
Bahrain e Kuwait colpiscono in Iran: l'escalation segreta che allarma l'Europa
Secondo fonti del Golfo, i raid aerei mirati a depositi di droni segnano la prima ritorsione diretta dei due Paesi, sostenuti dall'intelligence emiratina, in un conflitto sempre più allargato.
Secondo un rapporto del Wall Street Journal confermato da fonti regionali, all'inizio di luglio forze aeree del Bahrein e del Kuwait hanno condotto attacchi segreti contro depositi di droni e missili in Iran. È la prima azione militare diretta di questi Stati contro Teheran, maturata dopo settimane di attacchi iraniani su basi e infrastrutture nel Golfo: solo il Kuwait ha intercettato oltre 170 missili e 380 droni da febbraio, subendo il danneggiamento di una centrale elettrica e di un impianto di desalinizzazione.
L'operazione, secondo le ricostruzioni fornite da analisti del Golfo, è stata resa possibile dall'intelligence degli Emirati Arabi Uniti, che hanno offerto anche copertura aerea difensiva. Abu Dhabi, già protagonista di raid contro l'Iran nelle prime fasi del conflitto, conferma così la propria postura assertiva. Riad, che aveva partecipato a quelle prime ondate, starebbe ora rivedendo la propria strategia, mentre Oman e Qatar mantengono una politica di equilibrio tra Teheran e l'Occidente, rifiutando il confronto aperto.
Osservatori di Washington e Londra leggono in questa convergenza operativa tra monarchie arabe il superamento della storica dipendenza dalla protezione americana. L'analista Dina Esfandiari ha definito il protrarsi del conflitto «lo scenario peggiore per i Paesi del Golfo», capace di minarne l'immagine di porti sicuri per gli investimenti. Il politologo Umer Karim dell'Università di Birmingham ha aggiunto che i raid riflettono la consapevolezza che «la guerra continuerà ancora a lungo» e che sarà necessario un confronto aperto con l'Iran.
Per l'Europa e per l'Italia, l'escalation in corso mette a rischio la stabilità dello Stretto di Hormuz, via cruciale per le forniture energetiche, e alimenta i timori di nuovi rincari. Fonti di Bruxelles mantengono un profilo di cautela, mentre il vice-ministro degli Esteri iraniano invita l'Europa a farsi «motore della diplomazia» senza però smentire né confermare i raid. I governi di Bahrein e Kuwait non hanno risposto alle richieste di commento. Il dossier resta aperto: nessuna convocazione formale del Consiglio di sicurezza è stata ancora annunciata, ma l'allargamento del conflitto sarà presumibilmente al centro del prossimo Consiglio Affari esteri dell'Unione.
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