
Trump compie 80 anni, Putin e Zelensky lo chiamano: pace e Iran sul tavolo
Nel giorno del suo compleanno, il presidente americano riceve telefonate da Mosca e Kiev, trasformando gli auguri in un vertice diplomatico a distanza alla vigilia del G7.
Il 14 giugno, giorno del suo ottantesimo compleanno, Donald Trump ha trasformato un traguardo personale in un crocevia diplomatico. Nel giro di poche ore, il presidente americano ha ricevuto telefonate separate da Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky, entrambe incentrate non solo sugli auguri ma sui dossier più caldi dello scacchiere internazionale: la guerra in Ucraina e il negoziato sul nucleare iraniano. Secondo fonti del Cremlino, Putin è stato il primo leader straniero a chiamare, un gesto che lo stesso Trump ha sottolineato con gratitudine, e la conversazione – durata 55 minuti – è stata descritta come «amichevole e franca, non priva di umorismo». Da Kiev, invece, si parla di un colloquio di oltre mezz’ora, «ricco e sostanziale», che ha spaziato dagli sviluppi sul campo di battaglia alle idee per una pace immediata.
Il dialogo tra Trump e Putin ha toccato nervi scoperti. L’inquilino della Casa Bianca ha ribadito la necessità di porre fine alle ostilità in Ucraina e si è detto pronto a esercitare la propria influenza sugli alleati europei e su Kyiv in occasione del vertice G7 in Francia, in programma a poche ore di distanza. Mosca, dal canto suo, ha messo sul tavolo le proprie condizioni: Putin ha lamentato che gli attacchi contro obiettivi civili in territorio russo complicano il percorso verso un accordo. Al contempo, i due presidenti hanno constatato la vicinanza di un’intesa tra Washington e Teheran, e hanno concordato che gli inviati speciali Steve Witkoff e Jared Kushner torneranno presto a Mosca per seguire il dossier iraniano. Non sono mancate le note personali: Putin ha elogiato le qualità da «combattente» di Trump, capace di «tenere duro e superare gli ostacoli», e in un messaggio scritto lo ha chiamato «caro Donald», celebrando un rapporto diretto che, a detta del Cremlino, permette di affrontare «qualsiasi questione, anche la più complessa».
Sul fronte ucraino, Zelensky ha usato la chiamata per mantenere alta l’attenzione di Washington. Ha ringraziato Trump per il sostegno militare – dai missili Javelin ai sistemi Patriot – e ha aggiornato il presidente sui progressi delle forze di Kyiv, rivendicando un rafforzamento delle posizioni. I due hanno concordato di approfondire il confronto durante il G7, dove Zelensky sarà presente e dove, secondo gli ambienti diplomatici europei, si cercherà di dare nuovo slancio a un’iniziativa di pace che coinvolga direttamente Mosca e Kyiv. La telefonata, durata tra i 30 e i 35 minuti, è stata definita dal consigliere presidenziale ucraino Dmytro Lytvyn «una conversazione piuttosto significativa su temi che andavano dagli auguri di compleanno alla diplomazia e alla guerra».
Per l’Europa e l’Italia, che siede al tavolo del G7, queste telefonate rappresentano un segnale ambivalente. Da Bruxelles e da Parigi si guarda con un misto di sollievo e cautela al riattivarsi del canale diretto tra Washington e Mosca: se da un lato può accelerare il cessate il fuoco, dall’altro rischia di marginalizzare il ruolo dell’Unione in un negoziato che tocca la sicurezza del continente. L’Italia, tradizionalmente attenta agli equilibri transatlantici, segue con apprensione l’intreccio tra il dossier ucraino e quello iraniano, che potrebbe distogliere risorse e attenzione dal fronte orientale. Non è un caso che Trump abbia scelto di annunciare la disponibilità a «influenzare» gli alleati proprio alla vigilia del summit: il G7 si preannuncia come un banco di prova per la coesione occidentale, già messa a dura prova da tre anni di conflitto.
Le telefonate del 14 giugno confermano che la partita per la pace in Ucraina si gioca sempre più su un asse bilaterale tra Stati Uniti e Russia, con l’Ucraina chiamata a ritagliarsi uno spazio di iniziativa. L’imminente viaggio di Witkoff e Kushner a Mosca suggerisce che l’Iran potrebbe fungere da leva o da distrattore in un più ampio riassetto geopolitico. Mentre il G7 si apre in Francia, la domanda cruciale è se gli auguri di compleanno abbiano semplicemente scaldato un rapporto personale o se abbiano davvero acceso una miccia diplomatica capace di produrre risultati concreti. La risposta arriverà nei prossimi giorni, quando i leader si guarderanno negli occhi attorno a un tavolo, lontano dai telefoni.
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Putin ha chiamato Trump per il suo 80° compleanno, con un tono caloroso e personale, chiamandolo 'caro Donald'. La conversazione di 55 minuti ha toccato Ucraina, Iran e relazioni bilaterali, e Trump è rimasto toccato dalle parole. Il Cremlino dipinge il colloquio come un trionfo diplomatico che consolida un rapporto speciale capace di ridisegnare gli equilibri globali.
Putin è stato il primo leader straniero a chiamare Trump nel giorno del compleanno, un gesto che sottolinea la vicinanza tra Mosca e Washington. La telefonata, descritta come amichevole e franca, ha affrontato la guerra in Ucraina e il possibile accordo USA-Iran. Teheran presenta il colloquio come un passo costruttivo verso la pace e la stabilizzazione regionale.
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