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Venezia 83, i Gallagher promettono il Lido mentre il cinema guarda al reale

Liam e Noel Gallagher apriranno simbolicamente una Mostra dominata dai documentari, dal ritorno di Nanni Moretti e dalla ribellione del cinema iraniano non ufficiale.

La promessa è arrivata direttamente a Alberto Barbera: Liam e Noel Gallagher sbarcheranno al Lido per la première mondiale di «Oasis: Don’t Look Back In Anger», il documentario che riavvolge il nastro della loro tempestosa epopea. È l’immagine con cui si schiude l’83ª Mostra del Cinema di Venezia, una kermesse che quest’anno sembra aver puntato quasi tutto sul reale. I documentari sono 26, a partire dal monumentale «Joie de vivre» di Luca Guadagnino (sette ore dedicate a Bernardo Bertolucci), mentre le serie tv d’autore si riducono a una sola, l’atipica «Peccato» ideata e interpretata da Emanuela Fanelli: «Ne abbiamo ricevute poche e poco convincenti», ha spiegato Barbera, che ha preferito lasciare spazio a «tantissimi documentari molto belli».

Tra i venti titoli in concorso spicca il ritorno di Nanni Moretti con «Succederà questa notte», a trentasei anni dalla burrascosa esclusione di «Palombella Rossa». Il direttore artistico lo descrive come un film inaspettato, «intimo, un film d’amore, un melodramma sentimentale – senza alcuna dimensione politica esplicita». Accanto a lui, un nutrito drappello italiano: Marco Bechis torna nei luoghi della dittatura argentina con «Ritorno a Buenos Aires»; Edoardo De Angelis adatta il romanzo di Franchino con una Vanessa Scalera che dà volto a «una madre possessiva e ostile, concentrato di napoletanità»; Andrea Pallaoro porta sullo schermo l’ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci, «The Echo Chamber», con Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon. Completa la pattuglia Paolo Strippoli con l’horror ambizioso «L’estranea».

A scuotere il programma con una carica di urgenza sono due film giunti dall’Iran senza passare per i canali ufficiali della Repubblica Islamica. «کمی نور» (A Little Light) di Ali Asgari, girato in clandestinità tra Teheran e la Turchia, segue un medico che, dopo l’arresto e la chiusura del suo studio, decide di togliersi la vita ma viene scosso dall’incontro con i familiari. Asgari lo definisce «un omaggio liberissimo a Il sapore della ciliegia di Kiarostami», e la sua presenza in concorso – insieme a quella di «مراقب» (The Caretaker) di Mohsen Gharaei nella sezione Orizzonti, storia di un secondino che cerca di impedire alla figlia di emigrare – segnala una frattura sempre più profonda. Dalle proteste del 2022, il cinema che rispetta le regole statali (hijab compreso) è quasi scomparso dai festival internazionali, sostituito da opere sotterranee, spesso critiche, che testimoniano una società in bilico tra guerra e desiderio di normalità. «Il film è stato costruito mentre aspettavamo le bombe», ha raccontato Asgari, «ma non potevamo arrenderci alla disperazione».

Il volto documentaristico della Mostra si allarga oltre l’Iran: Alex Gibney sonda la figura di Elon Musk in quasi quattro ore di girato; Russell Crowe ripercorre la propria carriera tra cinema e musica; Francesco Carrozzini firma il primo lungometraggio italiano realizzato interamente con intelligenza artificiale, dedicato a Renzo Rosso. I grandi studios hollywoodiani, eccezion fatta per Disney (presente con il doc sugli Oasis e con «Wild Horse Nine» di Martin McDonagh), disertano il Lido: «Se ci fossero stati, li avremmo invitati», ha chiosato Barbera. Eppure il festival sembra aver trovato una sua magnetica coerenza: quella di un cinema che punta dritto alle storie vissute, alle confessioni, ai corpi e alle stanze.

Su tutte, aleggia l’eco del film di Asgari: un medico che cammina per una Teheran sospesa prima di un conflitto, rivisitando il capolavoro di Kiarostami a quasi trent’anni di distanza. Come allora, la domanda non è se valga la pena morire, ma come si possa trovare un po’ di luce nel buio. È un’immagine che, tra i riflettori del Lido e le turbolenze del presente, resta sospesa: la promessa di un sorso di vita nel bel mezzo di un addio.

