
Brasile legalizza lo spray al peperoncino per le donne, la Colombia rilancia la cannabis
Due iniziative legislative in America Latina ridisegnano i confini tra autodifesa, libertà personali e controllo statale, con impatti sul dibattito europeo.
Il Brasile ha ufficialmente autorizzato l’acquisto e il possesso di spray al peperoncino per la difesa personale femminile, con la pubblicazione della legge n. 15.474 il 24 luglio. La norma, firmata dal presidente Luiz Inácio Lula da Silva dopo il voto parlamentare, concede a tutte le donne maggiorenni e prive di condanne per reati violenti la possibilità di portare dispositivi non letali a base di oleoresina di capsicum per respingere aggressioni imminenti all’integrità fisica o sessuale. L’erogatore, limitato a 50 ml per i civili, va usato in modo proporzionato e va immediatamente riposto cessata la minaccia; l’uso improprio può comportare sanzioni amministrative e penali. Lula ha tuttavia apposto veti significativi: è stata esclusa l’estensione alle minorenni di 16-17 anni, cancellata l’obbligatorietà della denuncia in caso di furto o smarrimento e stralciate le penalità specifiche per uso indebito, giudicate dal governo potenzialmente sproporzionate verso le stesse donne che la legge intende proteggere.
Sullo sfondo, i dati del Foro Brasiliano di Sicurezza Pubblica spiegano l’urgenza del provvedimento: nel 2025 il Brasile ha registrato 1.571 femminicidi, in crescita del 4% sull’anno precedente, e un aumento del 19% dei tentativi. Secondo le fonti governative, il dispositivo rappresenta uno strumento di difesa temporanea che non si sostituisce all’intervento statale ma colma un vuoto di protezione, in attesa che le autorità perfezionino i piani di prevenzione e contrasto alla violenza di genere. A livello operativo, la vendita sarà sottoposta a rigide regole di tracciabilità: i rivenditori dovranno conservare i dati delle acquirenti per cinque anni e fornire istruzioni sull’uso sicuro; l’esecutivo dovrà definire entro tempi brevi gli standard tecnici e la concentrazione del principio attivo.
Parallelamente, la Colombia si avvia a riesumare un progetto di riforma costituzionale sulla cannabis per uso adulto, già naufragato più volte per mancanza di maggioranze. La proposta, ora trainata dalla bancata del Pacto Histórico, modifica l’articolo 49 della Costituzione per escludere il porto e il consumo di cannabis e derivati dai divieti sulle sostanze psicoattive, purché la produzione, distribuzione e vendita siano autorizzate da licenze statali. Restano fermi i divieti in prossimità di scuole, impianti sportivi, parchi e centri per l’infanzia, con l’obiettivo – secondo i promotori – di scindere il mercato legale dal consumo minorile. L’iniziativa prevede anche misure pedagogiche e terapeutiche per i consumatori problematici, con il vincolo del consenso informato e il divieto di criminalizzazione o internamento forzoso.
Le due iniziative, pur distanti geograficamente e tematicamente, riflettono un riposizionamento latinoamericano su temi di autodeterminazione e sicurezza. In Brasile, la legge sullo spray ha già suscitato interesse in Europa, dove alcune nazioni consentono dispositivi simili con restrizioni variabili: in Italia, ad esempio, lo spray al peperoncino è liberamente venduto ma con limiti sulla capsaicina, e spesso al centro di campagne di sensibilizzazione per la difesa femminile. In Colombia, il dibattito si inserisce in un contesto globale di revisione delle politiche proibizioniste, con osservatori che, da Bruxelles, seguiranno l’iter parlamentare per valutarne la coerenza con le convenzioni internazionali antidroga. Mentre il Brasile attende la regolamentazione tecnica dell’Anvisa, l’agenzia federale di vigilanza sanitaria, il Congresso colombiano dovrà verificare se questa volta il testo riuscirà a superare l’ultimo scoglio, l’ottavo dibattito, senza affondare nuovamente per divisioni interne alla maggioranza.
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