
Svezia, esordio travolgente: 5-1 alla Tunisia e la doppietta di Ayari, eroe senza esultanza
Il centrocampista di origini tunisine segna due gol ma non festeggia il primo per rispetto delle radici, mentre la squadra di Potter si candida a sorpresa del Gruppo F.
L’esordio della Svezia ai Mondiali 2026 ha assunto i contorni di una dichiarazione di forza e, insieme, di un gesto di rara sensibilità. A Monterrey, nello stadio che quarant’anni dopo riaccoglieva la Coppa del Mondo, gli scandinavi hanno travolto la Tunisia per 5-1, issandosi subito in vetta al Gruppo F. Protagonista assoluto Yasin Ayari: il ventiduenne centrocampista del Brighton, nato in Svezia da padre tunisino e madre marocchina, ha aperto le marcature al settimo minuto con un tiro da fuori area che si è infilato all’incrocio dei pali, ma ha scelto di non esultare. Braccia lungo i fianchi, sguardo basso, un’immagine che ha fatto il giro del mondo e ha raccontato, più di mille parole, il peso delle appartenenze multiple nel calcio globale. Ayari ha poi chiuso lo spettacolo con un secondo gol in pieno recupero, questa volta festeggiato con i compagni, a suggellare una prestazione che la stampa europea ha già inserito tra le migliori della fase a gironi.
La partita si è incanalata subito sui binari svedesi. Dopo il lampo di Ayari, nato da un rimpallo su una percussione di Alexander Isak e da una respinta corta del portiere Chamakh, la Svezia ha raddoppiato alla mezz’ora con lo stesso Isak, lanciato in contropiede da Viktor Gyökeres. Il centravanti del Liverpool, reduce da una stagione tormentata dagli infortuni, ha disegnato un diagonale chirurgico che ha spento ogni velleità tunisina. La Tunisia, che era approdata al Mondiale senza subire reti nelle qualificazioni, ha accorciato con Omar Rekik al 43’, illudendo per un attimo di poter riaprire la gara. Ma nella ripresa la Svezia ha ripreso il controllo: Gyökeres ha firmato il 3-1 sfruttando un errore difensivo, Mattias Svanberg ha calato il poker con un tiro deviato convalidato dopo revisione al VAR, e Ayari ha messo il sigillo finale con un’altra prodezza dalla distanza. Il 5-1 finale è lo specchio di una superiorità tecnica e atletica che gli osservatori di Bruxelles e Londra leggono come il manifesto di una possibile “cavallo scuro” del torneo.
La vicenda ha assunto sfumature diverse a seconda delle latitudini. In Nord Africa e nel mondo arabo, i media hanno indugiato sul gesto di Ayari, interpretandolo come un omaggio alla terra del padre e un esempio di come il calcio possa tenere insieme identità plurali. In Iran e in Indonesia, i resoconti hanno sottolineato la pioggia di gol e la fragilità difensiva tunisina, mentre in America Latina – dall’Argentina al Messico – l’attenzione si è divisa tra la festa del ritorno del Mundial a Monterrey e la potenza offensiva svedese. In Italia, dove il ct Graham Potter è osservato con interesse dopo le esperienze in Premier League, la prestazione di Gyökeres e Isak ha acceso i riflettori su un attacco che combina fisicità nordica e qualità tecnica, un modello che potrebbe ispirare anche le riflessioni tattiche del nostro movimento.
Con questo successo la Svezia guida il Gruppo F a quota 3 punti, approfittando del pareggio per 2-2 tra Olanda e Giappone. La prossima sfida contro i nipponici, che hanno mostrato organizzazione e rapidità, dirà se la squadra di Potter può davvero ambire a un percorso lungo. La Tunisia, ultima a zero punti, dovrà invece ritrovare la solidità smarrita per non uscire di scena prematuramente. In un Mondiale che si sta rivelando ricco di gol e di storie umane, la notte di Monterrey resterà come il momento in cui un ragazzo svedese-tunisino ha scelto il silenzio per parlare a due popoli.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
2 gruppi editoriali · 6 lingue
La stampa latinoamericana sottolinea il gesto di Ayari, che per rispetto delle radici tunisine del padre non ha esultato. L'aspetto umano prevale sul risultato sportivo, celebrando il calcio come incontro di storie familiari.
I media del Golfo dipingono la doppietta di Ayari e la sua esultanza trattenuta come un motivo d'orgoglio che valorizza le radici tunisine. La sconfitta 5-1 passa in secondo piano, offuscata da una storia di appartenenza che unisce la Svezia al mondo arabo.
Articoli correlati
Cattedrale Unesco in fiamme a Kiev: nove morti, pace ancora lontana
10 lingue · 34 testate
SportIran al Mondiale, tra guerra e pace: il calcio in trincea a Los Angeles
7 lingue · 23 testate
SportKnicks campioni NBA dopo 53 anni: trionfo e caos a Manhattan
7 lingue · 11 testate