
Trump e Iran: maggioranza critica la gestione, ma sostiene l'accordo preliminare
Un sondaggio mostra il 65% di insoddisfazione per la condotta presidenziale, mentre un'altra rilevazione indica il 56% di favorevoli all'intesa. Il divario riflette la stanchezza per il conflitto e le divisioni partitiche.
A pochi giorni dalla firma dell'accordo preliminare tra Washington e Teheran, due rilevazioni demoscopiche offrono un quadro contraddittorio dell'opinione pubblica statunitense. Secondo un sondaggio AP-NORC condotto tra l'11 e il 17 giugno, il 65% degli adulti americani disapprova la gestione trumpiana del dossier iraniano, un dato invariato rispetto a maggio e che si accompagna a un indice di gradimento generale del presidente fermo al 37%. Al contempo, un'inchiesta dell'istituto Quantus Insights, realizzata il 16 e 17 giugno su un campione di mille elettori probabili, rivela che il 56% degli intervistati esprime sostegno all'intesa raggiunta, con un 43% di 'fortemente favorevoli'. La forbice tra il giudizio sulla conduzione strategica e l'appoggio al risultato negoziale immediato segnala una stanchezza diffusa verso il conflitto e una domanda di de-escalation che attraversa gli schieramenti.
La frattura partitica rimane profonda. Secondo i dati AP-NORC, solo il 28% dei repubblicani disapprova l'operato di Trump sull'Iran, mentre democratici e indipendenti esprimono un rifiuto quasi unanime. Tuttavia, anche nella base conservatrice affiorano riserve: il 53% degli adulti ritiene che l'azione militare americana contro l'Iran sia 'andata troppo oltre', in calo di sei punti rispetto a marzo ma ancora maggioritario. Tra i repubblicani, quattro su dieci giudicano l'intervento 'adeguato' e il 37% lo considera insufficiente, a conferma di una componente hawkish che fatica a digerire la svolta diplomatica. Diverse voci repubblicane, come l'elettore texano David Farrington, bollano l'accordo come 'orpello' che non intacca il programma nucleare iraniano, mentre indipendenti che avevano votato Trump, come Donald McBride, invocano la fine di una guerra giudicata irrealistica negli obiettivi.
L'intesa, annunciata dopo che Trump aveva abbandonato le minacce di escalation e autorizzato la fine del blocco navale nello Stretto di Hormuz, prevede la riapertura senza pedaggi per due mesi del passaggio strategico, la ripresa delle esportazioni petrolifere iraniane senza restrizioni, l'avvio di negoziati sul nucleare e l'impegno di Teheran a diluire le scorte di uranio altamente arricchito. Per gli analisti di Bruxelles, la riapertura dello stretto rappresenta un sollievo immediato per i mercati energetici globali, con ricadute positive sui prezzi dei carburanti in Europa, che avevano subito rincari a causa del conflitto. Tuttavia, osservatori diplomatici europei avvertono che la natura temporanea dell'accordo e l'assenza di meccanismi di verifica robusti lasciano aperta la questione della credibilità iraniana, mentre la ripresa delle vendite di petrolio fornisce a Teheran risorse immediate senza concessioni irreversibili sul nucleare.
Il negoziato formale, della durata prevista di sessanta giorni, si apre in un clima interno segnato dalla prossimità delle elezioni di metà mandato. Secondo fonti vicine all'amministrazione, la Casa Bianca punta a presentare l'accordo come un successo tattico che allontana lo spettro di una guerra prolungata, ma deve fare i conti con un'opinione pubblica che, pur favorevole all'intesa, resta scettica sulla gestione complessiva. Il 34% di approvazione per la politica trumpiana su Israele e le tensioni con Netanyahu, acuite dalle critiche statunitensi ai raid israeliani in Libano, complicano il quadro regionale. La prossima scadenza elettorale potrebbe amplificare le pressioni per risultati tangibili, mentre il Congresso osserva con attenzione l'evoluzione dei colloqui e la tenuta degli impegni iraniani sulla diluizione dell'uranio.
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Nonostante l'annuncio di un accordo preliminare con l'Iran, un nuovo sondaggio AP-NORC rivela che il 65% degli americani disapprova la gestione del conflitto da parte di Trump. La popolarità del presidente sull'Iran resta bassa e invariata, con profonde divisioni partitiche. L'accordo non ha modificato un sentimento pubblico ampiamente negativo.
Il presidente Trump ha pubblicato su Truth Social l'immagine di un sondaggio che mostra un ampio sostegno all'accordo preliminare con l'Iran, definendolo 'molto popolare'. L'indagine Quantus Insights indica che il 56% degli elettori approva l'intesa, con il 43% fortemente favorevole. Trump ha liquidato le critiche come provenienti da 'fake news' e democratici.
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