
Ottant'anni in gabbia: Trump celebra il compleanno con l'UFC sul prato della Casa Bianca
Uno spettacolo da sessanta milioni di dollari, tra critiche per la guerra in Iran e i dubbi sulla tenuta fisica del presidente, mentre l'America si prepara al G7 in Francia.
Non c'è luogo più simbolico, né festa più controversa. Mentre a Washington si alzava «The Claw», l'enorme struttura d'acciaio che ha trasformato il South Lawn in un'arena per le arti marziali miste, Donald Trump spegneva ottanta candeline in diretta planetaria. L'evento — UFC Freedom 250 — è stato presentato come omaggio ai duecentocinquant'anni dell'indipendenza americana, ma nessuno si è lasciato ingannare: il presidente usava il compleanno per ribadire, con l'estetica brutale dell'ottagono, la sua idea del potere.
Dall'Europa, dove il G7 di Parigi attende il leader americano a poche ore dalla fine degli incontri, lo sguardo è duplice. Da una parte, gli alleati osservano con malcelato imbarazzo la deriva spettacolare di un'America che trasforma la residenza presidenziale in un ring a pagamento; dall'altra, i governi del Vecchio Continente — Italia inclusa, membro del vertice — devono fare i conti con le ricadute concrete della presidenza Trump, a cominciare dal conflitto con l'Iran, che tiene sotto scacco i mercati energetici e alimenta l'inflazione su entrambe le sponde dell'Atlantico. Secondo fonti diplomatiche europee, la coincidenza tra il compleanno-spettacolo e l'eventuale firma di una tregua con Teheran non è casuale: Trump cerca un colpo di teatro per rilanciare un'immagine di forza, proprio mentre i sondaggi interni segnalano una crescente insofferenza per la guerra.
Il tema dell'età, onnipresente nel dibattito americano dopo il ritiro di Joe Biden, torna a bussare con forza. A ottant'anni, il presidente è il secondo ottuagenario della storia alla Casa Bianca e, scrivono i commentatori nordamericani, non sempre riesce a nascondere i segni del tempo: sonnellini in pubblico, irritabilità, un rapporto contraddittorio con la ricorrenza («non è un numero che mi piace»). Eppure, il magnate newyorkese ha scelto proprio la violenza coreografata dell'UFC per proiettare vitalità, in un cortocircuito comunicativo che gli analisti di Bruxelles leggono come l'ennesima americanizzazione della politica: lo scontro fisico come metafora del confronto globale, il leader che si misura con la morte (simbolica) nell'arena.
Il costo dell'operazione — sessanta milioni di dollari, coperti dagli organizzatori — ha sollevato polemiche non solo negli Stati Uniti, dove l'opposizione parla di «circo» mentre le famiglie soffrono il carovita, ma anche in Medioriente, dove la guerra voluta da Trump viene vissuta come una tragedia lontana dai riflettori festaioli di Washington. Da Teheran, i negoziatori osservano con scetticismo l'abbinamento tra diplomazia e intrattenimento; da Gerusalemme e Riyad, ci si interroga su quanto la spettacolarizzazione indebolisca la credibilità americana come mediatore.
In questo intreccio di compleanno, nazionalismo e affari, c'è la cifra di un'intera presidenza. Mentre l'Air Force One decolla per la Francia, l'Italia e i partner europei si preparano a un vertice in cui le questioni serie — dazi, sicurezza, clima — dovranno fare i conti con l'imprevedibilità di un interlocutore che ha appena dimostrato di saper trasformare anche l'anniversario più intimo in un messaggio politico planetario. Resta da vedere se, una volta spenti i riflettori dell'ottagono, il mondo troverà un'America più disposta al dialogo o semplicemente più ostaggio del suo stesso spettacolo.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La Casa Bianca ospita un evento UFC sul prato sud per celebrare l'ottantesimo compleanno del presidente e il 250° anniversario della nazione. I resoconti si concentrano sulla natura senza precedenti dell'evento e sui dettagli logistici, con qualche menzione dell'opinione pubblica divisa. Il tono è prevalentemente descrittivo, notando la prima storica.
La festa di compleanno sfarzosa del presidente con combattimenti in gabbia è aspramente criticata come una distrazione di cattivo gusto mentre il paese è impantanato in una guerra impopolare e costosa in Iran. L'evento è ritratto come un simbolo del suo culto della personalità e del disprezzo per le questioni urgenti. I resoconti evidenziano la contraddizione tra lo spettacolo violento e la sofferenza causata dalla guerra.
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