
Arrestato Ilya Traber, il magnate dei porti legato a Putin e alla mafia russa
L’imprenditore di San Pietroburgo, ricercato in Spagna per associazione mafiosa, è accusato di aver ordinato l’omicidio di un deputato locale nel 2020.
La mattina del 17 giugno, agenti del Servizio di sicurezza federale russo (FSB) giunti da Mosca hanno fatto irruzione nella residenza di campagna di Ilya Traber, 75 anni, uno degli uomini d’affari più influenti di San Pietroburgo. Insieme al suo storico socio Vladimir Danilenko, Traber è stato prelevato e trasferito nella capitale, dove il tribunale Basmannyj lo ha incriminato per omicidio su commissione. L’accusa ruota attorno alla morte di Aleksandr Petrov, deputato municipale e imprenditore di Vyborg, freddato da un cecchino davanti alla sua villa nell’ottobre 2020. L’inchiesta, rimasta a lungo in stallo, ha ripreso vigore dopo che gli investigatori hanno acquisito nuove informazioni, portando all’arresto anche del presunto esecutore materiale, Alisultan Nadirbegov.
Traber e Petrov erano legati da un passato comune: entrambi avevano gestito infrastrutture portuali nella regione di Vyborg fin dagli anni Novanta, ma i rapporti si erano incrinati al punto che Petrov avrebbe dovuto testimoniare contro Traber in un procedimento giudiziario pochi giorni prima di essere ucciso. Il magnate, inoltre, aveva finanziato per anni la carriera automobilistica del figlio della vittima, Vitalij Petrov, primo pilota russo in Formula 1. Secondo la stampa locale, il movente dell’omicidio affonderebbe proprio in una disputa d’affari degenerata in regolamento di conti.
La figura di Traber incarna l’intreccio tra potere economico, criminalità organizzata e politica che ha segnato la Russia post-sovietica. Partito dal commercio di antiquariato, ha costruito un impero nei porti e nell’energia: controlla il terminal petrolifero di Primorsk, il progetto Baltic Methanol a Ust-Luga e la società elettrica LOESK. Il suo nome compare nell’operazione antimafia “Troika” condotta dalla magistratura spagnola nel 2008, che lo indica come uno dei capi del clan Tambov; Madrid ha tuttora un mandato di cattura nei suoi confronti. Negli anni Novanta, quando Vladimir Putin era vicesindaco di San Pietroburgo, firmò delibere favorevoli alla cerchia di Traber, e il Cremlino ha in seguito ammesso che i due si conoscevano, pur negando rapporti d’affari o amicizia. Un socio di Traber, Nikolaj Šamalov, è suocero di una figlia di Putin, a conferma di una prossimità che per trent’anni ha garantito al businessman una sostanziale immunità.
L’arresto, condotto dall’apparato centrale dell’FSB e non dalle strutture locali, rappresenta un segnale inedito. Per gli analisti europei, il caso potrebbe indicare una resa dei conti all’interno dell’élite russa, in un momento in cui la guerra in Ucraina e le sanzioni occidentali stanno ridisegnando gli equilibri di potere. I porti di Traber sono snodi cruciali per l’export petrolifero verso l’Europa, e un’eventuale confisca o riassetto proprietario potrebbe avere ripercussioni sui mercati energetici, Italia compresa. Al tempo stesso, il mandato spagnolo ricorda quanto le mafie russe siano penetrate nel tessuto economico del continente. Resta da vedere se il Cremlino intenda davvero colpire un vecchio alleato o se l’operazione si risolverà in una temporanea turbolenza prima di un nuovo equilibrio.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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L'arresto di Ilya Traber, imprenditore vicino a Putin, per un omicidio del 2020 segnala un'operazione dell'FSB con perquisizioni e fermo di un socio. La vicenda riaccende i riflettori sui legami tra potere economico e cerchia presidenziale, mentre le autorità non rilasciano conferme ufficiali.
L'influente uomo d'affari Ilya Traber, con un patrimonio immobiliare da un miliardo di rubli e possibili legami con la criminalità organizzata, è stato fermato per un omicidio irrisolto. Verrà interrogato a Mosca mentre i media russi ricordano la sua rara intervista e il passato da 'Antiquario'.
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