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Berlino cancella il programma F126, Rheinmetall affonda in Borsa e il settore difesa europeo vacilla

La decisione tedesca di abbandonare le fregate da 12 miliardi di euro ridisegna gli equilibri industriali e finanziari della difesa continentale, con ripercussioni immediate su Piazza Affari.

Il ministero della Difesa tedesco ha messo fine al progetto F126, il più ambizioso programma navale della Germania dal dopoguerra, che prevedeva la costruzione di sei grandi fregate multiruolo. La notizia, confermata da fonti governative a Berlino, ha innescato un immediato scossone sui mercati: il titolo Rheinmetall, che attraverso la controllata Lürssen era in procinto di assumere la guida del consorzio, ha perso in una sola seduta quasi il 20 per cento, trascinando al ribasso l’intero comparto europeo della difesa. In controtendenza, il gruppo cantieristico tedesco TKMS ha guadagnato oltre il 14 per cento, poiché il governo federale intende ora acquistare otto fregate più piccole del tipo MEKO A-200, un prodotto già in catalogo.

Secondo gli analisti finanziari, la brusca correzione riflette il peso sproporzionato che i grandi contratti pubblici hanno sulle valutazioni dei titoli della difesa, in un momento in cui il riarmo europeo è alimentato da aspettative di ordinativi pluriennali. La decisione di Berlino, maturata dopo mesi di difficoltà tecniche e sforamenti di bilancio da parte del cantiere olandese Damen, è stata letta da Bruxelles come un segnale di pragmatismo: piuttosto che insistere su un progetto ad alta complessità tecnologica, si preferisce una soluzione più rapida ed economica, sebbene con capacità operative ridotte. Il costo del fallimento, tuttavia, è elevato: circa 2,3 miliardi di euro già spesi andranno persi, una cifra che sale a oltre quattro miliardi se si considera il quasi contemporaneo naufragio del caccia franco-tedesco FCAS.

L’onda d’urto ha colpito anche le piazze finanziarie del Sud Europa. A Milano, Leonardo ha ceduto quasi il 5 per cento, mentre a Parigi Thales ha perso oltre il 2 per cento. Il sottoindice Stoxx 600 del settore difesa e aerospazio ha chiuso in calo dell’1,15 per cento, in una giornata peraltro condizionata dal forte ribasso del petrolio, sceso ai minimi da febbraio grazie ai progressi dell’accordo provvisorio tra Stati Uniti e Iran. Il calo delle quotazioni del greggio ha favorito i titoli legati ai consumi e alla sanità, ma non è bastato a compensare la pressione sui comparti industriali e delle materie prime.

La vicenda si inserisce in un quadro più ampio di ripensamento degli investimenti militari tedeschi. Dopo l’istituzione del fondo speciale da 100 miliardi di euro e la sospensione del freno costituzionale al debito per le spese della Bundeswehr, la Germania sta moltiplicando gli ordinativi, ma fatica a tradurre le risorse in capacità operative. Il fallimento del progetto F126, insieme a quello del sistema di digitalizzazione delle forze terrestri, solleva interrogativi sulla governance degli appalti e sulla capacità dell’industria europea di cooperare su programmi multinazionali. Il governo di Berlino non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali, ma l’iter per l’acquisto delle MEKO è già stato avviato in commissione bilancio, e le prime commesse di acciaio sono state autorizzate. Per gli investitori, il messaggio è duplice: la domanda di armamenti resta robusta, ma la selezione dei fornitori sarà sempre più dettata dall’affidabilità e dai costi, non solo dall’ambizione tecnologica.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa europea continentaleStampa russa e CSI
Stampa europea continentale/ DACH+
IndignazioneAllarmeScetticismo

Il ministro della Difesa tedesco ha affondato il progetto della fregata F126, il più grande programma navale dalla Seconda guerra mondiale, dopo sforamenti di costi e fallimenti tecnici. I contribuenti si trovano a pagare miliardi di costi irrecuperabili, mentre l'industria della difesa subisce un crollo storico in borsa, con Rheinmetall che perde il 17% in un solo giorno. È l'ultimo di una serie di falliti progetti d'armamento di prestigio, che solleva seri dubbi sulla competenza degli appalti della difesa tedesca.

Stampa russa e CSI/ Statale
SchadenfreudeIroniaDistacco

La Germania ha abbandonato il suo più ambizioso programma di navi da guerra dal secondo dopoguerra, con il progetto della fregata F126 naufragato tra problemi di costi e coordinamento. Il principale appaltatore Rheinmetall vede crollare le sue azioni, mentre Berlino cancella miliardi. L'episodio mette in luce le difficoltà che le industrie della difesa occidentali incontrano nel realizzare piattaforme navali complesse.

