
Intel e la tregua Iran-Usa rilanciano Wall Street, ma l’Europa resta cauta
Il rally dei semiconduttori e l’estensione del cessate il fuoco nel Golfo Persico alimentano il rimbalzo dei listini americani, mentre le Borse del Vecchio Continente digeriscono con prudenza la svolta restrittiva della Fed.
Wall Street ha invertito bruscamente la rotta giovedì, spinta da un doppio impulso che ha temporaneamente messo in ombra le inquietudini monetarie. Il Philadelphia Semiconductor Index è balzato del 6,4%, con Intel in rialzo di oltre il 10% dopo che il presidente Donald Trump ha annunciato un accordo con Apple per progettare e produrre chip negli Stati Uniti. Contemporaneamente, il greggio è scivolato ai minimi da inizio marzo: Washington e Teheran hanno firmato un’intesa provvisoria che prolunga di sessanta giorni il cessate il fuoco di aprile, e le prime navi hanno ripreso a transitare nello Stretto di Hormuz, il collo di bottiglia energetico globale paralizzato dalla guerra scoppiata a fine febbraio. L’allentamento delle tensioni sul petrolio ha offerto un sollievo immediato ai timori inflazionistici che avevano avvelenato i listini per settimane.
Il rimbalzo ha permesso agli investitori di accantonare, almeno per una seduta, la svolta restrittiva della Federal Reserve. Sotto la nuova presidenza di Kevin Warsh, la banca centrale americana ha ribadito la priorità assoluta del contenimento dei prezzi, con diversi membri del comitato che hanno segnalato la necessità di ulteriori rialzi dei tassi. Secondo gli analisti di Wall Street, la combinazione di un nuovo presidente, proiezioni hawkish e una dispersione di vedute senza precedenti all’interno del FOMC alza l’asticella per qualsiasi intervento a breve, suggerendo una fase prolungata di politica monetaria in attesa. I mercati scontano ora una probabilità del 50% di un aumento di 25 punti base a settembre, ma la tregua mediorientale e il rally dei tecnologici hanno spostato momentaneamente l’attenzione dal costo del denaro alla resilienza dell’economia reale.
In Europa, la reazione è stata più tiepida e differenziata. Le Borse del Vecchio Continente, che avevano chiuso prima della riunione della Fed, hanno scontato con un giorno di ritardo il tono più aggressivo della banca centrale statunitense. Francoforte e Milano sono rimaste sostanzialmente invariate, Parigi ha guadagnato un modesto 0,14%, mentre Londra ha ceduto oltre l’1,2%, appesantita dall’esposizione ai settori delle materie prime che hanno risentito del calo del petrolio. Per l’Italia, il ribasso del greggio rappresenta un’ancora di salvezza: riduce la bolletta energetica e allenta la pressione sull’inflazione importata, offrendo un po’ di respiro ai titoli di Stato, i cui rendimenti restano però condizionati dall’orientamento della Fed e dalle incognite sulla manovra di bilancio.
Nonostante l’euforia, il quadro resta fragile. Trump ha minacciato di riprendere le ostilità se l’Iran non rispetterà gli impegni, e la riapertura dello Stretto di Hormuz è ancora in fase iniziale. Dal fronte mediorientale, gli osservatori avvertono che il protocollo d’intesa è solo un ponte verso negoziati complessi, con il rischio di nuove fiammate che potrebbero far risalire il petrolio e riaccendere le paure inflazionistiche. Sul versante tecnologico, la scommessa su Intel e sulla produzione domestica di chip resta legata a tempi di realizzazione incerti, in un settore dove la domanda di semiconduttori per l’intelligenza artificiale continua a crescere ma la concorrenza asiatica rimane agguerrita. In questo intreccio di tregua geopolitica, svolta industriale e vigilanza monetaria, i mercati globali si preparano a un’estate di alti e bassi, con lo sguardo fisso sull’evoluzione del dossier iraniano e sulle prossime mosse della Fed.
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I listini di Wall Street rimbalzano grazie al rally dei semiconduttori e all'ottimismo per la tregua USA-Iran, che spinge il petrolio ai minimi da marzo. L'entusiasmo è frenato dalla Fed: gli analisti si aspettano una lunga pausa sui tassi.
Wall Street sale grazie ai chip e alla tregua con l'Iran, ma Trump avverte che riprenderà gli attacchi se Teheran non rispetta i patti. L'accordo offre solo una tregua temporanea, lasciando aperto il rischio di nuove escalation.
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