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Giustizia e Dirittosabato 20 giugno 2026

Begoña Gómez rinviata a giudizio: al via il processo alla moglie di Sánchez

Il giudice madrileno Peinado impone il ritiro del passaporto e l’obbligo di firma, scatenando uno scontro politico senza precedenti.

Il giudice istruttore di Madrid Juan Carlos Peinado ha disposto il rinvio a giudizio di Begoña Gómez, moglie del premier Pedro Sánchez, con l’accusa di traffico di influenze, corruzione tra privati, appropriazione indebita e malversazione. Contestualmente ha adottato misure cautelari che includono il ritiro del passaporto, il divieto di lasciare il territorio nazionale e l’obbligo di comparire ogni quindici giorni presso il tribunale. Le stesse restrizioni sono state imposte a Cristina Álvarez, assistente di Gómez presso la Moncloa. Il procedimento, avviato nell’aprile 2024 dopo una denuncia presentata dal sindacato di estrema destra Manos Limpias, ruota attorno alla gestione di una cattedra all’Università Complutense di Madrid co-diretta dalla stessa Gómez e al presunto uso di risorse pubbliche per interessi privati. Secondo il magistrato, esistono «indizi razionali di attività criminale» e, data la gravità delle pene previste, vi sarebbe un concreto rischio di fuga. Nel provvedimento di 84 pagine, Peinado arriva a ipotizzare che gli agenti della scorta possano «di propria iniziativa o su ordine dei superiori» agevolare un’eventuale sottrazione alla giustizia.

Immediata e durissima la reazione del governo spagnolo. Fonti del Palazzo della Moncloa parlano di «persecuzione, ossessione e sproporzione» da parte di un giudice la cui istruttoria «carente di ogni senso giuridico risponde solo a motivazioni politiche». Il Partito Socialista (Psoe) ha denunciato «due anni di persecuzione giudiziaria e politica» contro una persona innocente, definendo la decisione un «passo ulteriore» e uno «scandalo democratico». Sul fronte opposto, il Partito Popolare ha gridato allo scandalo: il segretario generale Miguel Tellado ha accusato Sánchez di aver trasformato la Moncloa in «un covo di delinquenti» e il governo in «un’organizzazione criminale», chiedendo elezioni anticipate. Persino Podemos, distante dal premier socialista, ha attaccato il giudice con toni ancora più aspri, parlando di «prevaricazione» e di una sentenza «infame e vergognosa». Due sindacati di polizia, Jupol e SUP, hanno definito «un’autentica barbarie» l’insinuazione che gli agenti della scorta possano favorire la fuga, rivendicando la professionalità e la neutralità dei servitori dello Stato.

La vicenda giudiziaria della moglie del premier non è un caso isolato. Nelle ultime settimane l’ex ministro socialista José Luis Ábalos, braccio destro di Sánchez, è stato condannato per corruzione in appalti pubblici; il fratello del premier, David Sánchez, è imputato per peculato; e l’ex primo ministro José Luis Rodríguez Zapatero è stato indagato per traffico di influenze. L’insieme di questi procedimenti alimenta la pressione dell’opposizione conservatrice e di estrema destra, che da mesi invoca le dimissioni del premier o il ritorno alle urne. Sánchez, arrivato al potere nel 2018 promettendo tolleranza zero contro la corruzione, ha respinto tutte le accuse definendole un tentativo di destabilizzare il suo governo di minoranza e ha ribadito l’intenzione di portare a termine la legislatura fino al 2027.

Sul piano europeo, la fragilità dell’esecutivo spagnolo getta ombre sull’agenda progressista di Bruxelles, che conta sul governo Sánchez come uno dei pochi alleati solidi nel Consiglio dell’Unione. Secondo analisti vicini alle istituzioni comunitarie, il persistente logoramento politico di Madrid rischia di indebolire la posizione della Spagna nei delicati negoziati sulle riforme fiscali e sul Patto di stabilità, oltre a complicare la formazione di maggioranze qualificate su dossier chiave. Al momento non è stata fissata alcuna data per il processo con giudice popolare a Begoña Gómez, ma i legali della difesa hanno già annunciato ricorso contro le misure cautelari. La fase dibattimentale potrebbe aprirsi non prima dell’autunno, prolungando uno scontro che intreccia giustizia, politica e futuro della coalizione di governo.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Il procedimento giudiziario contro la moglie del premier Sánchez avanza con il rinvio a giudizio e misure cautelari severe. La Moncloa denuncia una persecuzione politica, mentre la stampa evidenzia le contraddizioni e le zone d'ombra dell'inchiesta per corruzione.

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DistaccoPragmatismo

Un tribunale di Madrid ha imposto il divieto di espatrio e la confisca del passaporto alla moglie del premier spagnolo, in attesa di processo per reati legati alla corruzione. Le misure cautelari includono l'obbligo di comparizione bisettimanale, senza ancora una data per il dibattimento.

