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Economialunedì 15 giugno 2026

Dalla Svezia all’Iran, il paradosso dei prezzi alimentari: sconti europei e impennate globali

Mentre Stoccolma taglia l’IVA e il cibo costa meno, in America Latina, India e Iran i rincari alimentari spingono l’inflazione e mettono a rischio la tenuta sociale.

Il quadro globale dei prezzi alimentari presenta, in questa primavera del 2026, un paradosso che va dalla Scandinavia al Golfo Persico. In Svezia, secondo le rilevazioni dell’organizzazione dei pensionati PRO, il costo del paniere alimentare è sceso in media di oltre il 6 per cento in sei mesi: un calo netto, mai registrato prima, che segue il dimezzamento dell’IVA sui generi alimentari dal 12 al 6 per cento entrato in vigore ad aprile. Agrumi, succhi d’arancia, burro e latticini sono tra i prodotti che hanno registrato i ribassi più marcati. Tutte le catene distributive, osserva PRO, si sono impegnate a trasferire il taglio fiscale ai consumatori, anche se permangono forti differenze tra i singoli punti vendita.

Sullo scenario opposto si collocano molte economie emergenti. A Bogotá l’inflazione annua degli alimenti ha raggiunto in maggio il 6 per cento, con i prodotti deperibili in crescita del 14,8 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, spinti prima dalle piogge eccessive e poi dalla siccità. L’inflazione di fondo, che esclude alimentari e prezzi amministrati, è risalita al 5,98 per cento, il valore più alto dal giugno 2024, riaccendendo le pressioni sulla banca centrale affinché mantenga elevati i tassi di interesse. Ancora più a sud, a Buenos Aires, l’istituto nazionale di statistica ha calcolato che una famiglia tipo di quattro persone ha avuto bisogno di quasi un milione e mezzo di pesos per non scivolare sotto la soglia di povertà, con un rincaro del 2 per cento su aprile, solo marginalmente al di sotto dell’inflazione generale.

La tensione si fa cronica quando si guarda al Medio Oriente e all’Asia meridionale. A Teheran i dati ufficiali raccontano che il prezzo dell’olio alimentare, bene legato per oltre il 90 per cento alle importazioni di materie prime, è aumentato di venti volte negli ultimi cinque anni, crescendo a una velocità più che doppia rispetto alla media dei generi alimentari e oltre tre volte superiore all’inflazione complessiva. Due choc valutari – l’eliminazione del dollaro sussidiato nel 2022 e una nuova stretta sui tassi di cambio nell’inverno scorso – hanno innescato un’accelerazione tale da portare l’inflazione iraniana ai massimi dell’ultimo mezzo secolo. A Mumbai, gli economisti osservano che l’inflazione al dettaglio indiana di maggio, al 3,93 per cento, è la più alta della nuova serie dei prezzi al consumo, con i prodotti alimentari in salita al 4,78 per cento e i servizi di trasporto merci balzati del 7,63 per cento, segno che i rincari energetici cominciano a propagarsi lungo le filiere.

Che cosa lega esperienze tanto distanti? Il minimo comun denominatore è la dipendenza dal clima e dalle valute. La Svezia ha potuto sfruttare un’arma fiscale per calmierare i listini, ma per economie importatrici di derrate e di energia – e con monete sotto pressione – lo spazio di manovra è esiguo. Mentre le banche centrali di Bogotá e Nuova Delhi valutano le prossime mosse, la divergenza tra un Nord che sperimenta ribassi temporanei e un Sud globale che accumula rincari rischia di allargare ulteriormente la forbice delle disuguaglianze già esacerbata dagli anni dell’alta inflazione.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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In Svezia i prezzi alimentari sono scesi nettamente dopo il taglio dell'IVA alimentare dal 12 al 6 per cento in aprile. Un paniere dei pensionati è calato in media di oltre il sei per cento in un anno, anche se restano ampie differenze regionali.

Stampa latinoamericana/ mercato
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In America Latina l'inflazione alimentare accelera, sospinta da siccità, piogge intense e problemi di offerta. In Argentina una famiglia di quattro persone ha avuto bisogno di quasi 1,5 milioni di pesos a maggio solo per restare sopra la soglia di povertà, mentre in Colombia l'inflazione di fondo è risalita al 6 per cento, alimentando dubbi sulla politica dei tassi della banca centrale.

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