
Incendiate due moschee in Cisgiordania: escalation di violenza tra coloni e palestinesi
Dopo scontri mortali a Tell, attacchi di rappresaglia dei coloni israeliani innescano una vasta operazione militare e nuove tensioni internazionali.
Nella notte tra sabato e domenica, due moschee nei villaggi palestinesi di Qusra e Kour, in Cisgiordania occupata, sono state date alle fiamme in quelli che fonti palestinesi descrivono come attacchi di coloni israeliani. Sui muri sono apparse scritte in ebraico come “vendetta per Benayahu” – riferimento a una delle due vittime israeliane degli scontri di venerdì a Tell – e “la terra d’Israele si redime col sangue”. Gli incendi sono l’episodio più visibile di un’ondata di violenze di rappresaglia che ha colpito diversi villaggi, con case, auto e uliveti danneggiati, e che ha spinto le forze armate israeliane a lanciare un’imponente operazione di sicurezza con oltre 130 arresti e il blocco di strade e accessi ospedalieri.
Le autorità palestinesi, compreso il governatore di Nablus Ghassan Douglas, attribuiscono l’origine degli scontri di Tell all’ingresso di un gruppo di coloni armati nel villaggio, da loro descritto come una provocazione, e denunciano una sistematica impunità per le violenze dei coloni, che a loro dire il governo Netanyahu tollera per ragioni elettorali in vista del voto di ottobre. L’esercito israeliano, da parte sua, ha confermato che i civili israeliani erano entrati nell’area senza coordinamento e ha aperto un’indagine sugli incendi alle moschee, condannando i danni a luoghi di culto. Tuttavia, secondo osservatori internazionali e organizzazioni per i diritti umani, le inchieste militari raramente portano ad arresti o procedimenti contro i coloni coinvolti in atti di violenza. Il governo israeliano ha inquadrato l’operazione in corso come un’azione antiterrorismo su larga scala, annunciando al contempo l’accelerazione della regolarizzazione di avamposti coloniali e la costruzione di nuovi insediamenti, una mossa che secondo analisti europei potrebbe aggravare ulteriormente le tensioni.
La dinamica degli eventi di Tell resta oggetto di versioni contrastanti. Secondo la ricostruzione palestinese, i residenti sono usciti per difendere le proprie case dall’incursione dei coloni; l’esercito israeliano sostiene che un palestinese abbia strappato l’arma a un colono e aperto il fuoco, uccidendo un membro della squadra di sicurezza dell’insediamento di Havat Gilad e un maggiore dell’IDF. Video circolati sui social mostrano momenti della colluttazione e successivi spari da parte di soldati israeliani. In risposta, il primo ministro Netanyahu ha ordinato la demolizione delle case di due sospettati palestinesi e il rafforzamento della presenza militare, con unità ridislocate dal Libano e da Gaza verso la Cisgiordania.
L’escalation si inserisce in un contesto di violenza crescente dal 7 ottobre 2023: secondo dati delle Nazioni Unite e dell’Autorità Palestinese, oltre 1.100 palestinesi sono stati uccisi in Cisgiordania, mentre fonti israeliane riportano almeno 48 vittime israeliane tra civili e forze di sicurezza. La comunità internazionale, con un appello di Papa Leone XIV e prese di posizione dell’Unione Europea, ha chiesto il rispetto dello status quo dei luoghi santi e la fine delle decisioni unilaterali. Le prossime settimane diranno se l’indagine militare sugli incendi porterà a misure concrete o se, come in passato, resterà senza conseguenze giudiziarie, mentre l’operazione di sicurezza prosegue e il governo israeliano prepara nuovi passi sul fronte insediativo.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.60 | critical |
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| Stampa israeliana | −0.30 | critical |
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.90 | critical |
L'Atlantica denuncia la violenza dei coloni e l'inerzia del governo israeliano, chiedendo responsabilità.
Presenta la violenza come conseguenza diretta di una politica governativa permissiva, creando un nesso causale tra azione dei coloni e omissione dello Stato.
Il blocco omette il dettaglio che un palestinese ha sottratto un'arma a un colono durante lo scontro iniziale, che potrebbe spostare la colpa.
Israele riconosce la doppia minaccia del terrorismo e della violenza dei coloni, esigendo una risposta equilibrata dal proprio governo.
Equipara simmetricamente le due forme di violenza per legittimare una posizione di equidistanza, pur mantenendo la centralità della sicurezza israeliana.
Il blocco omette le quattro vittime palestinesi dello scontro di venerdì, concentrandosi solo sulle due morti israeliane.
Il mondo arabo denuncia l'aggressione dei coloni e chiede protezione per i palestinesi, sottolineando l'illegalità dell'occupazione.
Utilizza la descrizione dettagliata degli atti vandalici e dei graffiti per evocare un'immagine di vittimizzazione e barbarie, mobilitando la solidarietà internazionale.
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