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sabato 20 giugno 2026

Begoña Gómez rinviata a giudizio: al via il processo alla moglie di Sánchez

Il giudice madrileno Peinado impone il ritiro del passaporto e l’obbligo di firma, scatenando uno scontro politico senza precedenti.

Il giudice istruttore di Madrid Juan Carlos Peinado ha disposto il rinvio a giudizio di Begoña Gómez, moglie del premier Pedro Sánchez, con l’accusa di traffico di influenze, corruzione tra privati, appropriazione indebita e malversazione. Contestualmente ha adottato misure cautelari che includono il ritiro del passaporto, il divieto di lasciare il territorio nazionale e l’obbligo di comparire ogni quindici giorni presso il tribunale. Le stesse restrizioni sono state imposte a Cristina Álvarez, assistente di Gómez presso la Moncloa. Il procedimento, avviato nell’aprile 2024 dopo una denuncia presentata dal sindacato di estrema destra Manos Limpias, ruota attorno alla gestione di una cattedra all’Università Complutense di Madrid co-diretta dalla stessa Gómez e al presunto uso di risorse pubbliche per interessi privati. Secondo il magistrato, esistono «indizi razionali di attività criminale» e, data la gravità delle pene previste, vi sarebbe un concreto rischio di fuga. Nel provvedimento di 84 pagine, Peinado arriva a ipotizzare che gli agenti della scorta possano «di propria iniziativa o su ordine dei superiori» agevolare un’eventuale sottrazione alla giustizia.

Immediata e durissima la reazione del governo spagnolo. Fonti del Palazzo della Moncloa parlano di «persecuzione, ossessione e sproporzione» da parte di un giudice la cui istruttoria «carente di ogni senso giuridico risponde solo a motivazioni politiche». Il Partito Socialista (Psoe) ha denunciato «due anni di persecuzione giudiziaria e politica» contro una persona innocente, definendo la decisione un «passo ulteriore» e uno «scandalo democratico». Sul fronte opposto, il Partito Popolare ha gridato allo scandalo: il segretario generale Miguel Tellado ha accusato Sánchez di aver trasformato la Moncloa in «un covo di delinquenti» e il governo in «un’organizzazione criminale», chiedendo elezioni anticipate. Persino Podemos, distante dal premier socialista, ha attaccato il giudice con toni ancora più aspri, parlando di «prevaricazione» e di una sentenza «infame e vergognosa». Due sindacati di polizia, Jupol e SUP, hanno definito «un’autentica barbarie» l’insinuazione che gli agenti della scorta possano favorire la fuga, rivendicando la professionalità e la neutralità dei servitori dello Stato.

La vicenda giudiziaria della moglie del premier non è un caso isolato. Nelle ultime settimane l’ex ministro socialista José Luis Ábalos, braccio destro di Sánchez, è stato condannato per corruzione in appalti pubblici; il fratello del premier, David Sánchez, è imputato per peculato; e l’ex primo ministro José Luis Rodríguez Zapatero è stato indagato per traffico di influenze. L’insieme di questi procedimenti alimenta la pressione dell’opposizione conservatrice e di estrema destra, che da mesi invoca le dimissioni del premier o il ritorno alle urne. Sánchez, arrivato al potere nel 2018 promettendo tolleranza zero contro la corruzione, ha respinto tutte le accuse definendole un tentativo di destabilizzare il suo governo di minoranza e ha ribadito l’intenzione di portare a termine la legislatura fino al 2027.

Sul piano europeo, la fragilità dell’esecutivo spagnolo getta ombre sull’agenda progressista di Bruxelles, che conta sul governo Sánchez come uno dei pochi alleati solidi nel Consiglio dell’Unione. Secondo analisti vicini alle istituzioni comunitarie, il persistente logoramento politico di Madrid rischia di indebolire la posizione della Spagna nei delicati negoziati sulle riforme fiscali e sul Patto di stabilità, oltre a complicare la formazione di maggioranze qualificate su dossier chiave. Al momento non è stata fissata alcuna data per il processo con giudice popolare a Begoña Gómez, ma i legali della difesa hanno già annunciato ricorso contro le misure cautelari. La fase dibattimentale potrebbe aprirsi non prima dell’autunno, prolungando uno scontro che intreccia giustizia, politica e futuro della coalizione di governo.

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Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Il procedimento giudiziario contro la moglie del premier Sánchez avanza con il rinvio a giudizio e misure cautelari severe. La Moncloa denuncia una persecuzione politica, mentre la stampa evidenzia le contraddizioni e le zone d'ombra dell'inchiesta per corruzione.

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DistaccoPragmatismo

Un tribunale di Madrid ha imposto il divieto di espatrio e la confisca del passaporto alla moglie del premier spagnolo, in attesa di processo per reati legati alla corruzione. Le misure cautelari includono l'obbligo di comparizione bisettimanale, senza ancora una data per il dibattimento.

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