
Il greggio torna a salire dopo la rottura della tregua tra Washington e Teheran
La dichiarazione di Trump sulla fine del cessate il fuoco e i nuovi raid americani riaccendono i timori per le forniture globali di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz.
Il prezzo del petrolio ha registrato un’impennata superiore al 5% nella seduta di mercoledì, portando il Brent a sfiorare gli 80 dollari al barile per la prima volta in oltre due settimane, dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato «finito» l’accordo provvisorio di cessate il fuoco con l’Iran e ha ordinato una nuova serie di attacchi contro obiettivi militari iraniani. La reazione dei mercati è stata immediata: i future sul greggio Brent hanno chiuso a 78,02 dollari, mentre il West Texas Intermediate è salito a 73,52 dollari, livelli che non si vedevano dalla seconda metà di giugno. La mossa americana, accompagnata dal ripristino delle sanzioni sulle esportazioni di petrolio iraniano, ha interrotto bruscamente il fragile ottimismo che aveva accompagnato la riapertura parziale dello Stretto di Hormuz nelle scorse settimane.
Il meccanismo di trasmissione della crisi è noto: lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transitava prima del conflitto circa un quinto delle forniture globali di greggio e gas naturale liquefatto, è tornato a essere un collo di bottiglia ad altissimo rischio. Dopo gli attacchi iraniani a tre navi cisterna in transito, le autorità marittime hanno elevato il livello di minaccia a «severo» e diverse compagnie di assicurazione hanno consigliato agli armatori di sospendere i passaggi. Secondo analisti del Golfo, i flussi petroliferi in uscita dalla regione sono scesi al 71% dei livelli normali, rispetto all’83% registrato nei primi giorni dopo la riapertura di giugno. La prospettiva di un’interruzione prolungata ha riacceso il premio di rischio geopolitico sui prezzi, in un contesto in cui le scorte strategiche di molti paesi importatori restano basse dopo i mesi di blocco.
L’onda d’urto si è propagata rapidamente sui mercati finanziari globali. I rendimenti dei titoli di Stato a breve termine sono balzati in Europa e in Asia, con i Bund tedeschi a 2 anni in rialzo di oltre 10 punti base, mentre i future sui tassi della Federal Reserve hanno ripreso a scontare quasi 40 punti base di ulteriori rialzi entro fine anno. Le borse asiatiche, già provate dalla correzione dei titoli legati all’intelligenza artificiale, hanno registrato forti perdite, con Seul in calo di oltre il 5% in una sola seduta. In Europa, il timore di un nuovo shock inflazionistico ha penalizzato i listini, con Milano e Francoforte in deciso arretramento, mentre a Wall Street il Dow Jones ha perso oltre l’1%. Per l’Italia, importatore netto di energia, il rialzo del greggio si traduce in una pressione immediata sui costi di raffinazione e sui prezzi alla pompa, proprio mentre il governo cercava di consolidare il calo delle quotazioni dei carburanti.
Sul fronte diplomatico, i segnali restano contraddittori. Trump ha alternato minacce di nuovi attacchi – inclusa la possibilità di colpire l’isola di Kharg, snodo cruciale per l’export iraniano – a dichiarazioni più sfumate, affermando di non volere una guerra su larga scala e lasciando aperta la porta a nuovi colloqui. Da Teheran, il negoziatore capo ha avvertito che «l’intimidazione e la rottura degli impegni non resteranno senza costo», mentre fonti vicine alla Guardia rivoluzionaria promettono una campagna di ritorsioni su larga scala contro le basi americane nella regione. Il prossimo banco di prova sarà la tenuta dei negoziati previsti nell’arco dei sessanta giorni stabiliti dal memorandum d’intesa di giugno: se il dialogo dovesse arenarsi definitivamente, il premio di rischio sui barili potrebbe restare elevato per mesi, alimentando una volatilità destinata a condizionare le decisioni delle banche centrali e i bilanci delle famiglie europee.
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
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| Stampa africana subsahariana | −0.20 | neutral |
I mercati si calmano, la tensione è transitoria. Il presidente Trump ha già aperto alla diplomazia.
Sottolineando la dichiarazione di Trump sulla rapida conclusione e le possibilità di dialogo, si ridimensiona l'impatto delle ostilità.
Non menziona le dimensioni e la localizzazione dei nuovi attacchi statunitensi, né le azioni di rappresaglia iraniana, che nel breve termine potrebbero rendere instabile la tregua.
I governi in difficoltà vedono vanificati i loro sforzi per ridurre i prezzi dei carburanti. La comunità internazionale deve intervenire per proteggere i consumatori.
Evidenziando le conseguenze dirette sui prezzi al consumo e le difficoltà dei paesi importatori, si costruisce una narrazione di vittimismo economico.
Tralascia le dichiarazioni di Trump sulla rapida conclusione del conflitto e la successiva stabilizzazione dei prezzi, che ridimensionerebbero l'allarme.
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