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mercoledì 24 giugno 2026

Berlino cancella il programma F126, Rheinmetall affonda in Borsa e il settore difesa europeo vacilla

La decisione tedesca di abbandonare le fregate da 12 miliardi di euro ridisegna gli equilibri industriali e finanziari della difesa continentale, con ripercussioni immediate su Piazza Affari.

Il ministero della Difesa tedesco ha messo fine al progetto F126, il più ambizioso programma navale della Germania dal dopoguerra, che prevedeva la costruzione di sei grandi fregate multiruolo. La notizia, confermata da fonti governative a Berlino, ha innescato un immediato scossone sui mercati: il titolo Rheinmetall, che attraverso la controllata Lürssen era in procinto di assumere la guida del consorzio, ha perso in una sola seduta quasi il 20 per cento, trascinando al ribasso l’intero comparto europeo della difesa. In controtendenza, il gruppo cantieristico tedesco TKMS ha guadagnato oltre il 14 per cento, poiché il governo federale intende ora acquistare otto fregate più piccole del tipo MEKO A-200, un prodotto già in catalogo.

Secondo gli analisti finanziari, la brusca correzione riflette il peso sproporzionato che i grandi contratti pubblici hanno sulle valutazioni dei titoli della difesa, in un momento in cui il riarmo europeo è alimentato da aspettative di ordinativi pluriennali. La decisione di Berlino, maturata dopo mesi di difficoltà tecniche e sforamenti di bilancio da parte del cantiere olandese Damen, è stata letta da Bruxelles come un segnale di pragmatismo: piuttosto che insistere su un progetto ad alta complessità tecnologica, si preferisce una soluzione più rapida ed economica, sebbene con capacità operative ridotte. Il costo del fallimento, tuttavia, è elevato: circa 2,3 miliardi di euro già spesi andranno persi, una cifra che sale a oltre quattro miliardi se si considera il quasi contemporaneo naufragio del caccia franco-tedesco FCAS.

L’onda d’urto ha colpito anche le piazze finanziarie del Sud Europa. A Milano, Leonardo ha ceduto quasi il 5 per cento, mentre a Parigi Thales ha perso oltre il 2 per cento. Il sottoindice Stoxx 600 del settore difesa e aerospazio ha chiuso in calo dell’1,15 per cento, in una giornata peraltro condizionata dal forte ribasso del petrolio, sceso ai minimi da febbraio grazie ai progressi dell’accordo provvisorio tra Stati Uniti e Iran. Il calo delle quotazioni del greggio ha favorito i titoli legati ai consumi e alla sanità, ma non è bastato a compensare la pressione sui comparti industriali e delle materie prime.

La vicenda si inserisce in un quadro più ampio di ripensamento degli investimenti militari tedeschi. Dopo l’istituzione del fondo speciale da 100 miliardi di euro e la sospensione del freno costituzionale al debito per le spese della Bundeswehr, la Germania sta moltiplicando gli ordinativi, ma fatica a tradurre le risorse in capacità operative. Il fallimento del progetto F126, insieme a quello del sistema di digitalizzazione delle forze terrestri, solleva interrogativi sulla governance degli appalti e sulla capacità dell’industria europea di cooperare su programmi multinazionali. Il governo di Berlino non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali, ma l’iter per l’acquisto delle MEKO è già stato avviato in commissione bilancio, e le prime commesse di acciaio sono state autorizzate. Per gli investitori, il messaggio è duplice: la domanda di armamenti resta robusta, ma la selezione dei fornitori sarà sempre più dettata dall’affidabilità e dai costi, non solo dall’ambizione tecnologica.

Divergenza delle fonti

Difesa e Sicurezza · 4 testate · 3 lingue

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Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

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Critico67%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 3 lingue

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa europea continentaleStampa russa e CSI
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IndignazioneAllarmeScetticismo

Il ministro della Difesa tedesco ha affondato il progetto della fregata F126, il più grande programma navale dalla Seconda guerra mondiale, dopo sforamenti di costi e fallimenti tecnici. I contribuenti si trovano a pagare miliardi di costi irrecuperabili, mentre l'industria della difesa subisce un crollo storico in borsa, con Rheinmetall che perde il 17% in un solo giorno. È l'ultimo di una serie di falliti progetti d'armamento di prestigio, che solleva seri dubbi sulla competenza degli appalti della difesa tedesca.

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SchadenfreudeIroniaDistacco

La Germania ha abbandonato il suo più ambizioso programma di navi da guerra dal secondo dopoguerra, con il progetto della fregata F126 naufragato tra problemi di costi e coordinamento. Il principale appaltatore Rheinmetall vede crollare le sue azioni, mentre Berlino cancella miliardi. L'episodio mette in luce le difficoltà che le industrie della difesa occidentali incontrano nel realizzare piattaforme navali complesse.

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