
El Niño, allerta globale: in Sudamerica si incrociano crisi energetica, politica e sanitaria
Il fenomeno previsto come il più intenso dal 1950 minaccia dighe, ponti, raccolti e accende le polemiche sulla transizione energetica in Colombia e Perù.
Le previsioni confermate dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale e dagli istituti meteorologici sudamericani non lasciano margini: El Niño in arrivo potrebbe essere il più forte degli ultimi settant’anni, con probabilità di intensità “molto forte” che superano l’80%. Le anomalie termiche del Pacifico equatoriale stanno già riscrivendo i regimi pluviali, imponendo a governi ancora in rodaggio o in scadenza un test di resilienza che si annuncia severo.
In Perù, la transizione presidenziale tra José María Balcázar e la neo-eletta Keiko Fujimori ha esposto la fragilità della macchina pubblica: ponti critici non manutenuti, progetti di difesa fluviale bloccati da anni, farmaci scaduti e nessun piano di contingenza operativo. L’associazione dei produttori agricoli AGAP calcola che siano a rischio oltre due milioni di ettari, con otto milioni di persone esposte lungo costa e sierra. In Uruguay, il presidente Orsi coordina un sistema nazionale di emergenza basato sui dati raccolti dal 1998, tentando di unificare protocolli frammentati.
La stessa urgenza si respira in Colombia, dove il nodo energetico è il più spinoso. Il Governo ha proposto telelavoro e lezioni a distanza per contenere i consumi durante la manutenzione dell’unico rigassificatore di Cartagena, operazione che ridurrà temporaneamente del 76% la capacità termica nell’area caraibica. I grandi operatori – da EPM al Grupo Energía Bogotá – denunciano un deficit di energia in firme di 700 MW e ritardi nella trasmissione che isolano la capitale, mentre i grembi industriali (ANDI, Andesco) imputano all’esecutivo uscente di Gustavo Petro scelte ideologiche e scarsa lungimiranza.
L’eco arriva fino all’Europa. Sebbene il Vecchio Continente non viva l’impatto diretto delle piogge torrenziali o della siccità andina, i mercati delle materie prime – caffè, zucchero, banane – potrebbero risentire dei danni alle colture sudamericane, con ripercussioni sui prezzi al consumo. L’evento climatico diventa così un banco di prova globale per la capacità di prevenzione: l’Italia e l’UE osservano mentre accelerano sul Green Deal, consapevoli che l’adattamento è ormai una priorità di sicurezza economica.
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