
Diallo allo scadere fulmina l’Ecuador: la Costa d’Avorio riabbraccia il Mondiale
Un sinistro beffardo del giovane attaccante del Manchester United al novantesimo regala agli ivoriani il primo successo iridato dopo dodici anni, spezzando l’imbattibilità ecuadoriana.
A Filadelfia, sotto una cappa di calore che invitava più alla prudenza che allo spettacolo, la Costa d’Avorio ha scelto la via più teatrale per annunciare il proprio ritorno: un gol di Amad Diallo a tempo ormai scaduto, quel sinistro sporco ma letale che ha fulminato Hernán Galíndez e consegnato agli Éléphants un 1-0 di platino. L’attaccante del Manchester United, partito inspiegabilmente in panchina, ha impiegato appena trenta minuti per riscrivere un copione che sembrava destinato allo zero a zero, trasformando in oro l’unico squarcio vero concesso dalla retroguardia ecuadoriana, fino a quel momento fedele al proprio mito difensivo.
Eppure la serata era nata sotto il segno della traversa, colpita tre volte dall’Ecuador – con John Yeboah, Alan Minda e un legno ancora nella ripresa – e una dagli ivoriani. I sudamericani, reduci da un ciclo di diciannove partite senza sconfitte, hanno accarezzato a lungo l’idea di prolungare l’imbattibilità, ma la precisione sotto porta è rimasta un’intenzione, mentre la dea bendata voltava le spalle proprio a Enner Valencia, capitano e uomo simbolo, che aveva divorato l’occasione del vantaggio in avvio. Le cronache africane sottolineano come la vittoria abbia il sapore del riscatto continentale: dopo il ko sudafricano col Messico e il pari onorevole del Marocco contro il Brasile, la Costa d’Avorio ha regalato all’Africa il primo sorriso pieno di questo Mondiale allargato, issandosi a quota tre punti in un Gruppo E che la Germania aveva già marchiato a fuoco con il 7-1 a Curaçao.
La mossa tattica che ha deciso la contesa porta la firma del commissario tecnico Emerse Faé: l’arretramento di Wilfried Singo sulla linea dei terzini ha prodotto la sgasata verticale da cui è scoccato l’assist vincente. Un dettaglio che non è sfuggito agli osservatori internazionali, i quali vi leggono la crescente maturità di una squadra capace di variare assetto senza perdere identità. Per i lettori europei, il nome di Diallo evoca la parabola di un talento a lungo rimasto ai margini del teatro inglese e ora pronto a ritagliarsi un ruolo da protagonista, magari proprio mentre l’Italia – assente dalla competizione – misura da lontano la distanza che separa le proprie ambizioni dalla concretezza di chi, come gli ivoriani, trasforma un’intera generazione di esiliati del calcio globale in un blocco credibile.
La posta in palio ora si fa altissima. Con lo scontro diretto contro la Germania all’orizzonte, la Costa d’Avorio può davvero puntare a eguagliare, e magari superare, il miglior risultato della propria storia mondiale: mai, infatti, gli Éléphants avevano superato la fase a gironi. L’Ecuador, al contrario, dovrà leccarsi le ferite e smaltire la frustrazione di aver dominato a tratti il gioco senza raccogliere nulla, consapevole che il percorso verso gli ottavi si è fatto in salita. In una Filadelfia gremita da oltre sessantottomila spettatori, la notte ha insomma consegnato agli archivi la fotografia di un Mondiale che non attende nessuno e che, a dodici anni dall’ultimo atto in Brasile, restituisce alla Costa d’Avorio il diritto di sognare.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Con un colpo di scena al 90', la Costa d'Avorio spezza l'imbattibilità ecuadoriana e regala all'Africa la prima vittoria di questo Mondiale, chiudendo un digiuno lungo 12 anni. Una gioia immensa per gli 'Elefanti' che ipotecano il passaggio del turno in un girone ostico.
L'Ecuador esce a pezzi da Filadelfia: una rete subita allo scadere manda in frantumi una striscia di imbattibilità di quasi due anni, consegnando alla Costa d'Avorio una vittoria meritata ma crudele.
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