
Francia, fine dell’era Deschamps: Zidane pronto a raccogliere l’eredità
La sconfitta per 2-0 contro la Spagna nella semifinale di Dallas chiude quattordici anni di gestione e apre la strada al ritorno in panchina dell’ex fuoriclasse.
La semifinale dell’AT&T Stadium di Arlington ha spento il sogno mondiale della Francia e ha scritto la parola fine sul lunghissimo ciclo di Didier Deschamps. La Spagna si è imposta con un 2-0 costruito su un rigore di Mikel Oyarzabal al 22’ e su un raddoppio di Pedro Porro al 58’, innescato da Dani Olmo. I Bleus, apparsi privi di mordente e mai realmente in grado di impensierire la Roja, hanno chiuso con appena dieci tiri totali e un dato di expected goals fermo a 0,3, il più basso dell’intero torneo. La delusione è stata amplificata dal calendario: la caduta è arrivata il 14 luglio, giorno della festa nazionale francese, un dettaglio che ha reso ancora più amara la notte texana.
La sconfitta ha innescato reazioni severe. In Francia, la stampa sportiva ha parlato di una squadra «altezzosa e presuntuosa», incapace di entrare in partita, e ha messo sotto accusa sia la prestazione collettiva sia singoli come Digne, autore del fallo da rigore, e Olise, indicato come il nuovo talento generazionale ma sovrastato dalla superiorità tattica spagnola. Kylian Mbappé, capitano e stella, ha ricevuto un raro 3 in pagella da L’Équipe e ha ammesso: «Non abbiamo fatto la partita che volevamo, eravamo in tre contro due a centrocampo e contro la Spagna è dura». Parole che, lette da osservatori internazionali, suonano come un’implicita critica all’impianto tattico di Deschamps.
Per il tecnico basco, 57 anni, l’ultimo atto sarà la finale per il terzo posto di sabato a Miami, contro la perdente di Argentina-Inghilterra. Si chiude così un’era cominciata nel 2012, impreziosita dal titolo mondiale del 2018, dalla finale del 2022 e da una semifinale nel 2026, e segnata da un record: con 26 partite dirette in un Mondiale, Deschamps ha superato Helmut Schön diventando il selezionatore con più presenze nella storia della competizione. Lui stesso, nella notte della sconfitta, ha scelto di non parlare del futuro, limitandosi a dirsi «estremamente felice e orgoglioso di tutto ciò che abbiamo fatto».
La successione appare già definita. Secondo quanto filtra dagli ambienti federali e dalle indiscrezioni raccolte dalla stampa europea, Zinedine Zidane ha un accordo verbale con la Federazione francese e firmerà i documenti formali subito dopo il Mondiale. L’ex campione del mondo, fermo dal 2021 dopo l’esperienza al Real Madrid, avrebbe rifiutato ogni altra proposta negli ultimi otto mesi per attendere proprio questa chiamata. Con lui, secondo i media transalpini, arriveranno i fedeli assistenti David Bettoni e Hamidou Msaidie, e un progetto tecnico che punta su Michael Olise come numero 10.
L’eredità che attende Zidane è pesante. Dovrà gestire una generazione di talenti che, nonostante la profondità della rosa, non è riuscita a ripetere l’impresa del 2018, e dovrà farlo in un contesto in cui le aspettative restano altissime. La partita per il terzo posto, pur essendo la meno desiderata, offrirà a Deschamps l’occasione di un commiato dignitoso e alla Francia la possibilità di voltare pagina prima dell’annuncio ufficiale del nuovo corso.
| Stampa europea continentale | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | +0.20 | neutral |
| Stampa africana subsahariana | −0.30 | critical |
La Francia esce dal Mondiale con una sconfitta umiliante; Deschamps lascia tra polemiche e accuse, mentre Zidane attende il suo turno.
Il blocco amplifica il linguaggio emotivo e il dramma personale (accuse, 'pessima figura') per inquadrare l'uscita come un fallimento morale, rendendo l'arrivo di Zidane una sorta di rinnovamento purificatore.
Il blocco omette il record storico di Deschamps come allenatore con più presenze ai Mondiali, che attenuerebbe la narrazione del fallimento.
Zidane ha già un accordo verbale con la federazione francese; l'uscita di Deschamps è solo un passaggio burocratico verso la nuova era.
Il blocco tratta la successione come un fatto compiuto, usando fonti come Fabrizio Romano per creare un senso di inevitabilità, spostando così l'attenzione dalla sconfitta al futuro.
Il blocco omette le dure critiche a Deschamps e la deludente prestazione della squadra, che attenuerebbero il tono celebrativo su Zidane.
Deschamps ottiene una partita d'addio che nessuno vuole, con la Francia che ha totalizzato solo 10 tiri e 0.3 xG in una prestazione piatta.
Il blocco usa statistiche fredde (tiri, xG) per inquadrare la sconfitta come una sottoperformance fattuale, evitando giudizi emotivi o morali, rendendo la narrazione apparentemente obiettiva.
Il blocco omette la narrazione dell'imminente successione di Zidane, centrale nell'inquadratura di altri blocchi, mantenendo così il focus esclusivamente sul record statistico di Deschamps.
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