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sabato 13 giugno 2026

Accordo USA-Iran a un passo: il Pakistan annuncia la firma elettronica imminente

Il premier pakistano Shehbaz Sharif annuncia il testo finale dell’intesa e una firma digitale entro 24 ore, mentre Teheran invita alla cautela e nuovi scontri infiammano Hormuz.

Sabato 13 giugno, il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif ha annunciato che Stati Uniti e Iran hanno concordato il testo definitivo di un memorandum d’intesa per porre fine alla guerra in Medio Oriente, e che la firma elettronica è attesa entro le prossime ventiquattr’ore. Islamabad, che ha svolto un ruolo di mediazione cruciale, si prepara a ospitare colloqui tecnici già dalla prossima settimana. L’annuncio ha immediatamente acceso i mercati globali, con il prezzo del petrolio in calo, ma è stato accolto con cautela da più fronti.

Il conflitto, scoppiato il 28 febbraio con attacchi aerei statunitensi e israeliani contro l’Iran, ha provocato oltre tremila vittime, la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz e un blocco navale che ha strozzato le esportazioni di greggio, con ripercussioni pesanti sull’economia europea e italiana. Da marzo, il presidente Donald Trump ha annunciato almeno trentotto volte l’imminenza di un accordo, salvo poi vedere le trattative arenarsi. Questa volta, tuttavia, il tono è diverso: un alto funzionario dell’amministrazione americana ha parlato di una probabilità di successo dell’85%, mentre il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha definito l’intesa «più vicina che mai».

Il memorandum, battezzato «Accordo di Islamabad», prevede quattordici punti: cessate il fuoco permanente su tutti i fronti, incluso il Libano; impegno americano a non interferire negli affari interni iraniani; revoca del blocco navale e riapertura dello Stretto di Hormuz entro trenta giorni; sospensione delle sanzioni su petrolio e prodotti petrolchimici; e scongelamento di miliardi di dollari di asset iraniani. La questione nucleare, vero nodo strategico per Washington e per le capitali europee, viene rinviata a una seconda fase di negoziati di sessanta giorni. Teheran, attraverso il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei, ha però frenato: la firma non avverrà domenica, ma «nei prossimi giorni», e resta subordinata al rispetto degli impegni da parte americana. Nel frattempo, il Comando centrale USA ha abbattuto droni iraniani che minacciavano navi mercantili nello Stretto di Hormuz, a dimostrazione che la tregua resta fragilissima.

Da Gerusalemme, il governo israeliano segue con malcelata irritazione: il ministro Araghchi ha apertamente accusato «il regime sionista» di cercare di sabotare l’intesa. L’Egitto e altri paesi arabi del Golfo, secondo fonti diplomatiche regionali, hanno invece accolto con favore i progressi, consapevoli che la riapertura di Hormuz è vitale per le loro economie. L’Europa, e in particolare l’Italia, che dipende dal greggio mediorientale, osserva con speranza ma anche con il timore che un accordo fragile possa saltare al primo incidente, riportando la crisi energetica che ha già segnato il 2026.

La strada verso una pace duratura è ancora irta di ostacoli. La firma elettronica, scelta inusuale per un trattato di questa portata, riflette la mancanza di fiducia reciproca e la volontà di evitare incontri diretti. I colloqui tecnici della prossima settimana dovranno tradurre i principi generali in meccanismi verificabili, mentre la questione nucleare resta la vera incognita. Se l’accordo reggerà, potrebbe segnare una svolta storica per la regione e per l’architettura della sicurezza globale; se fallirà, il rischio di una nuova escalation, con conseguenze dirette sui prezzi dell’energia e sulla stabilità del Mediterraneo allargato, è concreto. L’Italia e l’Europa, pur spettatrici, hanno tutto l’interesse a sostenere il processo diplomatico con ogni mezzo.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa atlantica / anglosferaStampa iraniana e affini
Stampa atlantica / anglosfera
pragmatismourgenza

Il primo ministro pakistano ha annunciato che Stati Uniti e Iran hanno concordato un testo definitivo di pace, con una firma elettronica prevista entro 24 ore. Entrambe le parti hanno espresso ottimismo, mentre le forze americane hanno abbattuto droni iraniani che minacciavano navi commerciali nello Stretto di Hormuz. Seguiranno colloqui tecnici la prossima settimana.

Stampa iraniana e affini/ regime
trionfopragmatismo

Iran e Stati Uniti sono sul punto di un accordo storico che afferma la forza e la sovranità dell'Iran. La bozza del memorandum prevede la fine permanente delle ostilità, la revoca del blocco navale e il rispetto degli affari interni iraniani. Il Pakistan si prepara alla firma elettronica, e l'Iran ha delineato le sue condizioni per una pace duratura.

