
Trump evoca un intervento militare a Cuba: “Possibile come in Venezuela”
Il presidente Usa cita la vicinanza geografica e il coinvolgimento di Rubio, mentre L’Avana accelera le riforme economiche sotto pressione di sanzioni e accuse.
Donald Trump ha dichiarato possibile un’operazione militare contro Cuba simile a quella condotta in Venezuela a gennaio, durante la quale forze statunitensi catturarono ed estradarono il presidente Nicolás Maduro. L’affermazione, rilasciata in un’intervista al portale Axios, segue settimane di tensione crescente tra Washington e L’Avana, segnate da nuove sanzioni, un atto d’accusa contro l’ex presidente Raúl Castro e la dichiarazione di emergenza nazionale per minaccia alla sicurezza.
Il presidente statunitense ha sottolineato la prossimità geografica dell’isola – “a un passo” rispetto al “lungo viaggio” verso l’Iran – e ha osservato che Cuba, a differenza del Venezuela, non possiede petrolio ma “una bella posizione e una costa splendida”. Da Washington si conferma il ruolo chiave del segretario di Stato Marco Rubio, di origini cubane, “molto coinvolto” nei piani, e secondo fonti del Pentagono sono in corso valutazioni su opzioni di cambio di regime potenzialmente rapido.
Le autorità cubane hanno reagito accelerando un vasto pacchetto di riforme economiche – il più ampio in almeno quindici anni, approvato in tempi record – che mira a liberalizzare settori chiave, modernizzare il sistema bancario e attrarre investimenti esteri. Da fonti di governo a L’Avana si sottolinea che la pressione esterna, in particolare l’embargo energetico e le sanzioni secondarie contro i fornitori di greggio, ha aggravato la crisi di elettricità e trasporti, spingendo a concessioni strutturali senza precedenti, sebbene l’impatto effettivo resti incerto.
Secondo analisti europei, le minacce di intervento militare rappresentano un fattore di instabilità per l’intera regione caraibica e rischiano di innescare nuove ondate migratorie verso l’Europa, già meta di flussi crescenti. L’Italia, in particolare, segue con attenzione l’evolversi della vicenda per i possibili riflessi sulla sicurezza mediterranea e sugli equilibri commerciali delle rotte atlantiche, mentre Bruxelles ribadisce la preferenza per un approccio politico e multilaterale.
Al momento non esiste un calendario definito per un’eventuale operazione, ma l’amministrazione Trump insiste sulla necessità di un cambio di regime. L’Avana continua a chiedere un dialogo “urgente”, mentre il Congresso statunitense discute nuove restrizioni. La vicenda resta aperta, con il rischio di un’escalation militare che ridisegnerebbe gli assetti geopolitici dei Caraibi e avrebbe conseguenze dirette anche per le sponde europee dell’Atlantico.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La minaccia di Trump di un'operazione militare a Cuba, paragonata al sequestro del Venezuela, ha suscitato allarme. Le sue osservazioni sulla 'bella proprietà' e la costa cubana sono viste come un pretesto colonialista per l'intervento. Il blocco interpreta ciò come parte della persistente ambizione imperialista statunitense nella regione.
I media russi evidenziano l'ammissione di Trump che un'operazione di cambio di regime a Cuba è possibile, simile allo scenario venezuelano. La copertura sottolinea la crescente pressione di Washington, collegandola alla crisi energetica causata dal blocco navale. Ciò è inquadrato come un altro esempio di aggressivo unilateralismo statunitense.
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