
Canada frena l’estensione del suicidio assistito, mentre il Messico accende il dibattito
Un comitato parlamentare canadese propone una moratoria per i casi di sola sofferenza psichica; intanto la Corte Suprema messicana valuta una richiesta di eutanasia e a Città del Messico parte una raccolta firme.
Un comitato congiunto di senatori e deputati canadesi sta per raccomandare una sospensione indefinita dell’espansione del suicidio medicalmente assistito (MAID) ai pazienti il cui unico problema di salute sia un disturbo mentale. La decisione, anticipata da fonti parlamentari, segna una battuta d’arresto in un percorso che proprio il Canada aveva spinto oltre i confini tracciati da molti Paesi europei. Il modello canadese, fortemente influenzato dall’esperienza pionieristica del Québec, ha già raggiunto tassi record: nella provincia francofona quasi l’8 per cento dei decessi nel 2024-2025 è avvenuto tramite aiuto medico a morire, contro una media nazionale del 5,1 per cento. Numeri che sollevano interrogativi: siamo di fronte a un ampio consenso sociale o al sintomo di un sistema sanitario che, per carenza di cure palliative e assistenza, spinge i cittadini verso l’uscita anticipata?
Il Québec ha aperto la strada già nel 2009, con una commissione parlamentare trasversale che consultò esperti e società civile, portando nel 2014 a una legge provinciale sull’«aiuto medico a morire». Quella normativa ha ispirato la legislazione federale canadese, adottata dieci anni fa, che oggi consente la morte assistita anche a persone con patologie gravi e irreversibili, sebbene non terminali in senso stretto. Il tasso di ricorso in Québec – il più alto al mondo – riflette un’accettazione culturale profonda, ma anche, secondo diversi osservatori, le falle di un sistema che non garantisce a tutti cure palliative adeguate. L’attuale raccomandazione di fermare l’estensione ai disturbi mentali nasce proprio da questo timore: dopo aver ascoltato 44 testimoni e ricevuto 32 memorie, il comitato ha ritenuto che il sistema non sia pronto a valutare con sufficiente sicurezza l’irreversibilità e la capacità decisionale in ambito psichiatrico.
Parallelamente, il Messico si affaccia per la prima volta in modo strutturato sul tema. La Corte Suprema messicana ha messo in agenda la discussione di un ricorso presentato da una donna affetta da cancro, che chiede di dichiarare incostituzionali alcuni articoli della Legge Generale sulla Salute che impediscono l’eutanasia e il suicidio assistito. Il tribunale dovrà decidere se trattenere il caso o rinviarlo a un’istanza inferiore, ma il solo fatto che il massimo organo giudiziario se ne occupi rappresenta un passo significativo. Contemporaneamente, l’associazione civile «Libertad para Morir» ha lanciato a Città del Messico la prima iniziativa popolare per legalizzare l’eutanasia, proponendo che adulti con malattie gravi e incurabili, fonte di sofferenza fisica o mentale intollerabile, possano scegliere di porre fine alla propria vita. I promotori stanno raccogliendo le firme necessarie per portare la proposta al Congresso locale, forti di sondaggi che indicano un sostegno superiore al 70 per cento tra i cittadini.
Il quadro nordamericano offre così due traiettorie opposte ma complementari: da un lato il Canada, che dopo aver ampliato l’accesso alla morte assistita più di qualunque altro Paese, ora frena di fronte ai rischi di una liberalizzazione senza reti di protezione; dall’altro il Messico, dove il dibattito muove i primi passi istituzionali, spinto da una società che guarda con favore all’autodeterminazione. In Europa, il panorama resta frammentato: Paesi Bassi, Belgio e Spagna hanno legalizzato l’eutanasia, mentre l’Italia, dopo la sentenza Cappato della Corte costituzionale, attende ancora una legge che disciplini l’assistenza al suicidio in casi ben definiti. La questione di fondo, comune a tutte le latitudini, non è più se riconoscere il diritto a morire con dignità, ma come costruire sistemi che proteggano i più vulnerabili, garantiscano cure palliative universali e impediscano che la scelta della morte diventi l’unica via d’uscita da una sofferenza che la società non ha saputo alleviare.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Il Canada mette in pausa l'espansione dell'aiuto medico a morire per le malattie mentali, su raccomandazione di un comitato parlamentare. Il Québec registra il tasso più alto al mondo di decessi assistiti, alimentando il dibattito se ciò rifletta un ampio consenso sociale o una carenza di cure palliative. La controversia evidenzia la tensione tra autonomia individuale e protezione dei soggetti vulnerabili.
La Corte Suprema del Messico esaminerà il ricorso di una paziente oncologica contro la legge sanitaria, riaprendo il dibattito sull'eutanasia. Nel frattempo, un'iniziativa cittadina a Città del Messico propone di legalizzare la procedura, forte di un sostegno pubblico superiore al 70%. Il movimento inquadra la morte assistita come una questione di libertà personale e dignità.
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