerusalemme, mentre il governo libanese fatica a riaffermare il controllo su un territorio conteso tra esercito regolare e milizie.
Ciò che si profila non è soltanto una crisi locale, ma un intricato snodo geopolitico. La simultanea escalation nel Sud del Libano, le rivelazioni sui movimenti atomici iraniani e le indiscrezioni su un accordo trilaterale lasciano intravedere una correlazione tra la pressione militare israeliana e i tempi dei negoziati sul nucleare. Se Hezbollah interpreterà gli ultimatum come un pretesto per denunciare la fine dell’intesa, il conflitto assumerà rapidamente una scala regionale, trascinando con sé le speranze di stabilizzazione coltivate in questi mesi dalle cancellerie occidentali e mediorientali.
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Israele ha diramato un avviso urgente di evacuazione per diverse città del sud del Libano, sostenendo che Hezbollah ha violato il cessate il fuoco. Raid aerei e bombardamenti sono proseguiti, con notizie di un civile ucciso e di edifici demoliti. La mossa segnala un'escalation militare nonostante la tregua.
Israele ha annunciato raid nel sud del Libano, ordinando l'evacuazione di una ventina di comunità. L'esercito ha accusato Hezbollah di ripetute violazioni del cessate il fuoco e ha intimato ai residenti di spostarsi a nord del fiume Zharani. L'avvertimento segna una nuova fase di operazioni nonostante la tregua.
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