
Al via il Mondiale 2026: il VAR applica per la prima volta la regola che ribalta i gialli
In Stati Uniti-Paraguay, l'arbitro Makkelie ha revocato l'ammonizione a Tim Ream e punito la simulazione di Almirón, tra lo stupore generale e l'imbarazzo del protocollo 'Mistaken Identity'.
La notte di Los Angeles ha consegnato agli annali del calcio un episodio destinato a fare scuola. Al cinquantunesimo minuto del match inaugurale tra Stati Uniti e Paraguay, una sfida che i padroni di casa avrebbero poi chiuso sul 4-1, il direttore di gara olandese Danny Makkelie ha fermato il gioco dopo un apparente fallo del capitano americano Tim Ream sul paraguaiano Miguel Almirón. Ream era stato ammonito per l'intervento, ma mentre sugli schermi del SoFi Stadium lampeggiava la scritta 'Mistaken Identity' – identità errata – il VAR ha richiamato l'arbitro al monitor non per un caso di scambio di persona, bensì per un riscontro ben più radicale: l'assenza totale di contatto. Il cartellino giallo è stato revocato e, per la prima volta nella storia dei Mondiali, una simulazione è stata punita direttamente dalla moviola, che ha trasferito la sanzione disciplinare al giocatore offensivo.
La nuova regola, introdotta dall'IFAB in via sperimentale proprio in vista della rassegna nordamericana, amplia le competenze del VAR oltre i canonici quattro casi, consentendo di correggere un'ammonizione quando il replay dimostri in modo inequivocabile che l'arbitro è stato tratto in inganno da una condotta sleale. Secondo la cronaca sportiva tedesca, la decisione ha colto di sorpresa giocatori e spettatori, alimentando un vortice di reazioni. In America Latina, dove la stampa paraguaiana e argentina seguiva con passione l'incontro, si è subito levato un coro di proteste: da una parte la difesa della furbizia agonistica di Almirón, dall'altra il timore che un simile potere di revisione spezzi il ritmo della partita. I commentatori anglosassoni hanno invece sottolineato il gesto sportivo di Ream, che non aveva protestato per il giallo, e la freddezza con cui Makkelie ha gestito il protocollo, nonostante la dicitura fuorviante comparsa sugli schermi.
L'eco europea non si è fatta attendere. Le televisioni scandinave hanno presentato l'episodio come un «evento storico» che ridefinisce il confine tra arbitro e tecnologia, mentre in Italia il dibattito si è subito proiettato sugli effetti a cascata per la Serie A e le coppe europee. L'applicazione generalizzata di una regola del genere richiederebbe un affinamento dei criteri di «chiaro ed evidente errore», già oggetto di aspre controversie. Resta il fatto che la correzione in tempo reale di un tuffo, finora confinata alle sanzioni post-partita, rappresenta un salto di qualità nella lotta alla simulazione.
Guardando avanti, il precedente potrebbe influenzare l'intero torneo, obbligando le squadre a rivedere il proprio approccio tattico nei duelli individuali in area di rigore e nelle zone limitrofe. La vera sfida sarà l'uniformità interpretativa: se ogni revisione di un giallo per simulazione scatenerà polemiche, il Mondiale rischia di diventare un laboratorio di tensione tra giustizia sostanziale e fluidità del gioco. Per ora, la notte californiana ha consegnato un monito chiaro: d'ora in poi, nemmeno il più raffinato dei tuffi può sentirsi al sicuro dall'occhio elettronico.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La nuova regola sull'identità errata ha scatenato polemiche tra i tifosi sudamericani. L'arbitro ha ritirato il giallo inizialmente dato al difensore statunitense e lo ha convertito in una simulazione del paraguaiano Almirón. Molti sostenitori sono rimasti sconcertati e sospettano che la decisione abbia favorito i padroni di casa.
Per la prima volta a un Mondiale il direttore di gara ha fermato il gioco per applicare una regola completamente nuova, lasciando confusi giocatori e tifosi. L'intervento del VAR ha tolto il cartellino giallo a Tim Ream e lo ha trasformato in un'ammonizione per simulazione a Miguel Almirón. La scena senza precedenti ha scatenato enorme dibattito e scompiglio.
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