
Ancelotti guida il Brasile all'esordio mondiale: il Marocco e l'assenza di Neymar
La Seleção cerca il sesto titolo dopo ventiquattro anni di attesa, mentre il tecnico italiano punta all'unico trofeo che manca al suo palmarès
Nel giorno del debutto mondiale, Carlo Ancelotti si presenta al MetLife Stadium con il peso di un'intera nazione sulle spalle. Il Brasile non vince la Coppa del Mondo dal 2002, e i ventiquattro anni trascorsi rappresentano il digiuno più lungo della sua storia dal primo trionfo del 1958. Per la stampa carioca, l'arrivo del tecnico italiano — l'unico ad aver conquistato tutti e cinque i principali campionati europei — ha riacceso speranze che nemmeno Tite o Scolari erano riusciti a coltivare. L'Italia osserva con trepidazione: un successo di Ancelotti alla guida della Seleção riscriverebbe le gerarchie del calcio internazionale, consacrando il reggiano come il più grande allenatore di ogni epoca.
Contro il Marocco, semifinalista nel 2022 e campione d'Africa in carica, Ancelotti dovrà fare a meno di Neymar. L'infortunio al polpaccio destro tiene lontano dai campi la stella trentaquattrenne, e la sua assenza si estenderà verosimilmente all'intera fase a gironi. La scelta di convocarlo aveva già sollevato polemiche in Brasile e in Europa, con voci critiche — amplificate dalla stampa scandinava — che parlano di ragioni commerciali più che tecniche. Il tecnico ha difeso la decisione invocando la leadership del giocatore, ma l'assenza forzata del numero dieci complica i piani offensivi di una squadra che nelle ultime due edizioni si è fermata sempre ai quarti di finale.
I Leoni dell'Atlante, dal canto loro, non si presentano come vittime predestinate. Il commissario tecnico Mohamed Ouahbi ha dichiarato senza esitazioni: «Non dobbiamo temere il Brasile». La stampa francese parla di «primo vero choc» del torneo, e in effetti l'allargamento a quarantotto squadre rende rari gli scontri di alto profilo già nella fase a gironi. Nella stessa giornata, Haiti torna al Mondiale dopo cinquantadue anni e la Scozia dopo ventotto, mentre il Qatar di Lopetegui cerca i primi punti della propria storia. La geografia del calcio mondiale si sta ridisegnando, e l'edizione nordamericana del 2026 ne è il manifesto.
Per Ancelotti si tratta della sfida definitiva. Dopo aver dominato l'Europa dei club con cinque Champions League, misurarsi con il tempo dilatato e la complessità organizzativa di una nazionale rappresenta l'ultima frontiera. Dalla prospettiva italiana, la sua avventura è seguita con l'orgoglio che si riserva a un ambasciatore d'eccezione, ma anche con la consapevolezza che un trionfo lo collocherebbe al di sopra di ogni confronto. Il Brasile attende il hexacampeonato da una generazione: se Ancelotti riuscirà dove nessuno è riuscito dopo Scolari, l'Italia potrà rivendicare non solo il miglior tecnico di club, ma l'uomo che ha restituito al paese del calcio il sorriso più atteso.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La stampa latinoamericana celebra l'inizio dell'era Ancelotti, enfatizzando il valore di mercato stellare della Seleção e la fiducia di rompere il digiuno iridato. L'assenza di Neymar è una variabile gestibile, mentre si rievoca il trauma del 1994 per caricare la squadra. Il tono è da partecipe vincente con un pragmatismo che guarda già al cammino verso il titolo.
I media arabi del Levante e Maghreb presentano il confronto come il primo grande appuntamento del Mondiale, un'occasione per il Marocco di confermare la propria ascesa contro la potenza brasiliana. Traspare l'orgoglio per la semifinale del 2022 e l'invito a non avere paura dell'avversario, sottolineando la dimensione storica di questa sfida.
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