
Blocco di Hormuz e crisi energetica: il mondo sull'orlo del precipizio
La strozzatura del Golfo Persico e le sanzioni alla Russia innescano una tempesta perfetta su energia, cibo e crescita globale, mentre i governi corrono ai ripari tra budget ambiziosi e appelli all'autosufficienza.
La crisi energetica globale ha assunto contorni drammatici. Secondo le stime circolate a Bruxelles, sul mercato mondiale mancano ogni anno 220 miliardi di metri cubi di gas e, quotidianamente, 11 milioni di barili di greggio e 5 milioni di prodotti petroliferi. Il blocco dello Stretto di Hormuz, conseguenza diretta del conflitto in Medio Oriente, unito alle sanzioni contro la Russia per l'invasione dell'Ucraina, ha creato la peggior crisi energetica di sempre. La Banca Mondiale, da Washington, ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita globale per il 2026 al 2,5%, il ritmo più lento dallo shock del Covid-19, con due terzi delle economie declassate. Per l'Europa, che accelera sul piano di abbandono delle fonti fossili senza calmierare i prezzi dei carburanti, il rischio è di "ballare sull'orlo del precipizio", come si osserva nei circoli politici comunitari.
L'onda d'urto si propaga direttamente alla sicurezza alimentare planetaria. Il prezzo dei fertilizzanti sintetici è aumentato del 40% in paesi come il Senegal, spingendo gli agricoltori verso alternative biologiche, mentre l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura lancia l'allarme su una possibile impennata della fame. In Asia, la risposta è duplice. A Dacca, il governo del Bangladesh ha presentato un bilancio 2026-27 che elimina i dazi regolatori sulle spezie e riduce le imposte alla fonte su circa sessanta beni essenziali – riso, olio, cipolle, zucchero – nel tentativo di contenere un'inflazione galoppante. A Giacarta, il presidente Prabowo Subianto ha ribadito che la priorità assoluta è "l'autosufficienza alimentare", mobilitando persino organizzazioni di massa come il Laskar Merah Putih a difesa dei programmi agricoli strategici, mentre l'agenzia nazionale per il cibo assicura che le scorte di riso sono piene e non c'è alcun rischio di penuria.
Le manovre fiscali dei governi riflettono la tensione tra ambizione e realismo. Il Bangladesh ha stanziato 500 miliardi di taka per un fondo startup, esenzioni fiscali per l'industria elettronica e dei semiconduttori, e sgravi su materie prime farmaceutiche, ma il dibattito politico resta aspro: l'opposizione bolla il bilancio come irrealistico, mentre il primo ministro Tarek Rahman accusa le forze avversarie di rifiutare persino un bilancio che taglia le tasse. La federazione degli imprenditori giudica il bilancio attuabile solo con "lungimiranza, efficienza e trasparenza". In Indonesia, il deficit pubblico è salito allo 0,93% del Pil già a marzo 2026, un livello record per il primo trimestre, ma il capo operativo del fondo sovrano Danantara lo definisce "by design", frutto di una strategia che anticipa la spesa pubblica all'inizio dell'anno per sostenere la crescita, prevista al 5% dalla Banca Mondiale. L'India, dal canto suo, ha registrato una crescita del 7,8% nell'ultimo trimestre, beneficiando di accordi commerciali con l'Unione Europea e della riduzione dei dazi americani, ma resta esposta alle turbolenze mediorientali.
Dietro i numeri si delinea una frattura strutturale. La Banca Mondiale avverte che le economie in via di sviluppo, esclusi Cina e India, stanno vivendo un decennio perduto nella convergenza con i redditi dei paesi avanzati. L'Italia e l'Europa, strette tra la transizione verde e la dipendenza energetica, osservano con apprensione: ogni shock sullo Stretto di Hormuz si traduce in un immediato rincaro delle bollette e in un freno all'export manifatturiero. La strada verso il 2027 si annuncia irta di incognite, con El Niño che aggrava le prospettive agricole e una ripresa globale affidata più alla resilienza dei singoli Stati che a una governance multilaterale efficace. In questo scenario, la capacità di coniugare stabilità macroeconomica e protezione sociale – come tentano di fare, con esiti incerti, i bilanci da Dacca a Giacarta – sarà il vero banco di prova.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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L’Unione europea si trova sull’orlo del baratro a causa del blocco di Hormuz e delle sanzioni alla Russia, che hanno creato la peggiore crisi energetica di sempre. Mancano 220 miliardi di metri cubi di gas all’anno e milioni di barili di petrolio al giorno, ma Bruxelles accelera l’abbandono delle fonti fossili e rifiuta di calmierare i prezzi dei carburanti con scostamenti di bilancio, senza rendersi conto del precipizio.
Il bilancio del Bangladesh punta a ridurre le tasse sui beni essenziali, sostenere l’agricoltura e i giovani imprenditori, nel tentativo di stabilizzare l’economia e rassicurare i mercati. Il governo sottolinea di aver eliminato le imposte su 60 prodotti di prima necessità per proteggere i cittadini dall’inflazione, mentre le opposizioni restano scettiche sull’efficacia delle misure.
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