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Politicalunedì 15 giugno 2026

Assalto a una moschea con i fedeli dentro: l’escalation dei coloni in Cisgiordania

L’incendio di un luogo di culto a Burqa, mentre c’erano persone in preghiera, segna un salto di qualità nella violenza dei coloni israeliani, ormai sistematica e coperta dall’esercito.

L’attacco più scioccante è avvenuto di sera, nel villaggio di Burqa, a est di Ramallah: un gruppo di coloni ha sfondato la porta della moschea e ha appiccato il fuoco all’ingresso, mentre all’interno si trovavano ancora dei fedeli. Solo il loro pronto intervento ha evitato una strage, spegnendo le fiamme prima che si propagassero. Nelle stesse ore, gli stessi assalitori incendiavano veicoli parcheggiati nei pressi del luogo di culto, in un’operazione che i testimoni descrivono come coordinata e condotta sotto lo sguardo dei soldati israeliani, giunti sul posto senza intervenire.

La geografia degli attacchi si estende ben oltre Ramallah. A Deir Dibwan sono state bruciate quattro automobili e danneggiate abitazioni, mentre a Jit, nel governatorato di Qalqilya, i coloni hanno lanciato bottiglie incendiarie contro tre case e dato fuoco a terreni agricoli e a quattro veicoli, costringendo i residenti a spegnere le fiamme da soli. A Nablus si è registrata una provocatoria «passeggiata» dei coloni sulla via Amman, accompagnata da slogan che rivendicavano la città come ebraica. Nelle vallate settentrionali, presso Tubas, un nuovo avamposto chiamato «Safah Tayasir» è stato eretto in poche ore, con greggi al pascolo sui terreni palestinesi, mentre a ovest di Nablus continuano le ruspe per espandere gli insediamenti agricoli. Intorno a Hebron, gli assalti si sono concentrati a Safa, a nord di Beit Ummar, e a Rabud, a sud della città, completando un quadro di pressione crescente su tutti i fronti della Cisgiordania occupata.

Il ministero degli Esteri palestinese ha parlato senza mezzi termini di «terrorismo organizzato», denunciando un disegno sistematico volto a costringere i palestinesi ad abbandonare le proprie terre. L’Autorità nazionale palestinese ha chiesto alle Nazioni Unite e al Consiglio di sicurezza di imporre sanzioni e di assicurare i responsabili alla giustizia internazionale, mentre nel mondo arabo si moltiplicano gli appelli a rompere quella che molti commentatori chiamano l’impunità strutturale dei coloni, protetti – se non direttamente incoraggiati – dalle forze armate israeliane.

Agli occhi degli analisti di Bruxelles e delle capitali europee, questa spirale di violenza non è un’esplosione improvvisa ma l’accelerazione di una strategia di annessione strisciante che mina ogni residua prospettiva di soluzione a due Stati. Per l’Italia, che tradizionalmente sostiene l’Autorità palestinese e mantiene una missione di addestramento a Gerico, l’escalation rappresenta una sfida diretta: il rischio di una radicalizzazione di massa potrebbe destabilizzare ulteriormente il Mediterraneo orientale, con ripercussioni sui flussi migratori e sulla sicurezza regionale. Anche osservatori del Sud-est asiatico sottolineano come la mancata reazione internazionale alimenti l’idea di un doppio standard nell’applicazione del diritto umanitario, erodendo la fiducia negli organismi multilaterali.

La convergenza di attacchi incendiari, creazione di nuovi avamposti e violenza simbolica contro i luoghi di culto lascia prevedere un’estate di fortissime tensioni. Senza misure vincolanti – congelamento di beni, divieti di viaggio per i leader delle frange estremiste, sospensione dei finanziamenti europei alle imprese coinvolte – l’ennesimo appello alla calma rischia di restare lettera morta, mentre sul terreno si consolida un apartheid di fatto che allontana sempre più la pace.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Le autorità stanno indagando su un grave atto di vandalismo nei confronti di un luogo di culto in Cisgiordania, dove un tentativo di incendio ha messo a rischio fedeli all'interno di una moschea. Si sospetta il coinvolgimento di estremisti israeliani, ma fonti della sicurezza invitano a non generalizzare e ricordano il costante impegno delle forze dell'ordine per mantenere la calma in un'area già segnata da forti tensioni.

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indignazionevittimismoallarme

Un nuovo crimine dei coloni sionisti prende di mira una moschea affollata in Cisgiordania, confermando l'ondata di terrore sponsorizzata dallo Stato occupante contro i luoghi sacri dell'Islam e i fedeli palestinesi. L'attacco, avvenuto sotto la protezione dell'esercito israeliano, è l'ennesima prova di una pulizia etnica pianificata e del silenzio complice della comunità internazionale.

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