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Nel castello di Nolan, il rap incontra Omero: cronache dalla nuova 'Odissea'

L'adattamento del poema omerico firmato Christopher Nolan ha mobilitato star, sale IMAX e secchielli da collezione, riportando il viaggio di Ulisse al centro del presente.

Il rapper americano Travis Scott era «morto di paura» il primo giorno di riprese. Non per un concerto, non per una festa: in un castello italiano, davanti a Christopher Nolan e ad attori come Anne Hathaway e Tom Holland, Scott è salito su un tavolo di legno per recitare versi di Omero. «Non era la follia di un mio show – ha raccontato – era qualcosa di serio». Così, tra un tavolo traballante e l'occhio impassibile del regista, è iniziato il viaggio filmico dell'Odissea più attesa del secolo.

Uscita in luglio, la pellicola ha infranto record su record: 264 milioni di dollari solo nel primo fine settimana globale, il miglior debutto in carriera per Nolan, con un secondo weekend che ha retto in modo sorprendente, calando solo del 30% in Nord America. Le sale IMAX, specie quelle da 70 mm – appena 41 nel mondo, nessuna in Italia – hanno registrato il tutto esaurito per mesi, mentre spettatori di ogni latitudine si accalcavano per vedere i mostri e gli dei dell'antichità prendere corpo con una definizione mai raggiunta prima. Ma il successo non si è fermato alla proiezione: negli Stati Uniti, il secchiello per popcorn a forma di cavallo di Troia, venduto a 70 dollari, è andato esaurito in poche ore, segno di come il film abbia invaso anche l'immaginario ludico e collezionistico.

Secondo i critici latinoamericani, il vero tratto distintivo di questa Odissea sta nell'equilibrio tra la fedeltà al testo omerico e l'impronta autoriale di Nolan, capace di innestare sul mito una sensibilità quasi biblica. Ulisse, interpretato da un Matt Damon che per il ruolo ha perso quasi dieci chili adottando una dieta senza glutine e rinunciando alla birra, non è più solo l'eroe astuto e vendicativo del poema. È un uomo tormentato dal senso di colpa, consapevole di aver violato «leggi sacre dell'ospitalità di Zeus» con l'inganno del cavallo di legno, e che nel corso dei suoi dieci anni di peregrinazioni cerca qualcosa di più di un ritorno a casa: cerca un'espiazione. Questa lettura, sottolineano analisti statunitensi, porta il film a dialogare con la tradizione cristiana, nel momento stesso in cui ridimensiona la presenza degli dèi omerici, presentati più come «socialmente utili» che reali.

L'impatto non è stato solo tecnologico o commerciale. A rendere palpabile la risonanza contemporanea del poema hanno contribuito anche tanti dettagli laterali: John Leguizamo, che per interpretare il fedele Eumeo ha dovuto indossare lenti a contatto che lo rendevano cieco per quattordici ore al giorno, o la piccola riproduzione del cane Argo che in alcune sale europee è diventata l'oggetto del desiderio dei fan. In Svezia, un teatro di Uppsala ha allestito per i bambini uno spettacolo giocoso sui mostri e gli dèi dell'Odissea, mentre a Francoforte i cinefili possono incrociare, sul ponte di ferro che porta a Sachsenhausen, un'iscrizione in greco antico che evoca il «navigare su mari colore del vino verso genti di strana lingua». In Messico e in Argentina, intanto, gli editori hanno colto l'occasione per riproporre l'Odissea a fumetti di Sébastien Ferran, un trittico che restituisce con segno graffiante la stessa epica senza tempo.

E in fondo, come ricordano gli studi classici, è proprio in una scena marginale che l'epica tocca il suo vertice di sobria emozione: il vecchio cane Argo, ricoperto di parassiti e abbandonato su un letamaio, riconosce il padrone dopo vent'anni di assenza. Odisseo si commuove, ma non può accarezzarlo per non tradire la sua identità davanti ai pretendenti. Il cane muore subito dopo, in pace. Un frammento di tenerezza che, nella trasposizione di Nolan, forse diventa il riflesso più nitido di una civiltà che cerca, tra mostri e vendette, la via del ritorno.

