
L’omicidio di Skrepetsky, dissidente russo ucciso a pochi passi dal confine bielorusso
L’artista satirico che irrideva Putin è stato giustiziato con cinque colpi in Polonia; fermati due cittadini bielorussi, l’Europa teme un’esecuzione su commissione.
Lunedì mattina, nel parcheggio di un condominio di Biała Podlaska, cittadina polacca a una quarantina di chilometri dalla frontiera bielorussa, un uomo si è avvicinato all’artista russo Semyon Skrepetsky e ha esploso cinque colpi a distanza ravvicinata – tre per abbatterlo, due per finirlo a terra. La vittima, il cui vero nome era Robert Kuzovkov, aveva quarantaquattro anni e dal 2021 viveva in Polonia dopo aver lasciato la Russia per sfuggire alla repressione del dissenso. La procura distrettuale di Lublin ha confermato il fermo di due cittadini bielorussi, bloccati nei pressi del consolato di Minsk a Biała Podlaska, ma l’esecutore materiale potrebbe essere ancora in fuga. L’Agenzia per la sicurezza interna polacca è stata coinvolta nelle indagini, segno che Varsavia tratta l’episodio come un possibile omicidio politico.
Skrepetsky si era costruito una fama europea con caricature feroci e performance di strada che colpivano Vladimir Putin, il leader ceceno Ramzan Kadyrov e il presidente bielorusso Aleksandr Lukašenko. Pochi giorni prima di essere ucciso aveva manifestato a Berlino, in occasione della Giornata della Russia, esibendo un’icona ortodossa apocrifa in cui Stalin teneva in braccio un Putin infante. La vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno ha ricordato che l’artista aveva anche partecipato alle proteste di Venezia contro la riapertura del padiglione russo alla Biennale, trasformando l’arte in «strumento di denuncia contro l’autoritarismo». La sua morte riaccende i riflettori su una sequenza di omicidi e attentati che negli ultimi anni hanno colpito oppositori russi in esilio – da Londra a Berlino, da Kiev a Tallinn – e che secondo gli analisti dell’Europa orientale disegnano una strategia di repressione transnazionale condotta con metodi sempre più diretti.
Le circostanze dell’agguato rafforzano i sospetti di un’esecuzione pianificata. Secondo fonti investigative polacche, i due fermati sarebbero arrivati in taxi dalla Bielorussia poco prima del delitto, e il luogo scelto – a seicento metri dalla rappresentanza diplomatica bielorussa – appare tutt’altro che casuale. Media russi indipendenti, come Novaja Gazeta, ipotizzano un coinvolgimento di ambienti legati ai “kadyrovcy”, i miliziani ceceni fedeli a Kadyrov e spesso utilizzati dal Cremlino per operazioni sporche all’estero. Da Bruxelles, osservatori della sicurezza europea sottolineano che il modus operandi – colpi di grazia a corpo già a terra, nessun tentativo di rapina – corrisponde al profilo di un omicidio su commissione, e che la scelta di colpire in una città di provincia polacca, lontana dai grandi centri, mirava a ridurre l’esposizione mediatica immediata.
L’Italia è toccata dalla vicenda non solo per la mobilitazione veneziana a cui Skrepetsky aveva preso parte, ma perché il caso conferma che il territorio dell’Unione è diventato un campo aperto per regolamenti di conti politici importati dallo spazio post-sovietico. La reazione di Varsavia, che ha immediatamente attivato i servizi interni e avviato una cooperazione con Europol, indica la volontà di non archiviare il delitto come un fatto di cronaca nera qualunque. Tuttavia, la presenza di sospetti bielorussi e la prossimità del consolato di Minsk introducono una variabile delicata: il regime di Lukašenko, sempre più integrato con l’apparato repressivo russo, potrebbe aver offerto una retrovia logistica, trasformando la Bielorussia in una piattaforma per colpire dissidenti rifugiati nell’Ue.
L’omicidio di Skrepetsky giunge in un momento in cui le cancellerie europee discutono come rafforzare la protezione degli esuli politici russi e bielorussi. Se verrà accertato il mandante, l’episodio rischia di inasprire ulteriormente le relazioni diplomatiche con Mosca e Minsk, già logorate dalla guerra in Ucraina. Ma al di là delle reazioni immediate, la morte dell’artista che spazzava le strade con la bandiera russa per gettarla nella spazzatura pone una domanda più ampia: quanto è disposta l’Europa a tollerare che il lungo braccio del Cremlino raggiunga i suoi dissidenti anche nel cuore dello spazio Schengen?
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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L'uccisione dell'artista russo Semion Skarpetsky in Polonia viene descritta come un'esecuzione a sangue freddo orchestrata dai servizi russi, un monito per tutti i critici del Cremlino. L'evento è presentato come una violazione scioccante della sicurezza in territorio europeo, che solleva allarme sulla portata delle operazioni di Mosca. La narrazione sottolinea la satira provocatoria anti-Putin dell'artista e la sua fuga dalla Russia, suggerendo un omicidio politico.
Un cittadino russo è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco nella Polonia orientale; i media lo identificano come l'artista Semyon Skrepetsky, noto per opere satiriche contro Putin. La polizia ha arrestato un sospetto vicino al consolato bielorusso ma non ha confermato un movente politico. La cronaca resta cauta, attenendosi alle dichiarazioni ufficiali ed evitando speculazioni su un'esecuzione di Stato.
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