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Il Reflecting Pool di Trump si tinge di verde: alghe e candeggina nel sogno presidenziale

Dopo una ristrutturazione da 14 milioni di dollari, lo stagno simbolo di Washington è invaso dalle alghe. L’amministrazione usa perossido di idrogeno, mentre altri progetti urbanistici finiscono in tribunale.

A pochi giorni dal completamento dell’ambiziosa ristrutturazione voluta da Donald Trump, il Reflecting Pool ai piedi del Lincoln Memorial si è trasformato in una palude verde. Il presidente aveva immaginato un fondale «American flag blue», un azzurro profondo che richiamasse i colori della bandiera, ma la biologia ha avuto la meglio: una fioritura di alghe ha invaso i venticinque milioni di litri d’acqua, spingendo i turisti a usare filtri fotografici per nascondere il disastro. Per rimediare, squadre di operai in giubbotti catarifrangenti hanno versato perossido di idrogeno al 12 per cento – una sostanza che i Centri per il controllo delle malattie americani associano a irritazioni respiratorie e ustioni chimiche – suscitando allarme tra i residenti e gli ambientalisti. «Non l’avevo mai visto così verde, è un caos», ha commentato un abitante della zona, mentre una turista cinese, Farrah Lu, rassegnata, ha dichiarato che avrebbe semplicemente applicato un filtro alle sue foto.

L’episodio non è isolato, ma si inserisce in una più ampia offensiva estetica con cui l’ex tycoon intende ridisegnare il paesaggio della capitale federale. Oltre alla piscina riflettente, Trump ha promosso un nuovo salone da ballo alla Casa Bianca, un imponente arco sul Potomac e, soprattutto, un «Giardino Nazionale degli Eroi Americani» a West Potomac Park. Proprio quest’ultimo progetto è finito al centro di una causa federale intentata da organizzazioni per la tutela del patrimonio culturale: secondo gli atti depositati presso la Corte distrettuale di Washington, il Dipartimento degli Interni e il National Park Service avrebbero ignorato un decreto del Congresso che vieta nuove opere commemorative lungo il grande asse trasversale del National Mall. Parallelamente, l’amministrazione ha presentato appello contro l’ordine di un giudice di ripristinare entro il 4 luglio i siti storici e i materiali rimossi dai parchi nazionali in vista delle celebrazioni per i duecentocinquant’anni dell’America, un contenzioso che rischia di lasciare vuoti simbolici proprio durante l’anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza.

Dai media asiatici l’ironia è palpabile. Il South China Morning Post e Media Indonesia hanno sottolineato la contraddizione tra la retorica trumpiana del «drenare la palude» e uno stagno presidenziale che si trasforma letteralmente in acquitrino. In Europa, Le Figaro e il Göteborgs-Posten hanno puntato l’attenzione sui costi lievitati: dai 17 milioni di corone svedesi inizialmente stimati – circa 1,7 milioni di dollari – si è passati a una spesa finale di oltre 134 milioni di corone, quasi otto volte tanto, per un risultato effimero. Analisti di Bruxelles leggono la vicenda come l’ennesima dimostrazione di una governance che privilegia l’immagine sulla sostanza, mentre Pechino osserva con distacco le difficoltà di un avversario politico nel gestire persino l’estetica dei propri monumenti.

La soluzione chimica adottata – il perossido di idrogeno – è stata difesa dal Dipartimento degli Interni come «più delicata del cloro» e adatta alle piscine naturali, ma le immagini aeree mostrano che le alghe, seppur diradate ai bordi, persistono in ammassi al centro della vasca. Il rischio per la fauna selvatica, dalle anatre agli insetti acquatici, rimane oggetto di preoccupazione, mentre la stampa americana si interroga sull’efficacia a lungo termine di un intervento che ricorda le disavventure di qualsiasi proprietario di piscina domestica, moltiplicato per la scala monumentale del Mall. Nel frattempo, la battaglia legale sul Giardino degli Eroi e il ripristino dei siti storici potrebbe ridefinire i limiti del potere presidenziale sul paesaggio simbolico della democrazia americana, con ripercussioni che andranno ben oltre il colore dell’acqua.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa atlantica / anglosfera
ironiascetticismodistacco

A pochi giorni da una ristrutturazione da 14,2 milioni di dollari voluta da Trump per rendere la Reflecting Pool 'blu bandiera americana', le alghe l'hanno nuovamente tinta di verde acceso. L'amministrazione ora punta il dito contro l'era Obama, mentre le squadre aspirano le alghe in vista delle celebrazioni del 4 luglio.

Stampa europea continentale/ dach_plus
scetticismoironiaschadenfreude

La costosa ristrutturazione del Reflecting Pool voluta da Trump doveva farlo risplendere di blu patriottico, ma nel giro di pochi giorni le alghe lo hanno reso di un verde acceso. Proprio in tempo per le celebrazioni del 250° compleanno della nazione, si pompa e si schiuma, mentre la colpa viene scaricata su Obama.

