
Londra rinvia al 2027 lo stop al diesel russo, Helsinki difende gli acquisti indiani
Il Regno Unito fissa una scadenza per il bando sui carburanti raffinati da greggio di Mosca, mentre la Finlandia riconosce la legittimità degli import di Nuova Delhi sotto il price cap e l’India regola gli acquisti interni per prevenire distorsioni.
Il governo britannico ha annunciato che vieterà completamente, a partire dal primo gennaio 2027, l’importazione di diesel e cherosene per aviazione prodotti in Paesi terzi a partire da greggio russo. La decisione, comunicata dall’Ufficio per l’attuazione delle sanzioni finanziarie (OFSI), fissa una scadenza precisa a una deroga temporanea introdotta lo scorso maggio, quando Londra aveva sospeso il bando per far fronte a problemi di approvvigionamento legati anche al conflitto con l’Iran. La licenza provvisoria, che aveva suscitato critiche da parte dell’Unione Europea – secondo Bruxelles non era il momento di allentare la pressione su Mosca – sarà ora riesaminata ogni due settimane, ha precisato il ministro del Commercio britannico, con l’obiettivo dichiarato di revocarla «il più rapidamente possibile». La mossa segnala la volontà di mantenere una linea dura verso la Russia, pur concedendo ai mercati un periodo di adattamento per evitare shock sui prezzi dei carburanti.
In un apparente paradosso geopolitico, proprio mentre Londra ribadisce la necessità di colpire gli interessi energetici russi, dalla Finlandia arriva una difesa inattesa degli acquisti indiani di petrolio di Mosca. Durante i Kultaranta Talks, il ministro degli Esteri finlandese Elina Valtonen ha sostenuto che Nuova Delhi sta operando nel pieno rispetto del price cap introdotto dalle potenze occidentali, un meccanismo che consente l’uso di servizi finanziari e logistici solo per il greggio venduto al di sotto di un prezzo massimo prestabilito. Il capo della diplomazia indiana, Subrahmanyam Jaishankar, ha colto l’occasione per una replica tagliente: ha ricordato che l’India, grande importatore di energia, ha il diritto di garantire la sicurezza dei propri approvvigionamenti e ha denunciato l’ipocrisia di chi critica gli acquisti indiani mentre l’Europa stessa ha continuato a comprare prodotti raffinati da greggio russo attraverso Paesi terzi, aggirando di fatto lo spirito delle sanzioni.
Sul fronte interno, Nuova Delhi ha adottato una misura precauzionale per blindare le forniture ai consumatori ordinari. Il ministero del Petrolio ha notificato un ordine che consente al governo di limitare temporaneamente gli acquisti all’ingrosso di benzina e diesel presso le stazioni di servizio al dettaglio, qualora si verifichino situazioni di stress negli approvvigionamenti. La norma, intitolata «Motor Spirit and High Speed Diesel (Temporary Regulation of Supply through Retail Outlets) Order, 2026», mira a impedire che acquirenti istituzionali, industriali e commerciali, attirati dai prezzi più bassi della rete al dettaglio, svuotino le scorte destinate ai cittadini, creando carenze artificiali o fenomeni di accaparramento.
Le tre vicende, lette in parallelo, disegnano un quadro di crescente frammentazione nella governance globale dell’energia. Da un lato, il Regno Unito cerca di conciliare la pressione sanzionatoria con la stabilità del proprio mercato interno, prendendo tempo fino al 2027. Dall’altro, la Finlandia – Stato membro dell’Ue confinante con la Russia – riconosce implicitamente che il price cap ha creato uno spazio legittimo per l’acquisto di greggio russo a prezzo scontato, di cui beneficiano raffinatori indiani che poi rivendono prodotti petroliferi anche all’Europa. L’India, dal canto suo, si muove su un doppio binario: continua a importare greggio russo trasformandolo in un vantaggio economico, mentre sul mercato domestico introduce strumenti di controllo per evitare che le distorsioni dei prezzi globali si traducano in penurie locali. Per l’Italia e l’Europa, il messaggio è duplice: la dipendenza da diesel e cherosene raffinati altrove con greggio russo resta una realtà che le sanzioni faticano a scardinare, e il price cap, pur lodato come strumento di pressione, legittima di fatto flussi commerciali che continuano a finanziare, indirettamente, la macchina bellica del Cremlino.
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Il ministro degli Esteri finlandese ha difeso gli acquisti indiani di petrolio russo, affermando che rispettano il tetto sui prezzi. Il capo della diplomazia indiana ha risposto con durezza, denunciando l'ipocrisia occidentale su sicurezza energetica e sanzioni. L'India ha anche adottato misure per limitare gli acquisti all'ingrosso di carburante in periodi di stress, sottolineando un approccio pragmatico.
Il Regno Unito ha fissato al 1° gennaio 2027 il termine per ripristinare il divieto di importare diesel e cherosene prodotti da greggio russo in paesi terzi. La decisione segue una licenza temporanea concessa a maggio. Londra ha dichiarato che rivedrà la licenza ogni due settimane per revocarla il prima possibile.
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