
Israele colpisce il Libano sud il giorno dopo l’accordo quadro
Un attacco con drone israeliano su Nabatieh al-Fawqa, fuori dalla zona di sicurezza dichiarata, mette subito alla prova l’intesa mediata da Washington.
Meno di ventiquattr’ore dopo la firma a Washington di un accordo quadro per una pace duratura tra Israele e Libano, un drone israeliano ha colpito sabato la località di Nabatieh al-Fawqa, nel sud del Paese. Secondo fonti militari israeliane, l’operazione ha preso di mira un individuo ritenuto una minaccia per le truppe dispiegate nell’area, senza fornire ulteriori prove. L’agenzia di stampa statale libanese ha confermato l’attacco, che non ha causato vittime immediate, ma ha colpito un parco divertimenti della città, situata al di fuori della «zona di sicurezza» che Israele ha dichiarato di voler mantenere nel Libano meridionale.
L’intesa, raggiunta con la mediazione del segretario di Stato americano Marco Rubio, prevede un ritiro graduale e limitato delle forze israeliane da due aree pilota a nord e a sud del fiume Litani, dove dovrebbe subentrare l’esercito libanese. Da parte israeliana, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha descritto il movimento come l’abbandono di posizioni «non necessarie», ma ha ribadito che le truppe rimarranno nella fascia di sicurezza finché Hezbollah non sarà disarmato. In un’ottica libanese, il presidente Joseph Aoun ha interpretato l’accordo come la fine dell’occupazione, mentre il movimento sciita Hezbollah lo ha respinto con durezza: il suo leader, Naim Qassem, lo ha definito «un errore che legittima l’occupazione israeliana», e il deputato Hassan Fadlallah ha messo in guardia contro «gravi divisioni interne» e una lesione della sovranità nazionale.
L’attacco di sabato evidenzia la fragilità del meccanismo appena concordato. L’accordo quadro istituisce canali di coordinamento militare e delinea un percorso per ridurre la presenza di Hezbollah nel sud, ma lascia irrisolti i nodi centrali: il disarmo della milizia e il ritiro completo israeliano. Secondo analisti europei, la stabilizzazione del Libano è cruciale per la sicurezza del Mediterraneo orientale, con possibili ripercussioni sui flussi migratori e sugli approvvigionamenti energetici che toccano direttamente l’Italia e l’Unione Europea. La prosecuzione delle ostilità, anche a ridotta intensità, rischia di vanificare il fragile consenso interno libanese e di prolungare una crisi umanitaria che già grava sulle capacità di accoglienza della regione.
L’escalation che ha portato al tavolo negoziale era iniziata a fine febbraio, quando Hezbollah aveva aperto un fronte di rappresaglia per l’uccisione della Guida suprema iraniana Ali Khamenei in un raid congiunto israelo-statunitense. Dopo mesi di bombardamenti israeliani sul Libano, l’amministrazione americana ha premuto per un’intesa che ora si trova a un bivio. I prossimi passi prevedono lo schieramento dell’esercito libanese nelle zone pilota, ma la condizione posta da Israele – il disarmo di Hezbollah – appare difficilmente realizzabile senza un nuovo accordo politico interno. Il dossier resta aperto, con la prospettiva di ulteriori colloqui tecnici e il rischio costante che singoli episodi di violenza facciano deragliare il percorso diplomatico.
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Appena un giorno dopo la firma dell'accordo di pace, l'esercito sionista ha lanciato un attacco con droni nel sud del Libano, violando l'intesa. Ciò dimostra le reali intenzioni di Israele e la fragilità di qualsiasi cessate il fuoco. L'attacco è stato immotivato e condannato.
Un giorno dopo l'accordo di sicurezza mediato dagli Stati Uniti, Israele ha effettuato un attacco con droni nel sud del Libano contro sospetti militanti che rappresentavano una minaccia immediata per le forze israeliane. L'operazione era una misura difensiva necessaria, in linea con l'obiettivo dell'accordo di ridurre le tensioni neutralizzando le minacce. L'attacco ha colpito individui al di fuori della zona di sicurezza, dimostrando l'impegno di Israele a proteggere i propri soldati.
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