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Sportlunedì 15 giugno 2026

Svezia show con Ayari: doppietta e lacrime trattenute, Tunisia travolta 5-1

Il centrocampista di origini tunisine segna due gol, il primo senza esultare per rispetto delle proprie radici, mentre Isak e Gyökeres completano una goleada che lancia la Svezia in testa al Gruppo F.

La notte di Monterrey ha consegnato al Mondiale 2026 un'immagine che resterà. Yasin Ayari, svedese di Solna con padre tunisino e madre marocchina, ha aperto il match al settimo minuto con un destro da fuori area all'incrocio, e non ha esultato. Ha sollevato le mani, quasi a chiedere scusa, e si è inginocchiato: un gesto di rispetto verso le sue origini, verso quel padre Azzouz che nel 2021 aveva spinto la federazione nordafricana a corteggiarlo. Non è bastato a evitare alla Tunisia una sconfitta pesantissima. Da Stoccolma a Tunisi, il tema del doppio legame ha acceso i commenti: per i media scandinavi, è la prova che la Svezia può contare su un talento finalmente in pace con la propria identità; nel Nordafrica, invece, molti hanno sottolineato la mancanza di mordente di una difesa che fino a oggi si credeva bunker.

La partita è stata un monologo gialloblu. Dopo il lampo di Ayari, Alexander Isak ha firmato il raddoppio al minuto 30 con una fuga sulla sinistra e un tiro chirurgico, confermando la ritrovata intesa con Viktor Gyökeres, che lo aveva lanciato a campo aperto. Lo stesso Gyökeres, attaccante dell'Arsenal, ha poi messo a segno il terzo gol avventandosi su un errore del capitano Ellyes Skhiri, vanificando l'illusorio colpo di testa di Omar Rekik che prima dell'intervallo aveva riaperto i giochi. Nella ripresa la Svezia di Graham Potter ha dilagato: Mattias Svanberg, entrato da pochi secondi, ha firmato il poker, e in pieno recupero Ayari ha calato il pokerissimo con un'altra sassata dalla distanza, questa volta lasciandosi andare a un sorriso liberatorio. Il 5-1 finale racconta di una squadra che ha saputo trasformare in gol la propria superiorità tecnica e atletica.

Dal punto di vista europeo, la prestazione svedese rafforza la sensazione che Potter stia costruendo una compagine capace di andare molto lontano. Isak, dopo una stagione tormentata con il Liverpool, ha mostrato i movimenti e la freddezza dei giorni migliori; Gyökeres ha confermato la fama di attaccante totale; Ayari, in forza al Brighton, è sbocciato come regista offensivo di livello assoluto. Oltre Atlantico, la cronaca messicana ha celebrato lo spettacolo nello stadio di Guadalupe, accreditando la Svezia come una delle possibili sorprese della Coppa. Resta il nodo Tunisia, tradita dall'approccio tattico e da una fragilità strutturale che gli analisti nordafricani attribuiscono a un ricambio generazionale ancora incompiuto.

Il Gruppo F si apre dunque sotto il segno della Svezia, che guida con tre punti davanti all'Olanda e al Giappone, bloccati sul pari. Per gli uomini di Potter il prossimo impegno sarà contro il Giappone, formazione che ha già mostrato di saper impensierire chiunque; una vittoria ipotecherebbe il passaggio agli ottavi e proietterebbe la nazionale scandinava nel ruolo, scomodo ma meritato, di candidata al quarto di finale. Per Ayari, intanto, il mondiale è già un successo personale: le sue radici non sono più un peso ma un patrimonio da portare con sé, anche a costo di non esultare davanti al gol più bello della carriera.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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La stampa latinoamericana ha raccontato la partita attraverso il gesto di Yasin Ayari, figlio di padre tunisino, che sceglie di non esultare dopo il gol. La vittoria svedese diventa lo sfondo di una storia umana, con il giovane talento come protagonista di un esordio mondiale segnato dal rispetto delle radici familiari.

Stampa africana subsahariana/ anglofona
indignazionescetticismo

I media africani presentano la sconfitta della Tunisia come un'umiliazione: la difesa è in frantumi e la reputazione della squadra compromessa. Il tono è critico e indignato, con un misto di scetticismo sulla capacità di riprendersi e un resoconto severo degli errori individuali.

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