
Israele intensifica i raid nel Sud del Libano mentre si profila un accordo tra Iran e Stati Uniti
Nonostante i segnali di una possibile intesa tra Teheran e Washington, l'esercito israeliano ha lanciato nuove offensive su oltre 20 località libanesi, causando vittime e distruzioni.
La tensione in Medio Oriente non accenna a diminuire. Mentre Stati Uniti e Iran sembrano avvicinarsi a un accordo per porre fine al conflitto regionale, Israele ha intensificato le operazioni militari nel Sud del Libano, colpendo oltre settanta obiettivi di Hezbollah nelle ultime ventiquattr'ore. L'esercito israeliano ha emesso ordini di evacuazione per la città di Nabatieh e per più di venti altre località, mentre l'aviazione ha condotto raid aerei su diverse aree, inclusi i distretti di Tiro e Jezzine. Secondo fonti libanesi, tra le vittime figurano il sindaco di Ar-Rihan, Ali Badie, e un soldato dell'esercito libanese rimasto gravemente ferito in un attacco con drone.
Dal punto di vista militare, Hezbollah ha risposto con una serie di attacchi mirati contro le forze israeliane. Utilizzando droni suicidi del tipo "Ababil", la milizia sciita ha colpito un veicolo militare israeliano sulle colline di Al-Hamamss e un centro di comando nei pressi di Yahmar al-Shiqif. Inoltre, razzi e missili sono stati lanciati contro una base militare israeliana a Maroun al-Ras e contro un raduno di veicoli blindati a Jadida Mais al-Jabal. La difesa aerea di Hezbollah ha inoltre intercettato un drone israeliano avanzato Hermes 450, costringendolo a ritirarsi. Secondo il ministero della Salute israeliano, dall'inizio della tregua in Libano, 858 persone sono rimaste ferite nel nord di Israele a causa degli attacchi provenienti dal territorio libanese.
Sul fronte diplomatico, l'ottimismo per un possibile accordo tra Iran e Stati Uniti si scontra con la realtà sul terreno. Secondo fonti vicine ai negoziati, l'intesa potrebbe includere un cessate il fuoco in Libano, ma le condizioni poste da Israele e Hezbollah restano distanti. Il presidente libanese Joseph Aoun ha sottolineato che il paese si trova di fronte a una scelta cruciale: o lo Stato detiene il monopolio delle armi, o rimane ostaggio delle milizie. Il primo ministro Nawaf Salam ha chiesto a Hezbollah di consegnare le armi e di sostenere i negoziati con Washington. Nel frattempo, l'esercito israeliano ha continuato a far saltare in aria edifici governativi e abitazioni a Bint Jbeil, mentre l'aviazione ha colpito obiettivi anche nell'est del Libano.
La comunità internazionale osserva con preoccupazione l'escalation. Bruxelles teme che un allargamento del conflitto possa innescare una nuova crisi migratoria verso l'Europa, mentre Pechino invita alla moderazione e al dialogo. Per l'Italia, la stabilità del Libano è cruciale, dato il contingente militare italiano impegnato nella missione UNIFIL. Gli analisti sottolineano che, senza una soluzione politica, il ciclo di violenza rischia di perpetuarsi, con conseguenze devastanti per la popolazione civile e per l'intera regione.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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I media iraniani denunciano le aggressioni israeliane in Libano, sottolineando la resistenza di Hezbollah e le vittime civili. Viene enfatizzato il fallimento di Israele nel fermare gli attacchi, mentre si evidenzia la determinazione della resistenza libanese. La narrazione è fortemente critica verso Israele e solidale con il Libano.
I media del Golfo riportano le incursioni israeliane e le vittime in Libano con toni misurati, concentrandosi sui fatti e sulle cifre. Viene data attenzione alle evacuazioni e ai danni, senza schierarsi apertamente. La copertura è più distaccata rispetto ad altri blocchi.
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