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Geopoliticamartedì 16 giugno 2026

Come Washington aggira il blocco iraniano copiando le tattiche di Teheran

Un'operazione militare segreta trasferisce petrolio nave-a-nave nel Golfo, usando droni ed elicotteri, mentre l'abbattimento di un Apache svela la portata della crisi.

L’abbattimento di un elicottero Apache americano da parte iraniana il 9 giugno ha squarciato il velo su una massiccia operazione clandestina che Washington conduce da inizio maggio per mantenere aperto il flusso del greggio dal Golfo Persico. Secondo un’inchiesta Reuters basata su dati satellitari e undici fonti dirette, l’esercito statunitense ha orchestrato almeno 92 trasferimenti nave-a-nave di petrolio al largo delle coste di Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti, e di Sohar, in Oman, movimentando circa 90 milioni di barili. La tecnica – lo shuttle di greggio tra petroliere in rada, scortate da droni aerei e marini – replica esattamente il metodo usato per anni dall’Iran per eludere le sanzioni internazionali sulle proprie esportazioni.

L’operazione è scattata dopo che Teheran, sfruttando la sua posizione sullo Stretto di Hormuz, ha di fatto imposto un blocco navale alle esportazioni energetiche dei Paesi del Golfo, provocando un’impennata dei prezzi e un vuoto di offerta che ha allarmato i mercati globali. Fonti mediorientali descrivono un ponte logistico senza precedenti: convogli di petroliere vengono guidati da mezzi militari statunitensi verso punti di trasbordo in acque internazionali, dove il greggio passa su navi cisterna più piccole o su unità dirette ai mercati asiatici ed europei. L’impiego di droni e di elicotteri Apache per il coordinamento – ufficialmente negato dal Pentagono come coinvolgimento diretto – è stato confermato da ex funzionari americani, e proprio uno di questi velivoli è stato abbattuto dalla contraerea iraniana, innescando una rappresaglia immediata.

La scelta di adottare una tattica tipica del nemico rivela la gravità della crisi energetica in corso. Analisti di Bruxelles sottolineano come l’interruzione dello Stretto di Hormuz, canale da cui transita un quinto del petrolio mondiale, metta a rischio diretto le economie europee, già provate dalla volatilità dei prezzi e dalla necessità di diversificare le fonti dopo il divorzio energetico dalla Russia. Per l’Italia, che importa via mare la quasi totalità del proprio fabbisogno, la tenuta di questa rotta alternativa è vitale: senza il greggio mediorientale, lo stoccaggio strategico nazionale coprirebbe poche settimane di consumi.

Da Teheran, l’operazione viene letta come una provocazione che legittima la propria narrativa di resistenza all’«accerchiamento occidentale». L’abbattimento dell’Apache e le successive incursioni aeree americane hanno elevato la temperatura militare in un quadrante già surriscaldato, mentre gli Emirati e l’Oman, pur ospitando di fatto le zone di trasbordo, mantengono un profilo bassissimo per non esporsi a ritorsioni dirette. Pechino e Nuova Delhi, principali acquirenti del greggio dirottato, osservano con preoccupazione: la rotta alternativa allunga i tempi di consegna e aumenta i costi assicurativi, ma garantisce continuità di approvvigionamento.

La prosecuzione dell’operazione dipenderà dalla capacità di Washington di evitare escalation fuori controllo. Il ricorso a uno schema «alla rovescia» – lo stesso usato da Teheran per violare l’embargo – segnala una pericolosa normalizzazione della guerra ibrida nelle acque del Golfo. Se da un lato la Casa Bianca rivendica il successo nel non far collassare il mercato, dall’altro ogni trasferimento in mare è un potenziale incidente diplomatico o un casus belli. Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, la partita si gioca sulla capacità di diversificare rapidamente le fonti e di investire in una marina in grado di proteggere le rotte energetiche, prima che la replica del gioco iraniano diventi la regola.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 1 lingue

38%
TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa atlantica / anglosferaStampa israeliana
Stampa atlantica / anglosfera/ sicurezza
pragmatismodistacco

L'esercito statunitense ha condotto trasferimenti segreti di petrolio nave-a-nave per mantenere le esportazioni di energia dal Golfo, utilizzando droni e elicotteri. La tecnica ricalca quella usata a lungo dall'Iran per aggirare le sanzioni. L'operazione è una risposta pragmatica al blocco de facto dello Stretto di Hormuz.

Stampa israeliana/ sicurezza
pragmatismoironia

Gli Stati Uniti sono riusciti a trasferire decine di milioni di barili di carburante proprio sotto il naso dell'Iran, usando una tattica di contrabbando che Teheran stesso ha perfezionato. L'operazione segreta, condotta con droni e elicotteri, ha permesso di aggirare il blocco dello Stretto di Hormuz. Un'ironica lezione di pragmatismo militare.

