
Argentina, ritorno in silenzio dopo la finale: niente festa, Messi vola a Miami
La squadra di Scaloni rientra a Ezeiza in ordine sparso, senza il capitano e con il feriado nazionale revocato dopo il no dei giocatori ai festeggiamenti.
La notte del MetLife Stadium ha restituito un’Argentina incapace di trovare la porta, piegata da un colpo di testa di Ferran Torres al centoseiesimo minuto e mai realmente in controllo della finale. La Spagna ha dominato il possesso e le occasioni, sfruttando anche la superiorità numerica dopo l’espulsione di Enzo Fernández nei minuti conclusivi dei tempi regolamentari. Per la prima volta in tutto il torneo, l’Albiceleste non ha registrato un solo tiro nello specchio, chiudendo la sua corsa con il secondo titolo mondiale consecutivo sfumato e un’amarezza che ha subito condizionato il rientro in patria.
Il ritorno a Buenos Aires si è trasformato in un’operazione logistica priva di trionfalismi. La AFA ha comunicato che una parte della delegazione – giocatori, staff tecnico e dirigenti – sarebbe atterrata a Ezeiza intorno alle 18:30 ora locale, ma senza Lionel Messi e Rodrigo De Paul, partiti direttamente da New York verso Miami per riprendere gli impegni con l’Inter Miami. Altri otto calciatori, tra cui Lautaro Martínez, Julián Álvarez e Cristian Romero, hanno scelto di volare verso l’Europa o altre destinazioni per unirsi ai rispettivi club o iniziare le vacanze. Il presidente Javier Milei, che in un primo momento aveva annunciato un feriado nazionale per celebrare il «logro alcanzado», ha dovuto fare marcia indietro dopo che i giocatori, attraverso i canali federali, hanno espresso la volontà di evitare qualsiasi festeggiamento di massa.
L’accoglienza si è così ridotta a un sobrio cerimoniale di Stato: sulla pista dell’aeroporto Ministro Pistarini, un picchetto di Granaderos e la Fanfarria Alto Perú hanno reso gli onori come per un capo di Stato in visita, ma senza la presenza di funzionari governativi. Il governo ha precisato che nessun esponente dell’esecutivo avrebbe partecipato, per non «dare alcuna tinta politica al momento». Il contrasto con il dicembre 2022 è netto: allora, cinque milioni di persone invasero le strade di Buenos Aires per salutare i campioni del mondo, costringendo il bus scoperto a interrompere la parata e i giocatori a sorvolare la folla in elicottero. Questa volta, il pullman non è nemmeno stato predisposto, e i calciatori si sono diretti direttamente al vicino centro sportivo della AFA, a quattro chilometri dall’aeroporto.
Sullo sfondo resta l’incertezza sul futuro della panchina. Lionel Scaloni, in lacrime durante la conferenza stampa post-partita, ha dichiarato di voler «pensare» e di non sapere se potrà «fare qualcosa di così grande come questo», pur confermando il rispetto del contratto in scadenza a dicembre. Mentre la Spagna festeggia il suo secondo titolo mondiale, l’Argentina si prepara a voltare pagina: i club europei e la MLS richiamano i propri tesserati, e già questa settimana l’Inter Miami tornerà in campo contro il Chicago Fire. Il ciclo che ha portato tre finali in quattro grandi tornei si chiude senza clamori, con la consapevolezza che la difesa del titolo del 2022 è già alle spalle.
| Stampa latinoamericana | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa indiana e sudasiatica | −0.60 | critical |
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
L'Argentina torna con dignità, senza clamore, e il governo adatta i festeggiamenti alla realtà della sconfitta.
Enfatizzando la logistica, l'assenza di Messi e la cancellazione della festa, la narrazione normalizza la sconfitta come parte di un ciclo ed evita l'escalation emotiva.
Non viene menzionata la reazione ironica della stampa internazionale all'annuncio del feriado.
Il tweet di Milei sul feriado è un errore ridicolo; internet deride la sua celebrazione prematura.
Inquadrando la festa come un errore e mettendo in risalto il ridicolo sui social, il blocco delegittima la risposta del governo argentino.
Non vengono menzionati la successiva cancellazione del feriato e il sentimento dei tifosi argentini che sostenevano la squadra.
L'Argentina torna senza clamore; alcune testate notano l'annuncio del feriato, altre l'assenza di festeggiamenti.
Presentando sia la festa che il ritorno sobrio come fatti separati, il blocco evita di prendere posizione e lascia che la contraddizione parli da sé.
La controversia politica interna sul feriato e la reazione emotiva dei tifosi non vengono affrontate.
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