
Il disgelo tra Città del Messico e Lima passa dall’apertura di Fujimori e dalla cautela di Sheinbaum
La presidente messicana accoglie il gesto della neoeletta leader peruviana ma ribadisce la condanna per la detenzione di Castillo, mentre affida al cancelliere i primi contatti.
La volontà di ricucire la frattura diplomatica tra Perù e Messico ha trovato un primo, cauto allineamento. La presidente eletta peruviana, Keiko Fujimori, ha dichiarato di avere «tutta l’intenzione» di riallacciare i rapporti bilaterali, interrotti da Lima alla fine del 2022. Da Città del Messico, la presidente Claudia Sheinbaum ha risposto con una formula speculare – «sì, abbiamo intenzione di recuperare la relazione» – ma ha subito ricordato che la rottura fu una decisione unilaterale del governo peruviano e ha incaricato il ministro degli Esteri, Roberto Velasco, di avviare un canale di comunicazione con la squadra della futura amministrazione Fujimori per definire le modalità del riavvicinamento.
Secondo fonti diplomatiche latinoamericane, la crisi ebbe origine dal sostegno offerto dall’allora presidente messicano Andrés Manuel López Obrador all’ex capo di Stato Pedro Castillo, destituito e arrestato dopo aver tentato di sciogliere il Congresso. Il Messico concesse asilo politico alla famiglia di Castillo e successivamente all’ex prima ministra Betssy Chávez, condannata per il suo ruolo nel tentativo di colpo di stato. Lima interpretò quelle mosse come un’ingerenza nei propri affari interni, espulse l’ambasciatore messicano e richiamò il proprio. La posizione messicana, ribadita ora da Sheinbaum, si fonda sulla convinzione che la detenzione di Castillo sia stata «arbitraria» e priva di base giuridica, tesi recentemente avvalorata da una risoluzione di un gruppo di lavoro delle Nazioni Unite che ne ha chiesto la liberazione immediata.
Agli occhi degli analisti di Bruxelles, il riavvicinamento tra le due sponde latinoamericane assume un rilievo che oltrepassa la dimensione bilaterale. Un ripristino dei pieni rapporti diplomatici e commerciali – sospesi anche i trattati – favorirebbe la stabilità di un’area su cui l’Unione Europea ha investito in termini di accordi di associazione e cooperazione. Resta tuttavia un nodo politico: Sheinbaum ha chiarito che la condanna della detenzione di Castillo «non cambierà», lasciando intendere che il nuovo esecutivo peruviano dovrà confrontarsi con una divergenza di fondo che il semplice passaggio di consegne non dissolve automaticamente.
Il dossier si inserisce in un quadro regionale più ampio. Mentre con Lima si delinea una finestra di dialogo, il governo messicano mantiene congelate le relazioni con l’Ecuador dopo l’irruzione nella sua ambasciata a Quito dell’aprile 2024 per arrestare l’ex vicepresidente Jorge Glas. Sheinbaum ha escluso qualsiasi riavvicinamento con il presidente Daniel Noboa, subordinando un’eventuale ripresa dei contatti all’esito di un procedimento giudiziario internazionale e al soddisfacimento delle richieste messicane. I primi contatti tecnici tra le cancellerie di Messico e Perù sono attesi nelle prossime settimane, prima dell’insediamento di Fujimori previsto per il 28 luglio.
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Il Messico apre la porta ma con condizioni: la liberazione di Castillo resta un punto fermo.
Il blocco inquadra il riavvicinamento come uno scambio condizionato, dove la disponibilità del Messico è legata a una richiesta pregressa, creando un equilibrio asimmetrico.
La vaghezza della dichiarazione di Fujimori—senza passi concreti—viene minimizzata, facendo apparire la risposta messicana più definitiva di quanto non sia.
Il Perù cerca di ricucire i rapporti con il Messico, ma senza offrire dettagli.
Il blocco riduce la storia a un nudo scambio fattuale, eliminando il contesto della disputa sull'asilo e la posizione condizionale del Messico, presentandola come un semplice gesto diplomatico.
La condizionalità della risposta messicana—l'insistenza sul rilascio di Castillo—è del tutto assente, così come qualsiasi menzione dello scetticismo interno in entrambi i paesi.
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