
L'Egitto abbatte l'Australia ai rigori: prima volta nella storia agli ottavi di un Mondiale
Dopo 120 minuti bloccati sull'1-1, i Faraoni trionfano 4-2 dal dischetto e ora attendono Argentina o Capo Verde.
Ci sono voluti novantadue anni e una notte di Dallas per riscrivere la geografia del calcio egiziano. Al termine di una partita in cui la tensione ha a lungo soffocato la qualità, l'Egitto ha eliminato l'Australia nella lotteria dei rigori, conquistando per la prima volta nella sua storia l'accesso agli ottavi di finale di una Coppa del Mondo. Il portiere australiano Mathew Ryan, gettato nella mischia al 119' proprio in vista della serie dal dischetto, non ha intercettato alcun tiro; dall'altra parte, dopo l'errore inaugurale di Souttar e la traversa colpita dal diciottenne Herrington, Hossam Abdelmaguid ha trasformato il penalty decisivo, scatenando le lacrime di un Mohamed Salah fino a quel momento periferico.
La cronaca dei fatti restituisce un copione di rara crudezza agonistica. L'Egitto era passato in vantaggio al 13' con un colpo di testa di Emam Ashour, abile a correggere in rete un cross di Karim Hafez nato da una palla inattiva. L'Australia, che aveva colpito un incrocio dei pali con Volpato già al 5', ha trovato il pareggio al 55' in modo rocambolesco: su un calcio di punizione battuto da O'Neill, il difensore egiziano Mohamed Hany ha deviato il pallone nella propria porta, firmando il suo secondo autogol del torneo e stabilendo un primato che nessun giocatore aveva mai raggiunto in una singola edizione iridata. Da quel momento, la sfida si è trasformata in una battaglia di nervi, con i Socceroos fisicamente dominanti ma incapaci di scardinare la retroguardia avversaria, e i Faraoni pericolosi solo a sprazzi, come nel colpo di testa di Rabia deviato in corner da un miracoloso Beach nei minuti di recupero.
Secondo gli analisti nordafricani, la vittoria rappresenta il compimento di un percorso di maturazione tattica che la nazionale di Hossam Hassan aveva già mostrato nella fase a gironi, chiusa da imbattuta con il secondo posto alle spalle del Belgio. L'ottica dei media oceanici, al contrario, sottolinea l'ennesima eliminazione amara per una generazione australiana che, pur avendo superato il girone con quattro punti, non è riuscita a vincere una partita a eliminazione diretta, fallendo l'obiettivo dopo le uscite contro Italia (2006) e Argentina (2022). La mossa di Tony Popovic di sostituire il portiere prima dei rigori, giudicata da molti commentatori europei come un azzardo psicologico controproducente, ha finito per amplificare la pressione sui tiratori australiani, già scossi dall'errore del capitano Souttar.
Sul piano tecnico, la partita ha confermato la dipendenza dell'Egitto dai lampi dei suoi uomini di maggior talento, ma anche la capacità di soffrire senza perdere la bussola. Salah, recuperato in extremis da un affaticamento muscolare, è rimasto a lungo ai margini del gioco, salvo poi inventarsi un cucchiaio glaciale nella serie decisiva e dichiarare a fine gara: «Ho deciso all'ultimo momento, non so se sarà il mio ultimo Mondiale, dovevo farlo». La sua emozione, condivisa con i tifosi accorsi in massa al Dallas Stadium, ha trasformato un semplice passaggio del turno in un evento generazionale per il calcio africano, che dopo il Marocco piazza una seconda squadra tra le prime sedici.
L'Egitto tornerà in campo il 7 luglio ad Atlanta contro la vincente di Argentina-Capo Verde. Qualunque sia l'avversario, per i Faraoni si tratterà di un appuntamento con la storia: mai prima d'ora avevano raggiunto i quarti di finale, e l'impresa di Dallas ha già acceso l'entusiasmo di un'intera regione, come testimoniato dalle immediate congratulazioni giunte dagli Emirati Arabi Uniti, dove lo sceicco Mohammed bin Rashid ha parlato di «orgoglio per tutto il mondo arabo».
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La vittoria storica dell'Egitto sull'Australia ai rigori viene riportata con enfasi sul gesto politico dell'allenatore Hossam Hassan, che ha sventolato la bandiera palestinese e dedicato la vittoria al popolo palestinese. La stampa israeliana sottolinea le sue parole 'che Dio abbia misericordia dei loro martiri', evidenziando la dimensione politica del gesto in un contesto di conflitto. Il resoconto rimane fattuale ma lascia trasparire una certa preoccupazione per l'iniezione di politica nello sport.
La cronaca si concentra esclusivamente sull'aspetto sportivo: la vittoria ai rigori dell'Egitto, il debutto storico nel turno a eliminazione diretta, e i dettagli della partita. Non viene menzionato il gesto politico dell'allenatore. Il tono è neutro e descrittivo, tipico di un resoconto sportivo.
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