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ZDF cancella l'accusa a Musk: 'Non ho aizzato la caccia ai migranti'

Dopo una diffida legale, l'emittente pubblica tedesca ha rimosso l'introduzione di un servizio che attribuiva al miliardario l'istigazione alla violenza xenofoba a Belfast.

La televisione pubblica tedesca ZDF ha ritirato senza opporre resistenza l’affermazione più incendiaria rivolta a Elon Musk: quella di aver sobillato una «caccia ai migranti» per le strade di Belfast. A innescare la marcia indietro è stata una diffida inviata dall’avvocato Joachim Steinhöfel, legale di fiducia del patron di Tesla e SpaceX in Germania, che contestava un passaggio della trasmissione «ZDFheute live» del 12 giugno. Nella versione ora epurata dalla mediateca, l’introduzione al servizio accusava Musk di aver chiamato a raccolta «una massa razzista» dopo un accoltellamento avvenuto in Irlanda del Nord. L’emittente ha riconosciuto che la formulazione era «fuorviante» e ha rimosso il segmento incriminato «per ragioni legali», accogliendo di fatto la richiesta di cessazione.

La vicenda affonda le radici nella violenza esplosa a Belfast il 9 giugno, quando un uomo di origine sudanese è stato arrestato per un feroce attacco con coltello che ha causato la perdita di un occhio alla vittima. I disordini che ne sono seguiti – con case e veicoli dati alle fiamme – hanno trovato su X (l’ex Twitter di proprietà di Musk) una cassa di risonanza immediata. Il miliardario aveva condiviso un post dell’attivista di estrema destra Tommy Robinson, alimentando le accuse di chi lo ritiene corresponsabile dell’escalation. Se è difficile negare che la sua piattaforma abbia amplificato le tensioni, il punto controverso era se Musk avesse esplicitamente incitato alla «caccia» ai migranti, espressione che il diretto interessato bolla come «bugie oltraggiose».

Dalla prospettiva di Berlino, la resa della ZDF – un’istituzione finanziata dal canone e custode dell’informazione pubblica – ha suscitato interrogativi sulla capacità di resistenza dei media europei di fronte alle pressioni legali di un singolo magnate con risorse pressoché illimitate. Negli ambienti giuridici tedeschi si osserva che Steinhöfel, noto per battaglie contro la stampa, ha ottenuto una vittoria rapida e totale. A Londra, dove la BBC ha seguito la vicenda, si sottolinea piuttosto la delicatezza del contesto nordirlandese, ancora segnato da fragili equilibri post-Brexit, e il rischio che narrazioni imprecise possano infiammare ulteriormente comunità già divise.

Guardando avanti, l’episodio assume un valore di precedente. Bruxelles, impegnata nell’applicazione del Digital Services Act, potrebbe leggere nella vicenda un paradosso: mentre si chiede alle piattaforme di moderare i contenuti, sono i media tradizionali a dover correggere in fretta i propri resoconti sotto minaccia di azioni legali. Per l’Italia e per l’Europa, il caso Musk-ZDF ripropone il dilemma su come raccontare le dichiarazioni ambigue dei leader digitali senza scivolare nell’iperbole né piegarsi a censure preventive. La prossima mossa, forse, la decideranno i tribunali, se Musk vorrà andare oltre la semplice ritrattazione.

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martedì 16 giugno 2026

ZDF cancella l'accusa a Musk: 'Non ho aizzato la caccia ai migranti'

Dopo una diffida legale, l'emittente pubblica tedesca ha rimosso l'introduzione di un servizio che attribuiva al miliardario l'istigazione alla violenza xenofoba a Belfast.

La televisione pubblica tedesca ZDF ha ritirato senza opporre resistenza l’affermazione più incendiaria rivolta a Elon Musk: quella di aver sobillato una «caccia ai migranti» per le strade di Belfast. A innescare la marcia indietro è stata una diffida inviata dall’avvocato Joachim Steinhöfel, legale di fiducia del patron di Tesla e SpaceX in Germania, che contestava un passaggio della trasmissione «ZDFheute live» del 12 giugno. Nella versione ora epurata dalla mediateca, l’introduzione al servizio accusava Musk di aver chiamato a raccolta «una massa razzista» dopo un accoltellamento avvenuto in Irlanda del Nord. L’emittente ha riconosciuto che la formulazione era «fuorviante» e ha rimosso il segmento incriminato «per ragioni legali», accogliendo di fatto la richiesta di cessazione.

La vicenda affonda le radici nella violenza esplosa a Belfast il 9 giugno, quando un uomo di origine sudanese è stato arrestato per un feroce attacco con coltello che ha causato la perdita di un occhio alla vittima. I disordini che ne sono seguiti – con case e veicoli dati alle fiamme – hanno trovato su X (l’ex Twitter di proprietà di Musk) una cassa di risonanza immediata. Il miliardario aveva condiviso un post dell’attivista di estrema destra Tommy Robinson, alimentando le accuse di chi lo ritiene corresponsabile dell’escalation. Se è difficile negare che la sua piattaforma abbia amplificato le tensioni, il punto controverso era se Musk avesse esplicitamente incitato alla «caccia» ai migranti, espressione che il diretto interessato bolla come «bugie oltraggiose».

Dalla prospettiva di Berlino, la resa della ZDF – un’istituzione finanziata dal canone e custode dell’informazione pubblica – ha suscitato interrogativi sulla capacità di resistenza dei media europei di fronte alle pressioni legali di un singolo magnate con risorse pressoché illimitate. Negli ambienti giuridici tedeschi si osserva che Steinhöfel, noto per battaglie contro la stampa, ha ottenuto una vittoria rapida e totale. A Londra, dove la BBC ha seguito la vicenda, si sottolinea piuttosto la delicatezza del contesto nordirlandese, ancora segnato da fragili equilibri post-Brexit, e il rischio che narrazioni imprecise possano infiammare ulteriormente comunità già divise.

Guardando avanti, l’episodio assume un valore di precedente. Bruxelles, impegnata nell’applicazione del Digital Services Act, potrebbe leggere nella vicenda un paradosso: mentre si chiede alle piattaforme di moderare i contenuti, sono i media tradizionali a dover correggere in fretta i propri resoconti sotto minaccia di azioni legali. Per l’Italia e per l’Europa, il caso Musk-ZDF ripropone il dilemma su come raccontare le dichiarazioni ambigue dei leader digitali senza scivolare nell’iperbole né piegarsi a censure preventive. La prossima mossa, forse, la decideranno i tribunali, se Musk vorrà andare oltre la semplice ritrattazione.

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