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Società e Culturadomenica 5 luglio 2026

La panchina vuota: come la Generazione Z affronta il futuro che non arriva

Dai banchi vuoti del Bangladesh alle aule argentine, passando per le ansie dei giovani svedesi e brasiliani, un mosaico di notizie disegna il profilo di una generazione stretta tra promesse infrante e una domanda ironica: «Quale lavoro?».

Circola in rete un disegno che gli studenti si scambiano con l’amarezza di chi ha già capito tutto. Un ragazzo siede in fondo a una lunga panchina, da solo. Sullo schienale qualcuno ha scritto: «L’intelligenza artificiale ti ruberà il lavoro». E lui risponde, con lo sguardo perso nel vuoto: «Quale lavoro?». È un’immagine che non ha bisogno di commenti, e che da settimane rimbalza tra le chat degli universitari svizzeri, come racconta la Neue Zürcher Zeitung, sintetizzando un sentimento che valica le Alpi e arriva fino alle periferie di Dacca o alle aule di Mendoza.

In Bangladesh, i banchi vuoti sono stati reali: quest’anno il 36% degli studenti iscritti all’esame di maturità superiore non si è nemmeno presentato, contro il 29% dell’anno scorso. Tra le ragazze, secondo le prime analisi del ministero dell’Istruzione di Dacca, il matrimonio precoce resta il fattore decisivo; tra i ragazzi pesano la povertà e la sensazione che il gioco non valga la candela. In Argentina, le prove Aprender 2025 appena pubblicate raccontano una storia diversa ma ugualmente nervosa: in Lingua si registra il miglior risultato in un decennio, con il 76,9% degli alunni di sesta elementare a livelli soddisfacente o avanzato, ma solo quattro province superano la media nazionale e in Matematica la metà dei bambini resta sotto la soglia attesa. Il dato più crudo, emerso dalle rilevazioni argentine, è che perfino gli studenti dei ceti più abbienti ottengono punteggi inferiori ai coetanei dei paesi sviluppati: la scuola, insomma, non riesce più a trainare nemmeno chi parte avvantaggiato.

Lo sfondo su cui si muovono questi numeri è quello di una salute mentale che si sgretola. La rivista The Lancet ha certificato che un miliardo di persone nel mondo soffre di disturbi mentali, il doppio rispetto agli anni Novanta, e per la prima volta il picco non è tra gli adulti ma tra i ragazzi di 15-19 anni. In Brasile uno studio citato dalla psichiatra Camila Magalhães Silveira indica che un giovane su tre manifesta sintomi di disagio psichico; in Indonesia l’indagine nazionale I-NAMHS parla del 34,8% degli adolescenti. Le cause vengono descritte come un intreccio di insicurezze climatiche, pressioni sociali amplificate dai social network, precarietà economica e, appunto, la sensazione che la propria formazione non valga nulla.

Eppure, in mezzo a questo paesaggio, affiorano anche scelte pragmatiche. In Svezia, riferisce il quotidiano Sydsvenskan, la quota di studenti che si iscrive agli istituti professionali ha raggiunto il 39%, il dato più alto dal 2011: i ragazzi guardano i cantieri e le imprese che cercano idraulici ed elettricisti, e decidono che un mestiere manuale è più solido di una laurea in discipline esposte all’automazione. Non è un fenomeno solo scandinavo: anche in Italia le iscrizioni agli istituti tecnici e professionali sono in ripresa, segno che la mappa mentale dei giovani sta cambiando più in fretta dei programmi elettorali.

E così, da un capo all’altro del mondo, la Generazione Z sembra impegnata in un corpo a corpo con l’incertezza. Li avevamo immaginati esigenti e volubili, pronti a dettare condizioni al mercato del lavoro approfittando della denatalità: invece, scrivono gli analisti di Zurigo, non sono mai stati così numerosi i giovani sotto i trent’anni che percepiscono una rendita d’invalidità, mentre gli annunci per posizioni di ingresso sono crollati del 32% dall’arrivo dell’IA generativa. Resta, sospesa, la domanda di quel ragazzo disegnato sulla panchina. E con lui, la fila silenziosa di chi un posto non l’ha ancora trovato.

Divergenza — chi la racconta come
Asse: Crisi vs. Normalizzazione
20%Bassa
2 blocchi · posizioni da −0.30 a +0.10
preoccupazione socialeneutralità statistica
LATEUR
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa latinoamericana−0.30critical
Stampa europea continentale+0.10neutral
Le testate dei paesi di origine della Generazione Z (ad esempio, Europa centrale e orientale) non sono presenti in questo cluster.
Stampa latinoamericana−0.30
Voce

La mancanza di garanzie per i giovani è il fallimento di uno Stato che promette e non mantiene.

Meccanismopersonificazione dello stato

Si attribuisce allo Stato la responsabilità della precarietà giovanile, trasformando un problema sociale in un debito politico.

Omissione

Non si menziona il ruolo delle scelte individuali o delle dinamiche globali, né le iniziative private che potrebbero mitigare la crisi.

PragmatismoAllarme
Stampa europea continentale+0.10
Voce

I numeri parlano: i giovani hanno meno tutele, ma è un fenomeno strutturale di lungo corso.

Meccanismooggettivazione statistica

Si usano dati per depotenziare l'urgenza, normalizzando la precarietà come tendenza storica invece che crisi.

Omissione

Non si discute delle disuguaglianze interne alla generazione, né delle differenze tra paesi europei.

