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Economiamartedì 16 giugno 2026

L’Europa cede sui dazi, ma con paracadute: via libera al patto commerciale con Trump

Il Parlamento europeo approva l’accordo che azzera i dazi sui beni industriali americani in cambio di un tetto del 15% sulle esportazioni UE, inserendo clausole di sospensione e una scadenza al 2029.

Con 440 voti favorevoli, 151 contrari e 50 astensioni, l’Eurocamera ha dato martedì il via libera definitivo all’intesa commerciale negoziata l’estate scorsa tra Ursula von der Leyen e Donald Trump sul green del campo da golf di Turnberry, in Scozia. Il regolamento principale cancella i dazi europei su tutti i beni industriali statunitensi e concede un accesso preferenziale a un’ampia gamma di prodotti ittici e agricoli americani, mentre un secondo testo proroga l’esenzione per le aragoste del Maine. In cambio, Washington si impegna a mantenere al 15% i prelievi sulla maggior parte delle merci europee, una soglia che Trump aveva minacciato di superare se Bruxelles non avesse adempiuto entro il 4 luglio, data simbolo dell’Independence Day.

La strada per l’approvazione è stata tutt’altro che lineare. Per quasi undici mesi l’Unione ha temporeggiato, tra le minacce americane alla Groenlandia e una sentenza della Corte Suprema statunitense che ha invalidato diversi dazi imposti dalla Casa Bianca. Il Parlamento, guidato dal presidente della commissione per il commercio internazionale Bernd Lange, ha inserito nel testo una clausola di temporaneità che fissa la scadenza delle preferenze al 31 dicembre 2029, con possibilità di proroga solo dopo una revisione approfondita. È stato inoltre introdotto un meccanismo di sospensione immediata: se gli Stati Uniti dovessero violare l’accordo – per esempio reintroducendo dazi superiori al 15% o mancando di ridurre entro fine anno le tariffe su lavatrici e prodotti siderurgici – l’UE potrà ripristinare i propri dazi in modo automatico. «Nonostante le pressioni, il Parlamento ha tenuto duro e ha ottenuto un accordo più solido per imprese e cittadini europei», ha dichiarato Lange.

Le reazioni disegnano una geografia politica complessa. Da Bruxelles, la presidente von der Leyen ha salutato il voto come «un passo decisivo» per onorare l’impegno e distendere le relazioni transatlantiche dopo mesi di attrito. Negli ambienti diplomatici americani, l’intesa è vista come una vittoria della linea trumpiana che costringe l’Europa ad aprire il proprio mercato senza ottenere una rimozione completa dei dazi statunitensi. Da Pechino e da altre capitali asiatiche, l’episodio viene letto come la prova che l’UE, pur di scongiurare una guerra commerciale su due fronti, è disposta a piegarsi alla pressione unilaterale di Washington, con possibili ripercussioni sugli equilibri negoziali globali. Da Mosca, gli osservatori notano che il voto consolida un asse commerciale atlantico in un momento di ridefinizione delle alleanze.

Per l’Italia, seconda manifattura d’Europa, il compromesso ha un sapore agrodolce. Settori come la meccanica strumentale, l’automotive di lusso e l’agroalimentare a denominazione d’origine vedono con sollievo il mantenimento del tetto del 15% sulle loro esportazioni verso gli Stati Uniti, mercato che vale oltre 40 miliardi di euro l’anno per il made in Italy. Al tempo stesso, l’azzeramento dei dazi europei sui beni industriali americani espone le imprese italiane a una concorrenza più aggressiva sui mercati domestici e comunitari, in particolare nei segmenti delle macchine utensili e della componentistica. La clausola di sospensione offre una rete di sicurezza, ma il respiro è temporaneo: la scadenza del 2029 lascia aperta la prospettiva di una rinegoziazione in un clima politico che, su entrambe le sponde dell’Atlantico, potrebbe essere ancora più imprevedibile.

Ora manca soltanto il via libera formale del Consiglio dei ministri dell’UE, atteso prima della fatidica scadenza di luglio. L’accordo non spegne le tensioni strutturali: resta irrisolta la questione dei dazi americani su acciaio e alluminio, e la stessa clausola di sospensione potrebbe innescare nuove scintille al primo test. L’Europa ha guadagnato tempo e ha cucito un paracadute normativo, ma la tregua dipenderà dalla volontà politica di entrambe le parti di non strappare un’intesa che, per ora, somiglia più a un armistizio che a una pace commerciale duratura.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa europea continentaleStampa indiana e sudasiatica
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pragmatismodistacco

Il Parlamento europeo ha dato il via libera definitivo all'accordo commerciale con gli Stati Uniti, azzerando i dazi sui beni industriali americani. Una mossa pragmatica per distendere le relazioni transatlantiche e scongiurare una nuova escalation tariffaria. L'ampia maggioranza conferma la volontà di Bruxelles di onorare l'intesa raggiunta l'estate scorsa.

Stampa indiana e sudasiatica
scetticismoironia

Dopo mesi di attesa, l'Unione Europea ha finalmente approvato l'accordo tariffario con Washington, eliminando i dazi sui prodotti industriali americani. Una mossa a lungo attesa, che risponde al disappunto del presidente Trump per la lentezza di Bruxelles. Si chiude così un capitolo turbolento nelle relazioni commerciali transatlantiche.

