
Regno Unito al bivio: tra nostalgia del Brexit e tentazioni populiste
A dieci anni dal referendum, il Regno Unito cerca una nuova identità tra rimpianti europeisti, ascesa di Reform UK e sguardi ammirati verso l'Australia.
A un decennio dal referendum che sancì l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea, il dibattito politico britannico è tornato a infiammarsi. L'ex ministro conservatore Michael Heseltine, in un intervento che ha fatto discutere, ha accusato i promotori della Brexit – da Boris Johnson a Nigel Farage – di aver venduto un "falso prospetto" che si è trasformato in "polvere e cenere". Secondo Heseltine, il silenzio di questi leader sulla materia è la prova più evidente del fallimento di un progetto che prometteva terre promesse e ha invece generato divisioni e incertezze. Le sue parole riecheggiano in un clima politico incerto, dove il malcontento popolare trova nuova linfa.
Proprio Nigel Farage, figura storica dell'euroscetticismo, è oggi alla guida di una forza politica in ascesa: Reform UK. Nato come Brexit Party nel 2018, il movimento ha conquistato 1.453 seggi nei consigli locali inglesi ed è diventato la principale opposizione nel Parlamento gallese. Un risultato che, secondo gli analisti di Londra, riflette un sentimento di "rottura" percepito da ampi strati della società britannica, stanchi delle promesse non mantenute e in cerca di soluzioni radicali. La retorica di Farage, che guarda con interesse al modello populista australiano, sembra trovare terreno fertile in un Paese che fatica a ritrovare una bussola politica.
Nel frattempo, la circoscrizione di Makerfield, tra Manchester e Liverpool, è diventata il simbolo di questa transizione. Già descritta da George Orwell nel 1937 come esempio di degrado sociale e classismo, oggi i suoi 105.000 abitanti detengono un peso elettorale sproporzionato. Qui, come in altre aree ex industriali, il voto si gioca tra la nostalgia per un passato di certezze e la paura del futuro. L'ombra del fascismo evocata da Orwell sembra riaffacciarsi, seppur in forme nuove, mentre i partiti tradizionali faticano a intercettare il disagio.
Per l'Italia e l'Europa, la situazione britannica è un monito. La Brexit non ha risolto i problemi strutturali del Regno Unito, ma ha aperto una fase di instabilità che potrebbe contagiare altri Paesi. Bruxelles osserva con preoccupazione l'ascesa di movimenti sovranisti, mentre a Roma si moltiplicano gli appelli a non ripetere gli errori di Londra. La sfida, per il Vecchio Continente, è dimostrare che l'integrazione europea può ancora offrire risposte concrete ai cittadini, prima che il richiamo delle sirene populiste diventi irresistibile.
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