
La morte dell’acrobata del Super Bowl: Andy Lewis perde la vita in un lancio BASE nello Utah
Un salto in tandem finito in tragedia nel canyon di Mineral Bottom: con lui un’altra vittima. Lewis era celebre per l’esibizione con Madonna e i record di slackline.
L’ultimo video postato su Instagram lo mostrava mentre eseguiva un flip perfetto da una parete rocciosa nel deserto dello Utah, ringraziando chi lo aveva inquadrato per il «salto di prova». Poche ore dopo, domenica scorsa, Andy Lewis – funambolo dell’estremo, pioniere del BASE jumping e dello slackline – è morto in un incidente durante un lancio in tandem nel canyon di Mineral Bottom, nella contea di Grand. Con lui ha perso la vita un secondo jumper, la cui identità non è stata ancora resa nota. Le squadre di soccorso, allertate nel pomeriggio, hanno potuto soltanto constatare il decesso dei due sportivi. Lewis aveva 37 anni e incarnava una generazione di atleti che ha trasformato discipline di nicchia in spettacoli globali.
La sua notorietà esplose nel 2012, quando Madonna lo volle sul palco del Super Bowl XLVI: mentre la popstar cantava, Lewis camminava sospeso su una fettuccia di slackline, regalando al mondo una delle immagini più iconiche di quell’halftime show. Nato come arrampicatore e poi diventato una figura di riferimento del BASE jumping – la pratica di lanciarsi con il paracadute da edifici, ponti e scogliere – Lewis aveva spinto ancora più in là i confini del rischio, combinando acrobazie aeree con il volo a bassa quota. Nel 2013 stabilì un record percorrendo una highline a 150 metri d’altezza sopra le strade di Las Vegas. La sua morte, avvenuta durante un salto in tandem, solleva interrogativi sulla sicurezza di una disciplina che già conta numerose vittime illustri.
La notizia ha avuto ampia eco internazionale. In Nord America, i media hanno sottolineato il profilo da recordman di Lewis e il legame con la comunità di Moab, capitale mondiale degli sport outdoor, dove l’atleta era di casa. In Sud America, la stampa brasiliana e argentina ha ricordato soprattutto la sua apparizione accanto a Madonna, simbolo di un’ascesa fulminea dall’underground al mainstream. In Europa, la tragedia riaccende il dibattito sulla regolamentazione del BASE jumping, sport vietato in molti parchi nazionali ma tollerato in aree come le Dolomiti o le Alpi svizzere, dove incidenti mortali si ripetono con cadenza annuale. In Italia, il caso richiama alla mente i lanci illegali dal Monte Brento, nel Trentino, e le periodiche polemiche sulla necessità di bilanciare libertà individuale e sicurezza pubblica.
La parabola di Lewis racchiude il paradosso degli sport estremi contemporanei: la ricerca di una visibilità sempre maggiore – attraverso i social, le performance virali, le collaborazioni con star planetarie – amplifica il mito dell’invincibilità, ma espone a rischi calcolati che la natura, implacabile, può trasformare in tragedia. Il confine tra l’esaltazione della vita e la sua negazione si fa sottile quando il corpo diventa strumento di sfida alla gravità. In attesa che le autorità dello Utah chiariscano la dinamica dell’incidente, resta il silenzio assordante di un canyon che ha inghiottito due esistenze, e la domanda che ogni appassionato conosce: vale la pena morire per un volo di pochi secondi?
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Un acrobata estremo famoso per essersi esibito con Madonna al Super Bowl è morto in un incidente di BASE jumping nello Utah. La tragedia, che ha causato anche un'altra vittima, mette in luce i pericoli di questo sport. L'atleta era noto per i suoi record e la sua personalità esuberante.
Due persone sono morte in un incidente di BASE jumping in un canyon dello Utah, tra cui un atleta estremo che era apparso sul palco con Madonna al Super Bowl. Le autorità hanno confermato l'identità dell'atleta, noto negli sport di nicchia del BASE jumping e dello slacklining. L'incidente è avvenuto nel fine settimana e le autorità locali stanno indagando.
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