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martedì 16 giugno 2026

L’Europa cede sui dazi, ma con paracadute: via libera al patto commerciale con Trump

Il Parlamento europeo approva l’accordo che azzera i dazi sui beni industriali americani in cambio di un tetto del 15% sulle esportazioni UE, inserendo clausole di sospensione e una scadenza al 2029.

Con 440 voti favorevoli, 151 contrari e 50 astensioni, l’Eurocamera ha dato martedì il via libera definitivo all’intesa commerciale negoziata l’estate scorsa tra Ursula von der Leyen e Donald Trump sul green del campo da golf di Turnberry, in Scozia. Il regolamento principale cancella i dazi europei su tutti i beni industriali statunitensi e concede un accesso preferenziale a un’ampia gamma di prodotti ittici e agricoli americani, mentre un secondo testo proroga l’esenzione per le aragoste del Maine. In cambio, Washington si impegna a mantenere al 15% i prelievi sulla maggior parte delle merci europee, una soglia che Trump aveva minacciato di superare se Bruxelles non avesse adempiuto entro il 4 luglio, data simbolo dell’Independence Day.

La strada per l’approvazione è stata tutt’altro che lineare. Per quasi undici mesi l’Unione ha temporeggiato, tra le minacce americane alla Groenlandia e una sentenza della Corte Suprema statunitense che ha invalidato diversi dazi imposti dalla Casa Bianca. Il Parlamento, guidato dal presidente della commissione per il commercio internazionale Bernd Lange, ha inserito nel testo una clausola di temporaneità che fissa la scadenza delle preferenze al 31 dicembre 2029, con possibilità di proroga solo dopo una revisione approfondita. È stato inoltre introdotto un meccanismo di sospensione immediata: se gli Stati Uniti dovessero violare l’accordo – per esempio reintroducendo dazi superiori al 15% o mancando di ridurre entro fine anno le tariffe su lavatrici e prodotti siderurgici – l’UE potrà ripristinare i propri dazi in modo automatico. «Nonostante le pressioni, il Parlamento ha tenuto duro e ha ottenuto un accordo più solido per imprese e cittadini europei», ha dichiarato Lange.

Le reazioni disegnano una geografia politica complessa. Da Bruxelles, la presidente von der Leyen ha salutato il voto come «un passo decisivo» per onorare l’impegno e distendere le relazioni transatlantiche dopo mesi di attrito. Negli ambienti diplomatici americani, l’intesa è vista come una vittoria della linea trumpiana che costringe l’Europa ad aprire il proprio mercato senza ottenere una rimozione completa dei dazi statunitensi. Da Pechino e da altre capitali asiatiche, l’episodio viene letto come la prova che l’UE, pur di scongiurare una guerra commerciale su due fronti, è disposta a piegarsi alla pressione unilaterale di Washington, con possibili ripercussioni sugli equilibri negoziali globali. Da Mosca, gli osservatori notano che il voto consolida un asse commerciale atlantico in un momento di ridefinizione delle alleanze.

Per l’Italia, seconda manifattura d’Europa, il compromesso ha un sapore agrodolce. Settori come la meccanica strumentale, l’automotive di lusso e l’agroalimentare a denominazione d’origine vedono con sollievo il mantenimento del tetto del 15% sulle loro esportazioni verso gli Stati Uniti, mercato che vale oltre 40 miliardi di euro l’anno per il made in Italy. Al tempo stesso, l’azzeramento dei dazi europei sui beni industriali americani espone le imprese italiane a una concorrenza più aggressiva sui mercati domestici e comunitari, in particolare nei segmenti delle macchine utensili e della componentistica. La clausola di sospensione offre una rete di sicurezza, ma il respiro è temporaneo: la scadenza del 2029 lascia aperta la prospettiva di una rinegoziazione in un clima politico che, su entrambe le sponde dell’Atlantico, potrebbe essere ancora più imprevedibile.

Ora manca soltanto il via libera formale del Consiglio dei ministri dell’UE, atteso prima della fatidica scadenza di luglio. L’accordo non spegne le tensioni strutturali: resta irrisolta la questione dei dazi americani su acciaio e alluminio, e la stessa clausola di sospensione potrebbe innescare nuove scintille al primo test. L’Europa ha guadagnato tempo e ha cucito un paracadute normativo, ma la tregua dipenderà dalla volontà politica di entrambe le parti di non strappare un’intesa che, per ora, somiglia più a un armistizio che a una pace commerciale duratura.

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pragmatismodistacco

Il Parlamento europeo ha dato il via libera definitivo all'accordo commerciale con gli Stati Uniti, azzerando i dazi sui beni industriali americani. Una mossa pragmatica per distendere le relazioni transatlantiche e scongiurare una nuova escalation tariffaria. L'ampia maggioranza conferma la volontà di Bruxelles di onorare l'intesa raggiunta l'estate scorsa.

Stampa indiana e sudasiatica
scetticismoironia

Dopo mesi di attesa, l'Unione Europea ha finalmente approvato l'accordo tariffario con Washington, eliminando i dazi sui prodotti industriali americani. Una mossa a lungo attesa, che risponde al disappunto del presidente Trump per la lentezza di Bruxelles. Si chiude così un capitolo turbolento nelle relazioni commerciali transatlantiche.

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