
Bambini bielorussi sotto attacco: il bus colpito, la Russia accusa, l’Ucraina nega
L’attacco a un pullman con una squadra di calcio giovanile bielorussa in territorio russo scatena una tempesta diplomatica, mentre Mosca e Minsk parlano di terrorismo e Kiev respinge ogni addebito.
Il 17 giugno, un drone di tipo aereo ha colpito un autobus a due piani che trasportava una squadra di calcio giovanile bielorussa lungo la strada A240 nella regione russa di Brjansk, al confine con l’Ucraina. Il pullman, partito da Gomel e diretto alla località balneare di Gelendžik sul Mar Nero, trasportava 44 passeggeri, di cui 28 bambini. Nell’attacco è morta una donna, Viktorija Goroško, accompagnatrice della squadra e madre di due figlie, originaria di Lugansk; almeno sette persone sono rimaste ferite, tra cui cinque minori, uno dei quali in condizioni gravi. Le immagini diffuse dalle autorità locali mostrano il veicolo crivellato di schegge e con i finestrini distrutti. Il governatore ad interim di Brjansk, Egor Kovalčuk, ha denunciato un «attacco mirato» e il Cremlino, per bocca del portavoce Dmitrij Peskov, ha qualificato l’accaduto come «atto terroristico» del «regime di Kiev». Il presidente Vladimir Putin ha immediatamente ordinato al ministro della Sanità Michail Muraško di inviare specialisti e coordinare le cure, mentre Minsk ha disposto l’invio di tre équipe di rianimazione e di un elicottero medicalizzato per riportare in patria i feriti.
La reazione diplomatica è stata immediata e dura. Il ministero degli Esteri bielorusso ha condannato l’attacco definendolo «un altro atto di terrorismo contro la popolazione civile» e ha chiesto a Kiev «spiegazioni esaurienti», pur sottolineando – con una nota di cautela – la necessità di evitare l’invio di gruppi di minori in zone di conflitto o aree limitrofe. Anche il Comitato investigativo bielorusso ha aperto un fascicolo per terrorismo, in coordinamento con gli omologhi russi. Da Mosca, il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha accusato le forze ucraine di colpire deliberatamente obiettivi civili «per seminare panico e minare l’unità del popolo», mentre la portavoce Marija Zacharova ha invitato le organizzazioni internazionali e i governi a condannare pubblicamente l’accaduto, avvertendo che «il silenzio significherà approvazione e incoraggiamento dei terroristi di Kiev». Il segretariato dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) ha espresso cordoglio, e le Nazioni Unite, tramite il portavoce Stéphane Dujarric, hanno ribadito che gli attacchi contro civili sono proibiti dal diritto internazionale umanitario e devono cessare immediatamente.
Kiev ha respinto ogni responsabilità. Lo Stato Maggiore delle Forze Armate ucraine ha dichiarato che «nel periodo indicato le Forze di Difesa dell’Ucraina non hanno impiegato droni contro obiettivi nel territorio della regione di Brjansk», bollando le accuse come «false». In ambienti vicini all’Ucraina e in canali d’opposizione si è diffusa la tesi di una provocazione orchestrata dai servizi russi per trascinare Minsk più a fondo nel conflitto, ipotesi però smentita da fonti russe che sottolineano la traiettoria del drone dalla frontiera ucraina e la portata dei velivoli senza pilota in dotazione a Kiev, in grado di raggiungere agevolmente quel tratto di strada. La vicenda si inserisce in un’escalation di attacchi transfrontalieri: lo stesso giorno, sulla medesima arteria, un altro drone ha colpito un’auto con a bordo una donna incinta e i suoi due figli, e un camion carico di fertilizzanti; nei giorni precedenti erano stati presi di mira un’ambulanza e i ponti di collegamento con la Crimea.
L’episodio assume un significato che va oltre la cronaca di guerra. Colpire un autobus di bambini bielorussi in territorio russo significa toccare due alleati chiave con un unico gesto, in un momento in cui il presidente bielorusso Aleksandr Lukašenko ha più volte ribadito la volontà di non inviare truppe in Ucraina. La reazione di Minsk, che pur condannando con forza ha inserito un monito sulla prudenza negli spostamenti verso zone di conflitto, rivela la tensione tra la solidarietà con Mosca e il timore di essere risucchiata in un allargamento del conflitto. Per l’Europa e l’Italia, che seguono con apprensione ogni segnale di coinvolgimento bielorusso, l’attacco ripropone il dilemma di come reagire a violazioni del diritto umanitario senza apparire schierati. Peskov ha previsto che le capitali europee ignoreranno ancora una volta la tragedia, ma ha insistito sulla necessità di continuare a «raccontare al mondo queste atrocità». La risposta russa, ha aggiunto, sarà il proseguimento dell’«operazione speciale militare» per mettere in sicurezza il Paese. In questo intreccio di accuse, smentite e propaganda, la sorte dei bambini feriti – e della donna uccisa – rischia di diventare l’ennesimo tassello di una guerra in cui la verità è la prima vittima.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Un drone ucraino ha colpito deliberatamente un autobus con una squadra di calcio giovanile bielorussa, uccidendo una donna e ferendo diversi bambini. L'attacco dimostra la natura terroristica del regime di Kiev, che non esita a prendere di mira i civili. Mosca e Minsk risponderanno duramente a questo crimine.
Un drone ucraino ha colpito un autobus che trasportava una squadra di calcio giovanile bielorussa nella regione di Bryansk, uccidendo una donna e ferendo diversi bambini, secondo le autorità russe. È stata avviata un'indagine penale sull'accaduto.
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