DistaccoPragmatismo

Allarga lo sguardo

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domenica 5 luglio 2026

La panchina vuota: come la Generazione Z affronta il futuro che non arriva

Dai banchi vuoti del Bangladesh alle aule argentine, passando per le ansie dei giovani svedesi e brasiliani, un mosaico di notizie disegna il profilo di una generazione stretta tra promesse infrante e una domanda ironica: «Quale lavoro?».

Circola in rete un disegno che gli studenti si scambiano con l’amarezza di chi ha già capito tutto. Un ragazzo siede in fondo a una lunga panchina, da solo. Sullo schienale qualcuno ha scritto: «L’intelligenza artificiale ti ruberà il lavoro». E lui risponde, con lo sguardo perso nel vuoto: «Quale lavoro?». È un’immagine che non ha bisogno di commenti, e che da settimane rimbalza tra le chat degli universitari svizzeri, come racconta la Neue Zürcher Zeitung, sintetizzando un sentimento che valica le Alpi e arriva fino alle periferie di Dacca o alle aule di Mendoza.

In Bangladesh, i banchi vuoti sono stati reali: quest’anno il 36% degli studenti iscritti all’esame di maturità superiore non si è nemmeno presentato, contro il 29% dell’anno scorso. Tra le ragazze, secondo le prime analisi del ministero dell’Istruzione di Dacca, il matrimonio precoce resta il fattore decisivo; tra i ragazzi pesano la povertà e la sensazione che il gioco non valga la candela. In Argentina, le prove Aprender 2025 appena pubblicate raccontano una storia diversa ma ugualmente nervosa: in Lingua si registra il miglior risultato in un decennio, con il 76,9% degli alunni di sesta elementare a livelli soddisfacente o avanzato, ma solo quattro province superano la media nazionale e in Matematica la metà dei bambini resta sotto la soglia attesa. Il dato più crudo, emerso dalle rilevazioni argentine, è che perfino gli studenti dei ceti più abbienti ottengono punteggi inferiori ai coetanei dei paesi sviluppati: la scuola, insomma, non riesce più a trainare nemmeno chi parte avvantaggiato.

Lo sfondo su cui si muovono questi numeri è quello di una salute mentale che si sgretola. La rivista The Lancet ha certificato che un miliardo di persone nel mondo soffre di disturbi mentali, il doppio rispetto agli anni Novanta, e per la prima volta il picco non è tra gli adulti ma tra i ragazzi di 15-19 anni. In Brasile uno studio citato dalla psichiatra Camila Magalhães Silveira indica che un giovane su tre manifesta sintomi di disagio psichico; in Indonesia l’indagine nazionale I-NAMHS parla del 34,8% degli adolescenti. Le cause vengono descritte come un intreccio di insicurezze climatiche, pressioni sociali amplificate dai social network, precarietà economica e, appunto, la sensazione che la propria formazione non valga nulla.

Eppure, in mezzo a questo paesaggio, affiorano anche scelte pragmatiche. In Svezia, riferisce il quotidiano Sydsvenskan, la quota di studenti che si iscrive agli istituti professionali ha raggiunto il 39%, il dato più alto dal 2011: i ragazzi guardano i cantieri e le imprese che cercano idraulici ed elettricisti, e decidono che un mestiere manuale è più solido di una laurea in discipline esposte all’automazione. Non è un fenomeno solo scandinavo: anche in Italia le iscrizioni agli istituti tecnici e professionali sono in ripresa, segno che la mappa mentale dei giovani sta cambiando più in fretta dei programmi elettorali.

E così, da un capo all’altro del mondo, la Generazione Z sembra impegnata in un corpo a corpo con l’incertezza. Li avevamo immaginati esigenti e volubili, pronti a dettare condizioni al mercato del lavoro approfittando della denatalità: invece, scrivono gli analisti di Zurigo, non sono mai stati così numerosi i giovani sotto i trent’anni che percepiscono una rendita d’invalidità, mentre gli annunci per posizioni di ingresso sono crollati del 32% dall’arrivo dell’IA generativa. Resta, sospesa, la domanda di quel ragazzo disegnato sulla panchina. E con lui, la fila silenziosa di chi un posto non l’ha ancora trovato.

Divergenza — chi la racconta come
Asse: Crisi vs. Normalizzazione
20%Bassa
2 blocchi · posizioni da −0.30 a +0.10
preoccupazione socialeneutralità statistica
LATEUR
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa latinoamericana−0.30critical
Stampa europea continentale+0.10neutral
Le testate dei paesi di origine della Generazione Z (ad esempio, Europa centrale e orientale) non sono presenti in questo cluster.
Stampa latinoamericana−0.30
Voce

La mancanza di garanzie per i giovani è il fallimento di uno Stato che promette e non mantiene.

Meccanismopersonificazione dello stato

Si attribuisce allo Stato la responsabilità della precarietà giovanile, trasformando un problema sociale in un debito politico.

Omissione

Non si menziona il ruolo delle scelte individuali o delle dinamiche globali, né le iniziative private che potrebbero mitigare la crisi.

PragmatismoAllarme
Stampa europea continentale+0.10
Voce

I numeri parlano: i giovani hanno meno tutele, ma è un fenomeno strutturale di lungo corso.

Meccanismooggettivazione statistica

Si usano dati per depotenziare l'urgenza, normalizzando la precarietà come tendenza storica invece che crisi.

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DistaccoPragmatismo

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