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martedì 16 giugno 2026

Come Washington aggira il blocco iraniano copiando le tattiche di Teheran

Un'operazione militare segreta trasferisce petrolio nave-a-nave nel Golfo, usando droni ed elicotteri, mentre l'abbattimento di un Apache svela la portata della crisi.

L’abbattimento di un elicottero Apache americano da parte iraniana il 9 giugno ha squarciato il velo su una massiccia operazione clandestina che Washington conduce da inizio maggio per mantenere aperto il flusso del greggio dal Golfo Persico. Secondo un’inchiesta Reuters basata su dati satellitari e undici fonti dirette, l’esercito statunitense ha orchestrato almeno 92 trasferimenti nave-a-nave di petrolio al largo delle coste di Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti, e di Sohar, in Oman, movimentando circa 90 milioni di barili. La tecnica – lo shuttle di greggio tra petroliere in rada, scortate da droni aerei e marini – replica esattamente il metodo usato per anni dall’Iran per eludere le sanzioni internazionali sulle proprie esportazioni.

L’operazione è scattata dopo che Teheran, sfruttando la sua posizione sullo Stretto di Hormuz, ha di fatto imposto un blocco navale alle esportazioni energetiche dei Paesi del Golfo, provocando un’impennata dei prezzi e un vuoto di offerta che ha allarmato i mercati globali. Fonti mediorientali descrivono un ponte logistico senza precedenti: convogli di petroliere vengono guidati da mezzi militari statunitensi verso punti di trasbordo in acque internazionali, dove il greggio passa su navi cisterna più piccole o su unità dirette ai mercati asiatici ed europei. L’impiego di droni e di elicotteri Apache per il coordinamento – ufficialmente negato dal Pentagono come coinvolgimento diretto – è stato confermato da ex funzionari americani, e proprio uno di questi velivoli è stato abbattuto dalla contraerea iraniana, innescando una rappresaglia immediata.

La scelta di adottare una tattica tipica del nemico rivela la gravità della crisi energetica in corso. Analisti di Bruxelles sottolineano come l’interruzione dello Stretto di Hormuz, canale da cui transita un quinto del petrolio mondiale, metta a rischio diretto le economie europee, già provate dalla volatilità dei prezzi e dalla necessità di diversificare le fonti dopo il divorzio energetico dalla Russia. Per l’Italia, che importa via mare la quasi totalità del proprio fabbisogno, la tenuta di questa rotta alternativa è vitale: senza il greggio mediorientale, lo stoccaggio strategico nazionale coprirebbe poche settimane di consumi.

Da Teheran, l’operazione viene letta come una provocazione che legittima la propria narrativa di resistenza all’«accerchiamento occidentale». L’abbattimento dell’Apache e le successive incursioni aeree americane hanno elevato la temperatura militare in un quadrante già surriscaldato, mentre gli Emirati e l’Oman, pur ospitando di fatto le zone di trasbordo, mantengono un profilo bassissimo per non esporsi a ritorsioni dirette. Pechino e Nuova Delhi, principali acquirenti del greggio dirottato, osservano con preoccupazione: la rotta alternativa allunga i tempi di consegna e aumenta i costi assicurativi, ma garantisce continuità di approvvigionamento.

La prosecuzione dell’operazione dipenderà dalla capacità di Washington di evitare escalation fuori controllo. Il ricorso a uno schema «alla rovescia» – lo stesso usato da Teheran per violare l’embargo – segnala una pericolosa normalizzazione della guerra ibrida nelle acque del Golfo. Se da un lato la Casa Bianca rivendica il successo nel non far collassare il mercato, dall’altro ogni trasferimento in mare è un potenziale incidente diplomatico o un casus belli. Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, la partita si gioca sulla capacità di diversificare rapidamente le fonti e di investire in una marina in grado di proteggere le rotte energetiche, prima che la replica del gioco iraniano diventi la regola.

Divergenza delle fonti

Geopolitica · 7 testate · 1 lingua

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Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Favorevole75%
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Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa atlantica / anglosferaStampa israeliana
Stampa atlantica / anglosfera/ sicurezza
pragmatismodistacco

L'esercito statunitense ha condotto trasferimenti segreti di petrolio nave-a-nave per mantenere le esportazioni di energia dal Golfo, utilizzando droni e elicotteri. La tecnica ricalca quella usata a lungo dall'Iran per aggirare le sanzioni. L'operazione è una risposta pragmatica al blocco de facto dello Stretto di Hormuz.

Stampa israeliana/ sicurezza
pragmatismoironia

Gli Stati Uniti sono riusciti a trasferire decine di milioni di barili di carburante proprio sotto il naso dell'Iran, usando una tattica di contrabbando che Teheran stesso ha perfezionato. L'operazione segreta, condotta con droni e elicotteri, ha permesso di aggirare il blocco dello Stretto di Hormuz. Un'ironica lezione di pragmatismo militare.

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