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venerdì 24 luglio 2026

Venezia 83, i Gallagher promettono il Lido mentre il cinema guarda al reale

Liam e Noel Gallagher apriranno simbolicamente una Mostra dominata dai documentari, dal ritorno di Nanni Moretti e dalla ribellione del cinema iraniano non ufficiale.

La promessa è arrivata direttamente a Alberto Barbera: Liam e Noel Gallagher sbarcheranno al Lido per la première mondiale di «Oasis: Don’t Look Back In Anger», il documentario che riavvolge il nastro della loro tempestosa epopea. È l’immagine con cui si schiude l’83ª Mostra del Cinema di Venezia, una kermesse che quest’anno sembra aver puntato quasi tutto sul reale. I documentari sono 26, a partire dal monumentale «Joie de vivre» di Luca Guadagnino (sette ore dedicate a Bernardo Bertolucci), mentre le serie tv d’autore si riducono a una sola, l’atipica «Peccato» ideata e interpretata da Emanuela Fanelli: «Ne abbiamo ricevute poche e poco convincenti», ha spiegato Barbera, che ha preferito lasciare spazio a «tantissimi documentari molto belli».

Tra i venti titoli in concorso spicca il ritorno di Nanni Moretti con «Succederà questa notte», a trentasei anni dalla burrascosa esclusione di «Palombella Rossa». Il direttore artistico lo descrive come un film inaspettato, «intimo, un film d’amore, un melodramma sentimentale – senza alcuna dimensione politica esplicita». Accanto a lui, un nutrito drappello italiano: Marco Bechis torna nei luoghi della dittatura argentina con «Ritorno a Buenos Aires»; Edoardo De Angelis adatta il romanzo di Franchino con una Vanessa Scalera che dà volto a «una madre possessiva e ostile, concentrato di napoletanità»; Andrea Pallaoro porta sullo schermo l’ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci, «The Echo Chamber», con Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon. Completa la pattuglia Paolo Strippoli con l’horror ambizioso «L’estranea».

A scuotere il programma con una carica di urgenza sono due film giunti dall’Iran senza passare per i canali ufficiali della Repubblica Islamica. «کمی نور» (A Little Light) di Ali Asgari, girato in clandestinità tra Teheran e la Turchia, segue un medico che, dopo l’arresto e la chiusura del suo studio, decide di togliersi la vita ma viene scosso dall’incontro con i familiari. Asgari lo definisce «un omaggio liberissimo a Il sapore della ciliegia di Kiarostami», e la sua presenza in concorso – insieme a quella di «مراقب» (The Caretaker) di Mohsen Gharaei nella sezione Orizzonti, storia di un secondino che cerca di impedire alla figlia di emigrare – segnala una frattura sempre più profonda. Dalle proteste del 2022, il cinema che rispetta le regole statali (hijab compreso) è quasi scomparso dai festival internazionali, sostituito da opere sotterranee, spesso critiche, che testimoniano una società in bilico tra guerra e desiderio di normalità. «Il film è stato costruito mentre aspettavamo le bombe», ha raccontato Asgari, «ma non potevamo arrenderci alla disperazione».

Il volto documentaristico della Mostra si allarga oltre l’Iran: Alex Gibney sonda la figura di Elon Musk in quasi quattro ore di girato; Russell Crowe ripercorre la propria carriera tra cinema e musica; Francesco Carrozzini firma il primo lungometraggio italiano realizzato interamente con intelligenza artificiale, dedicato a Renzo Rosso. I grandi studios hollywoodiani, eccezion fatta per Disney (presente con il doc sugli Oasis e con «Wild Horse Nine» di Martin McDonagh), disertano il Lido: «Se ci fossero stati, li avremmo invitati», ha chiosato Barbera. Eppure il festival sembra aver trovato una sua magnetica coerenza: quella di un cinema che punta dritto alle storie vissute, alle confessioni, ai corpi e alle stanze.

Su tutte, aleggia l’eco del film di Asgari: un medico che cammina per una Teheran sospesa prima di un conflitto, rivisitando il capolavoro di Kiarostami a quasi trent’anni di distanza. Come allora, la domanda non è se valga la pena morire, ma come si possa trovare un po’ di luce nel buio. È un’immagine che, tra i riflettori del Lido e le turbolenze del presente, resta sospesa: la promessa di un sorso di vita nel bel mezzo di un addio.

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