
Londra vieta i social media agli under 16: un giro di vite globale per l’infanzia digitale
Keir Starmer annuncia un bando totale per i minori di 16 anni su TikTok, Instagram e YouTube, accompagnato da un coprifuoco digitale per i teenager, che rilancia il dibattito europeo sulla protezione dei minori online.
Il Regno Unito ha annunciato lunedì una delle misure più restrittive mai adottate da una democrazia occidentale in materia di minori e tecnologia: il divieto totale di accesso ai social media per tutti i ragazzi sotto i 16 anni. Il premier laburista Keir Starmer, parlando da Downing Street, ha dichiarato che piattaforme come Snapchat, TikTok, YouTube, Instagram, Facebook e X saranno bloccate entro la primavera del 2027, dopo l’approvazione del regolamento attesa già per Natale. La stretta non si limita al semplice bando: per i sedicenni e diciassettenni scatterà un vero e proprio coprifuoco digitale che impedirà lo scrolling notturno, mentre saranno vietate funzioni come lo scorrimento infinito e i messaggi effimeri, e verranno posti limiti all’uso di chatbot romantici con intelligenza artificiale. Restano esclusi i servizi di messaggistica come WhatsApp, precisano fonti governative, ma il governo si riserva di intervenire anche sulle piattaforme di gaming e live streaming che permettono la comunicazione tra estranei e minori.
La decisione britannica si inserisce in un movimento globale che ha visto l’Australia fare da apripista lo scorso anno con il primo divieto al mondo per gli under 16, seguita da Canada, Brasile e Indonesia, mentre Francia, Spagna, Danimarca e Corea del Sud stanno studiando misure analoghe. Rispetto al modello australiano, però, il piano di Londra è volutamente più ambizioso: gli analisti di Canberra parlano di un approccio “Australia-plus”, che non solo impone limiti d’età ma rimodella l’intera esperienza online degli adolescenti. Da Pechino e Washington si osservano con apprensione le possibili ripercussioni sul modello di business delle big tech americane e cinesi, già sotto pressione dopo le norme europee del Digital Services Act.
La cornice politica è chiara: Starmer ha citato sia la propria esperienza di padre sia i risultati di una consultazione pubblica in cui nove genitori su dieci hanno chiesto una soglia minima di 16 anni. “I social media rendono i bambini infelici, favoriscono il bullismo e l’esposizione a contenuti pericolosi”, ha dichiarato il premier, aggiungendo di non voler più scendere a compromessi. Tuttavia, non mancano voci critiche: secondo le associazioni britanniche per la sicurezza dei minori, come la Molly Rose Foundation, un divieto generalizzato rischia di creare un falso senso di protezione senza aggredire i difetti strutturali delle piattaforme. Nel dibattito europeo, questa tensione è ben nota: Bruxelles ha scelto finora la via della regolazione algoritmica e della trasparenza, mentre Roma, con il recente disegno di legge sulla maggiore età digitale, si trova ora a dover valutare se allinearsi al modello britannico o proseguire su un approccio meno drastico.
La sfida più complessa resta l’applicazione concreta del divieto. L’età andrà verificata senza ledere la privacy, compito su cui persino giganti come Meta e Google hanno mostrato resistenze. Fonti governative londinesi assicurano che non verranno puniti i ragazzi che tentano di aggirare il blocco, ma le piattaforme dovranno dotarsi di sistemi efficaci, pena sanzioni milionarie. Resta da vedere se lo strappo britannico spingerà l’Unione Europea verso un’armonizzazione più coraggiosa o se, al contrario, accentuerà le divergenze tra chi invoca proibizioni e chi, come la società civile digitale in Germania e nei Paesi nordici, teme derive illiberali. Quel che è certo è che il 2027 si preannuncia come l’anno in cui il diritto all’infanzia analógica tornerà al centro della contesa politica globale.
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Il divieto dei social per i minori di 16 anni è più un pretesto per costruire un apparato statale di censura di massa che una misura di protezione. Imponendo la verifica dell'età e restringendo gli spazi online, il governo crea un precedente pericoloso che potrebbe mettere a tacere il dissenso e controllare l'informazione. Si tratta di una china scivolosa verso la supervisione totale di Internet.
La decisione del Regno Unito di vietare i social media ai minori di 16 anni è considerata una mossa coraggiosa che antepone il benessere dei bambini ai profitti delle big tech. Nonostante le pressioni delle aziende americane e del governo USA, Londra ha scelto di restituire l'infanzia ai ragazzi, dimostrando che l'interesse pubblico può prevalere. Molti sperano che ispiri provvedimenti analoghi in America Latina.
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