
I corsi fantasma: quando l’università offre più posti che aspiranti
Dal Messico all’India, lo squilibrio tra domanda e offerta formativa rivela un sistema globale in affanno, tra aule semivuote e carenza di posti nelle regioni più popolose.
Solo quattro aspiranti per cinquanta posti disponibili: è il dato impietoso della licenciatura in Desarrollo comunitario para el envejecimiento della UNAM, la più grande università del Messico. Un paradosso che si ripete per almeno nove carriere dello stesso ateneo – da Etnomusicologia a Geografia applicata – dove nell’anno accademico 2026-2027 l’offerta supera abbondantemente la domanda. Nel frattempo, nello Stato indiano del Kerala, oltre quattrocentoquarantamila domande si contendono trecentomila posti per le scuole superiori, lasciando decine di migliaia di studenti senza un banco, soprattutto nel distretto di Malappuram. Questa tensione fra vuoti e pieni, che attraversa continenti e gradi d’istruzione, racconta molto di più di semplici statistiche: svela le asimmetrie di un sistema educativo globale che fatica a leggere i bisogni reali delle società.
In Messico, la risposta del governo alla sete di istruzione superiore si chiama Universidad Abierta y a Distancia, che dal prossimo luglio metterà a bando ventimila nuovi posti per la modalità a distanza, parte di un piano per crearne trecentotrentamila entro il 2030. L’iniziativa, cara alla presidente Sheinbaum, punta a democratizzare l’accesso, ma il fenomeno opposto dei corsi UNAM desertati suggerisce una frattura più profonda. Secondo gli analisti di Città del Messico, non si tratta solo di mancata diffusione o di oscuri sbocchi professionali: è il sintomo di un orientamento che non intercetta le aspirazioni di una generazione, spesso attratta da percorsi più tradizionali come Medicina o Giurisprudenza, e di un mercato del lavoro che non dialoga con l’accademia.
Anche in Brasile il disallineamento è evidente. Il programma Sisu+, che assegna le cattedre rimaste vuote dopo la selezione centrale, apre le iscrizioni il 15 giugno per il secondo semestre, tentando di ridurre gli sprechi. Eppure la necessità stessa di un meccanismo di riempimento postumo segnala, secondo gli esperti di Brasilia, una pianificazione che stenta a calibrare l’offerta sulla domanda territoriale e sociale. In India, il problema assume tratti opposti ma ugualmente distorti: il Kerala vede un eccesso di domanda che si infrange contro la carenza di posti nelle aree settentrionali, mentre nel resto dello Stato restano vacanti oltre settantamila banchi. Qui, osservano gli studiosi di Nuova Delhi, la mobilità limitata e le disuguaglianze infrastrutturali rendono ogni allottamento una lotteria geografica.
Guardando avanti, questi scompensi interrogano anche l’Europa. In Italia, il crollo demografico sta già svuotando molti corsi di laurea, mentre persistono affollamenti in alcune nicchie professionalizzanti. Le esperienze latinoamericane e asiatiche offrono uno specchio: investire solo sull’aumento dei posti, senza un’analisi minuziosa dei flussi di studenti e delle competenze richieste, rischia di generare laureati per impieghi che non esistono o, al contrario, di lasciare intere regioni prive di istruzione. La sfida per i decisori politici, dai distretti del Kerala ai palazzi di Bruxelles, è dunque duplice: cucire l’offerta formativa sui territori e, al tempo stesso, prepararli a un mercato del lavoro in perpetuo mutamento.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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I media latinoamericani presentano l'annuncio di 20.000 nuovi posti per corsi di laurea online come un passo pragmatico verso l'obiettivo nazionale di ampliare l'accesso all'istruzione superiore entro il 2030. I reportage segnalano anche capacità inutilizzata in alcuni programmi tradizionali, suscitando commenti sulla necessità di allineare la domanda degli studenti con l'offerta istituzionale.
La stampa indiana inquadra l'espansione delle iscrizioni con una nota di allarme, sottolineando il numero impressionante di candidati rispetto ai posti disponibili e i significativi vuoti che persistono anche dopo i primi turni. La copertura mette in dubbio l'efficienza del sistema di assegnazione e il disallineamento tra aspirazione e offerta.
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