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sabato 25 luglio 2026

Nel castello di Nolan, il rap incontra Omero: cronache dalla nuova 'Odissea'

L'adattamento del poema omerico firmato Christopher Nolan ha mobilitato star, sale IMAX e secchielli da collezione, riportando il viaggio di Ulisse al centro del presente.

Il rapper americano Travis Scott era «morto di paura» il primo giorno di riprese. Non per un concerto, non per una festa: in un castello italiano, davanti a Christopher Nolan e ad attori come Anne Hathaway e Tom Holland, Scott è salito su un tavolo di legno per recitare versi di Omero. «Non era la follia di un mio show – ha raccontato – era qualcosa di serio». Così, tra un tavolo traballante e l'occhio impassibile del regista, è iniziato il viaggio filmico dell'Odissea più attesa del secolo.\n\nUscita in luglio, la pellicola ha infranto record su record: 264 milioni di dollari solo nel primo fine settimana globale, il miglior debutto in carriera per Nolan, con un secondo weekend che ha retto in modo sorprendente, calando solo del 30% in Nord America. Le sale IMAX, specie quelle da 70 mm – appena 41 nel mondo, nessuna in Italia – hanno registrato il tutto esaurito per mesi, mentre spettatori di ogni latitudine si accalcavano per vedere i mostri e gli dei dell'antichità prendere corpo con una definizione mai raggiunta prima. Ma il successo non si è fermato alla proiezione: negli Stati Uniti, il secchiello per popcorn a forma di cavallo di Troia, venduto a 70 dollari, è andato esaurito in poche ore, segno di come il film abbia invaso anche l'immaginario ludico e collezionistico.\n\nSecondo i critici latinoamericani, il vero tratto distintivo di questa Odissea sta nell'equilibrio tra la fedeltà al testo omerico e l'impronta autoriale di Nolan, capace di innestare sul mito una sensibilità quasi biblica. Ulisse, interpretato da un Matt Damon che per il ruolo ha perso quasi dieci chili adottando una dieta senza glutine e rinunciando alla birra, non è più solo l'eroe astuto e vendicativo del poema. È un uomo tormentato dal senso di colpa, consapevole di aver violato «leggi sacre dell'ospitalità di Zeus» con l'inganno del cavallo di legno, e che nel corso dei suoi dieci anni di peregrinazioni cerca qualcosa di più di un ritorno a casa: cerca un'espiazione. Questa lettura, sottolineano analisti statunitensi, porta il film a dialogare con la tradizione cristiana, nel momento stesso in cui ridimensiona la presenza degli dèi omerici, presentati più come «socialmente utili» che reali.\n\nL'impatto non è stato solo tecnologico o commerciale. A rendere palpabile la risonanza contemporanea del poema hanno contribuito anche tanti dettagli laterali: John Leguizamo, che per interpretare il fedele Eumeo ha dovuto indossare lenti a contatto che lo rendevano cieco per quattordici ore al giorno, o la piccola riproduzione del cane Argo che in alcune sale europee è diventata l'oggetto del desiderio dei fan. In Svezia, un teatro di Uppsala ha allestito per i bambini uno spettacolo giocoso sui mostri e gli dèi dell'Odissea, mentre a Francoforte i cinefili possono incrociare, sul ponte di ferro che porta a Sachsenhausen, un'iscrizione in greco antico che evoca il «navigare su mari colore del vino verso genti di strana lingua». In Messico e in Argentina, intanto, gli editori hanno colto l'occasione per riproporre l'Odissea a fumetti di Sébastien Ferran, un trittico che restituisce con segno graffiante la stessa epica senza tempo.\n\nE in fondo, come ricordano gli studi classici, è proprio in una scena marginale che l'epica tocca il suo vertice di sobria emozione: il vecchio cane Argo, ricoperto di parassiti e abbandonato su un letamaio, riconosce il padrone dopo vent'anni di assenza. Odisseo si commuove, ma non può accarezzarlo per non tradire la sua identità davanti ai pretendenti. Il cane muore subito dopo, in pace. Un frammento di tenerezza che, nella trasposizione di Nolan, forse diventa il riflesso più nitido di una civiltà che cerca, tra mostri e vendette, la via del ritorno.

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