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sabato 13 giugno 2026

Accordo USA-Iran a un passo: il Pakistan annuncia la firma elettronica imminente

Il premier pakistano Shehbaz Sharif annuncia il testo finale dell’intesa e una firma digitale entro 24 ore, mentre Teheran invita alla cautela e nuovi scontri infiammano Hormuz.

Sabato 13 giugno, il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif ha annunciato che Stati Uniti e Iran hanno concordato il testo definitivo di un memorandum d’intesa per porre fine alla guerra in Medio Oriente, e che la firma elettronica è attesa entro le prossime ventiquattr’ore. Islamabad, che ha svolto un ruolo di mediazione cruciale, si prepara a ospitare colloqui tecnici già dalla prossima settimana. L’annuncio ha immediatamente acceso i mercati globali, con il prezzo del petrolio in calo, ma è stato accolto con cautela da più fronti.

Il conflitto, scoppiato il 28 febbraio con attacchi aerei statunitensi e israeliani contro l’Iran, ha provocato oltre tremila vittime, la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz e un blocco navale che ha strozzato le esportazioni di greggio, con ripercussioni pesanti sull’economia europea e italiana. Da marzo, il presidente Donald Trump ha annunciato almeno trentotto volte l’imminenza di un accordo, salvo poi vedere le trattative arenarsi. Questa volta, tuttavia, il tono è diverso: un alto funzionario dell’amministrazione americana ha parlato di una probabilità di successo dell’85%, mentre il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha definito l’intesa «più vicina che mai».

Il memorandum, battezzato «Accordo di Islamabad», prevede quattordici punti: cessate il fuoco permanente su tutti i fronti, incluso il Libano; impegno americano a non interferire negli affari interni iraniani; revoca del blocco navale e riapertura dello Stretto di Hormuz entro trenta giorni; sospensione delle sanzioni su petrolio e prodotti petrolchimici; e scongelamento di miliardi di dollari di asset iraniani. La questione nucleare, vero nodo strategico per Washington e per le capitali europee, viene rinviata a una seconda fase di negoziati di sessanta giorni. Teheran, attraverso il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei, ha però frenato: la firma non avverrà domenica, ma «nei prossimi giorni», e resta subordinata al rispetto degli impegni da parte americana. Nel frattempo, il Comando centrale USA ha abbattuto droni iraniani che minacciavano navi mercantili nello Stretto di Hormuz, a dimostrazione che la tregua resta fragilissima.

Da Gerusalemme, il governo israeliano segue con malcelata irritazione: il ministro Araghchi ha apertamente accusato «il regime sionista» di cercare di sabotare l’intesa. L’Egitto e altri paesi arabi del Golfo, secondo fonti diplomatiche regionali, hanno invece accolto con favore i progressi, consapevoli che la riapertura di Hormuz è vitale per le loro economie. L’Europa, e in particolare l’Italia, che dipende dal greggio mediorientale, osserva con speranza ma anche con il timore che un accordo fragile possa saltare al primo incidente, riportando la crisi energetica che ha già segnato il 2026.

La strada verso una pace duratura è ancora irta di ostacoli. La firma elettronica, scelta inusuale per un trattato di questa portata, riflette la mancanza di fiducia reciproca e la volontà di evitare incontri diretti. I colloqui tecnici della prossima settimana dovranno tradurre i principi generali in meccanismi verificabili, mentre la questione nucleare resta la vera incognita. Se l’accordo reggerà, potrebbe segnare una svolta storica per la regione e per l’architettura della sicurezza globale; se fallirà, il rischio di una nuova escalation, con conseguenze dirette sui prezzi dell’energia e sulla stabilità del Mediterraneo allargato, è concreto. L’Italia e l’Europa, pur spettatrici, hanno tutto l’interesse a sostenere il processo diplomatico con ogni mezzo.

Divergenza delle fonti

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Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

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Il primo ministro pakistano ha annunciato che Stati Uniti e Iran hanno concordato un testo definitivo di pace, con una firma elettronica prevista entro 24 ore. Entrambe le parti hanno espresso ottimismo, mentre le forze americane hanno abbattuto droni iraniani che minacciavano navi commerciali nello Stretto di Hormuz. Seguiranno colloqui tecnici la prossima settimana.

Stampa iraniana e affini/ regime
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Iran e Stati Uniti sono sul punto di un accordo storico che afferma la forza e la sovranità dell'Iran. La bozza del memorandum prevede la fine permanente delle ostilità, la revoca del blocco navale e il rispetto degli affari interni iraniani. Il Pakistan si prepara alla firma elettronica, e l'Iran ha delineato le sue condizioni per una pace duratura.

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