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Dirittodomenica 14 giugno 2026

Autisti di bus, un mestiere pericoloso: dalla furia di Bologna all’eroismo in Brasile

Un orecchio staccato a morsi per pochi metri mancati, un salvataggio provvidenziale dopo un malore, e un automobilista condannato per un lampeggio: tre storie che raccontano la precarietà del trasporto pubblico.

Sabato 13 giugno, a Bologna, un banale ritardo di pochi metri nell’accostare alla pensilina di piazza Minghetti ha scatenato una violenza inaudita. Un passeggero – descritto come un italiano sulla sessantina – è salito a bordo del bus della linea 96 e, dopo aver inveito contro l’autista, lo ha aggredito con sputi e morsi fino a staccargli un pezzo di orecchio, per poi darsi alla fuga prima dell’arrivo della polizia. L’episodio, che ha sconvolto l’opinione pubblica, ha immediatamente portato i sindacati a proclamare per lunedì 15 giugno uno sciopero di otto ore nel bacino bolognese di Tper, “per gravi eventi lesivi dell’incolumità dei lavoratori”. Una reazione che segnala un clima di crescente tensione attorno a chi ogni giorno guida i mezzi pubblici, in Italia come altrove.\n\nBen diversa, eppure emblematica, la cronaca proveniente dal Brasile, a Três Rios, nello stato di Rio de Janeiro. Sempre sabato, un autista di 60 anni è stato colto da un malore – sintomi compatibili con un infarto – mentre conduceva il proprio autobus nel centro cittadino. Qui la tragedia è stata scongiurata dal pronto intervento del cobrador, il bigliettaio di bordo, che ha afferrato il volante e ha condotto il mezzo in sicurezza, evitando incidenti, fino all’arrivo dei soccorsi. Un gesto di lucidità e collaborazione che contrasta nettamente con l’aggressione bolognese, ma che insieme ricordano quanto il mestiere di autista sia esposto a imprevisti estremi: dalla furia di un utente alla fragilità del corpo umano.\n\nDalla Scandinavia arriva un altro tassello di un quadro complesso. In Svezia, un camionista settantenne è stato fermato e denunciato per aver lampeggiato con gli abbaglianti a un taxi che procedeva in modo irregolare lungo l’autostrada E4. L’uomo, convinto che il conducente fosse ubriaco, ha cercato di segnalare il pericolo, ma per la polizia il suo gesto configurava una violazione del codice della strada – è stato condannato per guida pericolosa o comportamento scorretto (il rapporto non specifica l’esatta imputazione). L’episodio svedese mostra come, in certi contesti normativi, persino l’intervento di un comune cittadino a tutela della sicurezza possa trasformarsi in un’infrazione, gettando luce su diverse filosofie di regolazione del traffico e di responsabilità individuale.\n\nQueste tre vicende, pur lontane per latitudine e natura, convergono nel segnalare la precarietà in cui versano gli operatori del trasporto pubblico e, più in generale, la sicurezza su strada. A Bologna lo sciopero è un grido d’allarme di una categoria che chiede maggiori tutele, dalle barriere fisiche di protezione a bordo ai sistemi di videosorveglianza, già in uso ma evidentemente non sufficienti a dissuadere gesti efferati. L’Europa, dal canto suo, attraverso l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, ha più volte richiamato l’attenzione sui rischi psicosociali per gli autisti, ma le risposte dei singoli Stati restano disomogenee. Se in Brasile la presenza di un secondo operatore si è rivelata decisiva, in Italia – dove la figura del bigliettaio è quasi scomparsa – l’autista è sempre più solo, anche di fronte all’aggressività. La vicenda svedese, infine, suggerisce che ogni intervento, per quanto bene intenzionato, deve misurarsi con un impianto giuridico che può non premiare il buon senso, e ciò impone una riflessione sulla formazione e sui protocolli di emergenza.\n\nIl futuro del trasporto pubblico passa attraverso un innalzamento degli standard di sicurezza e una maggiore attenzione al benessere di chi sta al volante. In Italia, il ricorso a bodycam per gli autisti o a pulsanti di emergenza collegati direttamente alle forze dell’ordine è al centro di sperimentazioni, ma la strada per una diffusione capillare è ancora lunga. L’esempio brasiliano dimostra che la solidarietà tra colleghi può fare la differenza, mentre il caso svedese ricorda che i confini tra vigilanza civica e infrazione vanno ridisegnati con chiarezza. Nel frattempo, la cronaca ci restituisce l’immagine di un lavoro sempre più difficile, dove la routine può sfociare in tragedia o in gesti di straordinaria umanità.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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A Três Rios, sabato 13 giugno, un autista ha accusato un malore mentre guidava. Il bigliettaio ha preso il controllo del mezzo e lo ha fermato in sicurezza, evitando incidenti. Le autorità hanno elogiato il suo intervento risolutivo.

Stampa europea continentale
allarmeindignazioneurgenza

L'episodio di Três Rios, con un autista colto da malore, getta luce sulla precarietà dei lavoratori del trasporto pubblico. Nonostante l'intervento del bigliettaio abbia evitato una tragedia, restano forti le preoccupazioni per la sicurezza. I sindacati chiedono tutele immediate.

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