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martedì 16 giugno 2026

Il Reflecting Pool di Trump si tinge di verde: alghe e candeggina nel sogno presidenziale

Dopo una ristrutturazione da 14 milioni di dollari, lo stagno simbolo di Washington è invaso dalle alghe. L’amministrazione usa perossido di idrogeno, mentre altri progetti urbanistici finiscono in tribunale.

A pochi giorni dal completamento dell’ambiziosa ristrutturazione voluta da Donald Trump, il Reflecting Pool ai piedi del Lincoln Memorial si è trasformato in una palude verde. Il presidente aveva immaginato un fondale «American flag blue», un azzurro profondo che richiamasse i colori della bandiera, ma la biologia ha avuto la meglio: una fioritura di alghe ha invaso i venticinque milioni di litri d’acqua, spingendo i turisti a usare filtri fotografici per nascondere il disastro. Per rimediare, squadre di operai in giubbotti catarifrangenti hanno versato perossido di idrogeno al 12 per cento – una sostanza che i Centri per il controllo delle malattie americani associano a irritazioni respiratorie e ustioni chimiche – suscitando allarme tra i residenti e gli ambientalisti. «Non l’avevo mai visto così verde, è un caos», ha commentato un abitante della zona, mentre una turista cinese, Farrah Lu, rassegnata, ha dichiarato che avrebbe semplicemente applicato un filtro alle sue foto.

L’episodio non è isolato, ma si inserisce in una più ampia offensiva estetica con cui l’ex tycoon intende ridisegnare il paesaggio della capitale federale. Oltre alla piscina riflettente, Trump ha promosso un nuovo salone da ballo alla Casa Bianca, un imponente arco sul Potomac e, soprattutto, un «Giardino Nazionale degli Eroi Americani» a West Potomac Park. Proprio quest’ultimo progetto è finito al centro di una causa federale intentata da organizzazioni per la tutela del patrimonio culturale: secondo gli atti depositati presso la Corte distrettuale di Washington, il Dipartimento degli Interni e il National Park Service avrebbero ignorato un decreto del Congresso che vieta nuove opere commemorative lungo il grande asse trasversale del National Mall. Parallelamente, l’amministrazione ha presentato appello contro l’ordine di un giudice di ripristinare entro il 4 luglio i siti storici e i materiali rimossi dai parchi nazionali in vista delle celebrazioni per i duecentocinquant’anni dell’America, un contenzioso che rischia di lasciare vuoti simbolici proprio durante l’anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza.

Dai media asiatici l’ironia è palpabile. Il South China Morning Post e Media Indonesia hanno sottolineato la contraddizione tra la retorica trumpiana del «drenare la palude» e uno stagno presidenziale che si trasforma letteralmente in acquitrino. In Europa, Le Figaro e il Göteborgs-Posten hanno puntato l’attenzione sui costi lievitati: dai 17 milioni di corone svedesi inizialmente stimati – circa 1,7 milioni di dollari – si è passati a una spesa finale di oltre 134 milioni di corone, quasi otto volte tanto, per un risultato effimero. Analisti di Bruxelles leggono la vicenda come l’ennesima dimostrazione di una governance che privilegia l’immagine sulla sostanza, mentre Pechino osserva con distacco le difficoltà di un avversario politico nel gestire persino l’estetica dei propri monumenti.

La soluzione chimica adottata – il perossido di idrogeno – è stata difesa dal Dipartimento degli Interni come «più delicata del cloro» e adatta alle piscine naturali, ma le immagini aeree mostrano che le alghe, seppur diradate ai bordi, persistono in ammassi al centro della vasca. Il rischio per la fauna selvatica, dalle anatre agli insetti acquatici, rimane oggetto di preoccupazione, mentre la stampa americana si interroga sull’efficacia a lungo termine di un intervento che ricorda le disavventure di qualsiasi proprietario di piscina domestica, moltiplicato per la scala monumentale del Mall. Nel frattempo, la battaglia legale sul Giardino degli Eroi e il ripristino dei siti storici potrebbe ridefinire i limiti del potere presidenziale sul paesaggio simbolico della democrazia americana, con ripercussioni che andranno ben oltre il colore dell’acqua.

Divergenza delle fonti

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Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

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A pochi giorni da una ristrutturazione da 14,2 milioni di dollari voluta da Trump per rendere la Reflecting Pool 'blu bandiera americana', le alghe l'hanno nuovamente tinta di verde acceso. L'amministrazione ora punta il dito contro l'era Obama, mentre le squadre aspirano le alghe in vista delle celebrazioni del 4 luglio.

Stampa europea continentale/ dach_plus
scetticismoironiaschadenfreude

La costosa ristrutturazione del Reflecting Pool voluta da Trump doveva farlo risplendere di blu patriottico, ma nel giro di pochi giorni le alghe lo hanno reso di un verde acceso. Proprio in tempo per le celebrazioni del 250° compleanno della nazione, si pompa e si schiuma, mentre la colpa viene scaricata su Obama.

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