
Fifa pagherà l’arbitro somalo respinto dagli Usa: il caso che imbarazza il Mondiale
Omar Artan, miglior fischietto africano, fermato a Miami con l’accusa di legami terroristici; l’Uefa lo ha già designato per la Supercoppa Europea.
La Fifa ha deciso di versare l’intero compenso previsto per il Mondiale 2026 all’arbitro somalo Omar Abdulkadir Artan, a cui le autorità statunitensi hanno negato l’ingresso nel Paese per presunti legami con il terrorismo. La notizia, diffusa dalla Bbc e confermata dall’agenzia di stampa tedesca, chiude solo in parte una vicenda che ha sollevato un’ondata di indignazione internazionale. Artan, 34 anni, era stato nominato miglior arbitro africano del 2025 e avrebbe dovuto rappresentare il continente nella massima competizione calcistica, primo somalo in assoluto a raggiungere tale traguardo.
Giunto all’aeroporto di Miami con passaporto diplomatico e visto per ingresso singolo, Artan è stato trattenuto per undici ore dalle autorità di frontiera, interrogato su presunti collegamenti con il gruppo militante somalo Al Shabab e infine respinto su un volo per Istanbul. Secondo fonti governative americane, la decisione sarebbe legata a una generica “associazione con sospetti membri di organizzazioni terroristiche", ma lo stesso arbitro ha sempre dichiarato di non conoscere alcun militante. "Avevo i documenti giusti, ero lì solo per arbitrare", ha raccontato una volta rientrato a Mogadiscio, dove è stato accolto come un eroe nazionale.
La scelta di Washington ha scatenato reazioni aspre: analisti statunitensi vicini al Dipartimento per la Sicurezza Interna hanno parlato di una misura discriminatoria piuttosto che di reale minaccia, un cortocircuito burocratico che getta un’ombra sulla credibilità organizzativa del Mondiale. Da Bruxelles, il gesto simbolico dell’Uefa non si è fatto attendere: Artan è stato immediatamente designato per arbitrare la Supercoppa Europea del 12 agosto a Salisburgo, tra Paris Saint-Germain e Aston Villa. Un segnale chiaro — secondo i circoli diplomatici europei — di come il Vecchio Continente intenda distinguersi, scegliendo la via dell’integrazione e del merito sportivo rispetto alle rigidità securitarie d’oltreoceano.
Il caso Artan assume un rilievo che va oltre il singolo episodio. Con il Mondiale allargato a tre nazioni e un’attenzione crescente alle politiche dei visti, è lecito chiedersi quanti altri professionisti potrebbero incontrare ostacoli simili, specie provenendo da aree geografiche considerate a rischio. Per l’Italia e l’Europa, abituate a ospitare grandi eventi sportivi in un quadro di libera circolazione, la vicenda rappresenta un banco di prova per i futuri negoziati sulla mobilità internazionale con gli Stati Uniti. Mentre la Fifa cerca di contenere i danni con il pagamento integrale del compenso, la domanda di fondo resta: può un arbitro essere condannato senza prove, in nome di una sicurezza che rischia di trasformarsi in esclusione sistemica?
Come la stessa storia è raccontata altrove.
2 gruppi editoriali · 4 lingue
L'arbitro somalo Omar Artan è stato trattenuto per 11 ore e respinto dagli Stati Uniti per presunti legami terroristici, ma la FIFA gli garantirà l'intero compenso previsto per il Mondiale. Nonostante l'ingiustificata umiliazione, la sua professionalità viene riconosciuta con il pagamento completo.
Il rifiuto degli Stati Uniti di far entrare l'arbitro somalo è stato un inizio pessimo per il Mondiale. La decisione, basata su vaghi sospetti terroristici, getta un'ombra sull'evento e rivela le politiche migratorie discriminatorie dell'amministrazione.
Articoli correlati
Cattedrale Unesco in fiamme a Kiev: nove morti, pace ancora lontana
10 lingue · 34 testate
SportIran al Mondiale, tra guerra e pace: il calcio in trincea a Los Angeles
7 lingue · 23 testate
SportSvezia, esordio travolgente: 5-1 alla Tunisia e la doppietta di Ayari, eroe senza esultanza
6 lingue · 23 testate