
L’ultimo gesto di Kjell Nilsson, il gigante svedese che fu Lord Humungus
L’attore e sollevatore di pesi, volto del villain di Mad Max 2, ha scelto di interrompere la dialisi dopo quattro anni e mezzo di malattia renale, spegnendosi serenamente nel sonno a 76 anni.
Nella quiete di una casa del Queensland, circondato dai suoi cinque figli, Kjell Nilsson ha preso una decisione che portava in sé la stessa determinazione silenziosa con cui, quarant’anni prima, aveva sfidato i medici che gli suggerivano di amputare entrambe le gambe. Dopo quattro anni e mezzo di dialisi trisettimanale, il corpo segnato da una malattia renale terminale, ha scelto di interrompere il trattamento. «I giorni che hanno preceduto la sua scomparsa sono stati colmi di gioia, gratitudine, pace e accettazione», ha scritto la famiglia sulla sua pagina Facebook. «Lo ha fatto a modo suo». Si è spento il 2 luglio, pacificamente, nel sonno.
Nato a Göteborg nel 1949, Nilsson era approdato in Australia nel 1980 come allenatore della squadra svedese di sollevamento pesi in preparazione per le Olimpiadi di Mosca. Il suo fisico imponente, forgiato da anni di disciplina olimpica, non passò inosservato: fu proprio in quei mesi che conobbe l’attrice Kate Ferguson, che sarebbe diventata sua moglie e che lo convinse a presentarsi ai provini per un film distopico ambientato in un deserto post-apocalittico. Quella pellicola era Mad Max 2: The Road Warrior, e Nilsson vi avrebbe impresso il volto – anzi, la maschera da hockey – di Lord Humungus, il signore della guerra che guida un’orda di predoni contro l’eroe interpretato da Mel Gibson.
Il personaggio, con il torso nudo lucido d’olio, le bretelle di cuoio e la maschera metallica che ne occulta il volto, è entrato nell’immaginario collettivo come uno dei villain più iconici del cinema d’azione degli anni Ottanta. La critica anglosassone lo ha spesso definito un «ayatollah del rock’n’rolla», citando una battuta del film, e la sua figura è rimasta un punto di riferimento per la cultura pop, capace di ispirare generazioni di appassionati del genere post-apocalittico. Eppure, dietro quella maschera si celava un uomo che, terminata l’esperienza cinematografica – con qualche altra apparizione in film minori come The Pirate Movie e The Edge of Power –, tornò a una vita riservata, lavorando per anni in un’azienda di software australiana e continuando ad allenare atleti.
La notizia della sua morte ha suscitato un’ondata di commozione tra i fan della saga di George Miller, che sui social network hanno ricordato la sua interpretazione come un tassello insostituibile dell’universo di Mad Max. Il suo rappresentante, Chris Carbaugh, lo ha descritto come una «persona meravigliosa» che, come coach di pesistica, «ha ispirato molti a realizzare i propri sogni». La famiglia, nel comunicato, ha voluto sottolineare come Nilsson avesse smentito le previsioni dei medici che nel 2022 gli avevano pronosticato pochi mesi di vita: «Ha dimostrato che si sbagliavano. Ha celebrato altri quattro Natali, regalandosi quattro anni preziosi con le persone che amava di più».
C’è un’immagine che forse racchiude il senso di questa esistenza fuori dagli schemi: quella di un uomo che, dopo aver sfidato la sorte sul ring della pesistica e sul set di un film diventato culto, ha affrontato la malattia con la stessa tempra, scegliendo il momento e il modo del proprio congedo. Un gigante svedese che, nell’Australia che aveva scelto come patria, ha smesso di lottare solo quando ha deciso che era giunto il tempo di dormire.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La notizia della morte di Kjell Nilsson non è presente nei materiali forniti per questo blocco. Non è possibile ricostruire una cornice narrativa.
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